[Pag. 430.]

Era un Palmiero.

Questa voce fidiamo non ci sarà rimproverata sì come obsoleta, dacchè il Grossi l'ha tante volte adoperata nei suoi Lombardi alle Crociate; pur chi amasse conoscerne la proprietà, legga questo passo di Dante tratto dalla Vita Nuova, che comenta il Sonetto Deh! peregrini, che pensosi andate. «E però è da sapersi che in vari modi si chiamano le genti che vanno al servigio dello Altissimo: chiamansi Palmieri, in quanto vanno oltremare, là onde molte volte recano la palma. Chiamansi Peregrini, in quanto vanno a Galizia, perocchè la sepoltura di San Iacopo fu più lontana dalla sua patria che d'alcuno altro Apostolo; chiamansi Romei, in quanto vanno a Roma, ecc.»

[Pag. 435.]

D'immota eternità mobili figli.

E a me sempre giunge lieto il momento in ch'io posso fare onorevole ricordanza del Pacchiani, che tolse benevolo a scabbiarmi l'anima. Quest'uomo nato per ingrandire le menti, seguendo troppo bene il consiglio del gran cancelliere Bacone, che l'uomo che sa tutto, compendia tutto; tale definiva il tempo, scientificamente, in due parole: È la durata misurata; poeticamente: È il figlio mobile della eternità immobile. Entrambi i modi fanno disperazione di dir meglio.

[Pag. 445.]

Volea tenerne il cugin nostro — a forza.

Secondo l'albero della famiglia de' Cancellieri, che si trova nelle Memorie storiche del Fioravanti, Lemmo e Gualfredo erano cugini in primo grado; Dore e Vanni, o Geri, In secondo: noi, alterando la Storia, accostammo i gradi della agnazione. Chi non ne indovina il perchè, è indegno che gli sia detto.

[Pag. 449.]