DORE, e detti.
Dore Se Dore Cancellieri... Gualfredi Iniquo! muori... Dore Partecipate il retaggio dell'empio: Un innocente trucidate. Gualfredi Il tuo Ferro scaldossi per entro le vene Del figlio mio, e se' innocente? Dore Sono: Alla morte di Dio, lo giuro. — Questo[11] Mi svelava il misfatto: e per comando Del padre, solo, senza compagnia, Con la coscienza che sol mi francheggia «Sotto l'usbergo del sentirsi pura» Venni a mercè d'involontario fallo. — Assalito per l'ombra... a tradimento... Geri Certo, assalire io ti dovea per l'ombra, Però che figlie di tenebra sono Le opre tue bieche... In grembo della notte Ogni codardo rapace l'artiglio Dispiega; e tal ti argomentavi Bianca Menarne, e farci infami... Dore Ove non foste Voi mio consorte, e me solo offendeste, Altra risposta io vi daria che motti. Ma voi sozzate il vase del Signore, Sfrondate il giglio di Pistoia, quind'io Favellerò di queto: e posto ancora (Guardimi il ciel!) ch'io proponessi cosa Di lei non degna, avriami ascoltato ella? Bianca! — creatura che si piacque Dio Formar perfetta, onde di lui memoria Rimanesse quaggiù. L'amo, ma di alto. Di magnanimo amore io l'amo; — e dove Il ciel compagna la mi desse, ah! suora, Sposa, madre, per me tutto sarebbe; L'adorerei sì come cosa sacra, Nè direi più che questa vita è un pianto, Una scuola di angosce; ma una via Sparsa di fior che tra il diletto mena Alle gioie immortali. Geri Oh! pria di morte Sposa che tua sarà... Dore Geri, mi odiate, Il so; — pur io non vi offendeva mai. Membrate un fatto o un detto che in ingiuria Vostra da me movesse; — A correr giostra Certo talora, od a ferir torneo Vi soverchiava; — ed io per me non veggio, Oltre quest'una, altra cagion dell'odio Vostro atroce: — se ciò fosse, — sventura Al dì che appresi a trattare asta e spada! Sventura al dì che ferir l'uomo io seppi Con ferita immortal... con la vittoria!... Geri Tu te ne menti: e quando mai vincesti Geri tu?... Dore Mento io? — Queste labbia ignote Sono a menzogna, perocchè una sede Eterna ha su le tue. — Sul ver ti punsi; Ma se di un Cancellier figlio tu sei, Rammenta i giorni andati, e su la polve Pensa di quelli cui perpetua impresa Fu nella vita, ed ultimo sospiro Nella morte l'Italia, e tu pur anco Prode sarai; — e nel dì della battaglia Vedrai l'ombre paterne confortarti; — Udrai la voce che raddoppia il core, L'alito sentirai della vittoria. — Ma per invidia non si sale in fama. — Dagli stellati seggi nello abisso Giacque della tenebra chi astiando Avverso mosse al suo Fattore: — or l'astio Con Satano accomuna; un giorno ancora Avrai pena comune... Geri Ormai più modo Non ha lo sdegno: — t'accomanda a Dio, Ch'or sei morto... Dore Al ferire un uom senz'arme Ti riconosco... Gualfredi Vivaddio, t'arresta![12] Hai morto il senno? — Queste mura senza Periglio a voi non sono: — andate, — e dite Al padre che di pace e di perdono Parole omai correr tra noi non ponno; — Che non più di una terra il fosso stesso Può rinserrarci, e nudrirne di un cielo Medesmo l'aere; — che di noi due, l'uno Da qui innanzi dee piangere, ed il giorno Maledire in ch'ei nacque. — Uno sterminio, Ditegli, in breve, una guerra di morte Io moverogli contra, ond'ei si guardi S'egli è vero che il dritto esalta Iddio. Geri Non fie lieve così lo tuo commiato Da queste case. —[13] Altra ben'io di vostra Morte, tra breve, da costoro ordita, Trarrò vendetta. — Tu sappi per sangue, Per parole non già, piaga sanarsi; E l'anima tua... indegna che per questo Mio pugnale sia sciolta. — A te, Manente, Sotto pena di cor lo affido. Dore Forza Mi fate voi? ben mi aspettava a questo. — Gualfredo, e il consentite? — Intendo or come Più che crudo esser frale è maggior danno; — Ma e bene intendo qual pena, e qual merta Pietà. — Gualfredo, per qualunque evento In vostra casa possa incormi, — io prego, Che conto un dì non vi domandi Dio... Io vi perdono... or lo sdegnate? — Un giorno Questa parola, più che prece e pianto, Misericordia impetrerà... Manente Nè chierco Mai sermonò così soave, o frate. Venite al premio... Dore La trascorsa notte, S'io mal non veggo, ti salvai la vita? Manente Oh! tristo me, ch'io son di mente lassa; — E questo antico è sì, che omai non merta Membrarlo.
SCENA VI.
BIANCA e detti.
Bianca Empio, che fai! — lo meni a morte?. Non dà la terra a nudricarti il frutto? Non il liquore a dissetarti? — Il sangue Perchè e le membra dell'uomo desii? Oh! se dischiusi nuovamente i cieli Piovessero l'oceano della morte, E lo spirto di Dio fosse su l'acque Gridando: — Il giusto è salvo; si vedria L'arca pei mari di virtude in terra Segno, e di pietà in cielo, — o spenti tutti? Manente L'arco baleno è un patto a più colori Che mi toglie il sospetto. Bianca O padre mio, Son queste le promesse, i giuri questi. Che al letto della morte, ove la estrema Ora vivea la madre mia, faceste? Desioso di Dio, pur su la soglia Della vita fermavala un pensiere Di angoscia; a voi si volse, ed al perdono... Vi confortò del sangue vostro... e: Vedi, Disse, Siam polve,... la mercè di Dio Non fie a lui che visse odiando in terra... Voi piangevate, chè la pieta il varco Avea tolto alla voce; allora un lampo Vestì di gioia il volto alla beata, Compose il capo alla quïete eterna, E scosse l'ale al sempiterno riso... I labbri intanto della morta spoglia Parea pur sempre dicessero: — pace. — Spirto beato, dai stellati seggi Ove sei santo, a questa terra un guardo Volgi, e vedrai di quale amore il sangue Si ami dei Cancellieri; — e qual conceda Pace e perdono il tuo consorte. — Padre... Pensate che possa giurare invano L'uomo ai suoi morti? Geri Or chi fie mai che nieghi Mastro gentile ai bei concetti amore! Bianca Amore? Geri Sì, — forse non ama il nostro Nemico Bianca? Bianca Io... del Signor l'amico Amo; — inimico a nullo, io Dore amo; Nè tale è questo amor che voglia starsi Celato, — e al padre, e a te non pur, ma al mondo Io vorrei dire l'amo. — Oh a quello amore Guai! che di farsi manifesto adonta, O già fatto è delitto, o se ne appressa. Gualfredi E lieti giorni e avventurosi Bianca Stimi trarre con Dore? Bianca Avventurosi! — E chi lieto è quaggiù? — Non è ella prova Di pianto questa vita? Gualfredi E qual conforto Or ti fie dunque averlo a sposo? Bianca Un fuoco Che nudrono le vergini in onore Di Nostra Donna è l'amor mio, — modesto Sì, ma immortale: — la ragion non vince, Eppur sento che dove a sposo Dore Dio mi consenta, io gli dovrò tai grazie, Quali di suo più grande beneficio... Ma poichè la ventura a tal ne mena, Ecco prostesa in voi m'affido io tutta. Proferite giudicio: od all'amplesso Tornate il fratel vostro, e fie suggello Il mio nodo di pace; o consentite Ch'io al Ciel mi renda. Oh! non già lieve questo Sarammi; — ma un pensiero mi conforta: Più che sovra i felici il guardo intende Sovra gli afflitti Dio. Gualfredi Sorgi... la mano. Che stringere desii di sangue è tinta, — Sangue del fratel tuo. — Bianca Sangue!... chi il dice? Ella è innocente... Dore Io questa mano, il giorno Delle vendette, francamente a Dio Per supplicarlo innalzerò; nè traccia Perenne è questa, perocchè non grido Di colpa, ma consiglio di natura Scorse la mano;... e la natura è figlia... Di Dio.... Mi striscia su le carni un ferro, — Percuoto nella tenebra... Per quanto È più nel cielo e in terra sacro, il giuro, — Sono innocente. Bianca Cancelliero, il giuro È mala prova d'innocenza: — il fallo Al par lo adopra, e più. — Ben ti credo io, Ma sposa — finchè il mondo non conosca Te non essere un tristo — ch'io ti sia, Impossibile è cosa. Dore In questi luoghi Volea tenerne il cugin nostro — a forza: Or volontario rimarrommi; e a voi, Gualfredo, il carco di chiarir se Dore Un fellon sia concedo; — e dove tale Non vi appaia, se voce di consorte Puote in voi nulla, — priegovi — torniamo Amici, deponiam l'ire fraterne E le contese, onde la gente dica: Ben serba il Cancelliero alma sdegnosa, Ma volentier perdona.... Gualfredi Benedetta La pace che da lungo invan sospiro! — Figli... figli... Or deh, Bianca, alle tue stanze Riedi; — voi, Dore, nelle mie vi state: — Dei vostri padri è questa casa, — e vostra; Ogni timor quindi sbandite. — In breve Tornerò a voi. — Sappiate intanto ch'ove Pieni non sieno i desir vostri, certo Non fie per me che voi non siate lieti. Bianca Parmi, o benigno il ciel s'inchina? Dore Il voglia Iddio, ma non mi affido: — ad ogni evento Amami. Bianca In cielo, dopo Dio, te primo. — Dore Bastami. — Or va, ch'io son parato a tutto.
SCENA VII.
GUALFREDI, GERI.
Gualfredi Non periranno i Cancellieri.[14] — Figlio; Molte io fin qui sopportai cose in vostro Danno e mio da voi fatte, e pur di nulla Tanto mi dolgo quanto di questa una Che oggi faceste in mia presenza. — Or giovi Membrarvi, — Dore qui securo starsi Con la tutela del mio nome, — solo Esserne signore io; — e da qui innanzi Senza periglio non poter voi a scherno Torre la santa autorità paterna... — L'evento della notte... Geri Udite cosa Che ultima vo' che in questo sia. — Gualfredo, Poichè al mio detto non fidate, e in dubbio Ponete la mia fe', non dirò verbo In difesa... io disdegno... Gualfredi Oh! mal conviensi Disdegno in ciò, — ma si vorria ben onta Pria di mal fare. — Or vel ripeto, — sono Signor supremo io qui. — Voi fate senno Di mie parole, e pensate allo stato Cui, se ben veggo, non vi chiama il cielo.
SCENA VIII.
GERI.