"Dice davvero!" mormorarono i complici; e non se lo fecero ripetere la seconda volta. Si restrinsero insieme per considerare i provvedimenti da prendersi. La finta madre, siccome nelle donne vedemmo ordinariamente avvenire, le quali sono per debolezza crudeli, intendeva andare per la via più corta. Meglio avvisato, il Presidente osservava doversi dare tempo al tempo, anteporre le arti di Fabio a quelle di Marcello, imperciocchè la Giustizia, quantunque paresse addormentata, pure ella dormiva, a modo della lepre, con occhi aperti, e orecchie tese; quindi bisognava impedire ogni rumore. I complici se ne rimessero alla prudenza del Presidente, che invero era molta; e di più, dopo una lunga discussione, per cinquantamila lire fiorentine egli si accollò a suo rischio e pericolo l'aggiustamento di questa partita."—
Zabulone tacque.—Smanioso io gli domandai:
"Ma la Provvidenza consentì che andassero impuniti gli scellerati!"
"No, figlio mio: ma se taccio tu ti affanni nel dubbio; se parlo ti addolori nella certezza…."
"Parla, Zabulone; parla, dacchè il silenzio mi nuocerebbe adesso più della favella."
"Ferro, laccio e veleno adoperò la vendetta arcana che vigila sul mondo, come altra volta il Tribunale della Santa Vema. Il biscazziere abbandonò la isola continuando le sue truffe pel mondo. Scoperto baro per singolare vicenda che ti narrerò un'altra volta, ai bagni di Homburgo nel tornare a casa gli dettero di un coltello in mezzo al cuore, e gli rubarono il danaro rubato.—Ladro di ladro non fa peccato:—gana min a gana plur,—come diciamo noi altri; solo gli lasciarono le carte, e gliele distesero per supremo scherno intorno del capo a modo di raggiera.—La Mezzana, dopo varie vicende di vita, prese a nolo un colosso nato a Como, che un bel giorno la lasciò strangolata nel letto, e con le spoglie della casa sì salvò con la cameriera in America.—La giovane peccatrice prese in odio il peccato e il luogo della infamia: si ritrasse in una celletta dove visse poco, e mantenendosi col vendere ora questa ora quell'altra masserizia. Il nostro pietoso Presidente non cessò mai dì visitarla.—Se vuoi sapere com'ella s'inducesse a sopportarlo, te lo chiarisco in breve:—con la promessa di portarle alcuno oggetto che fosse appartenuto al misero Guglielmo. Egli era troppo buon gentiluomo per mancare alla sua parola: si procurò l'ultima lettera scritta dal defunto alla madre, che non fu spedita perchè macchiata di sangue. Gliela porse il pietoso con sembianza compunta; e l'avvertì a tenerla cara, perchè il cervello del giovane era andato a cascare per lo appunto là sopra. La giovane svenne, quindi a poco la sorpresero atroci convulsioni che fecero dubitare della sua vita; ma il Presidente la soccorse con amorevolezza veramente paterna. Vedendo com'ella risensasse a stento, egli disse:
"La cosa potrebbe andare da se; nonostante è bene secondare la natura."—Sì dicendo le porse a bere certo suo liquore capace a resuscitare un morto. Le convulsioni, i deliquii, i brividi lungo la spina, i sudori ora freddi ora caldi, le fauci ardenti, le labbra sitibonde, non cessarono più. Il Presidente, conosciuto il caso allo estremo, senza risparmio di spesa condusse a un tratto quattro medici di maggior grido. Tre di loro esaminarono poco, interrogarono meno, e manifestarono tre diverse opinioni; il quarto, mio amico, vecchio ed esperto, indagò molto e parlò breve:—"Questa donna muore avvelenata!"—Ebbe del visionario, del pazzo e dello ignorante, e fu licenziato: rimasero gli altri che, infierendo il male con spaventevole rapidità, ordinarono i sacramenti. Il paterno amico si recò dal Parroco, raccomandandogli stesse pronto, imperciocchè egli volesse differire quanto meglio si potesse, però senza pericolo dell'anima, coteste pratiche venerandissime certo e veneratissime, ma piene di mestizia a cotesta sventurata fanciulla, la quale se aveva molto peccato, aveva ancora molto amato, ed ora si sentiva trafitta da compunzione ineffabile.
"Ahi padri! padri!"—esclamò pietosamente il Presidente; e si recò il fazzoletto agli occhi quasi per asciugarsi le lacrime; e siccome in questo atto gli penetrò un bruscolo di tabacco nelle palpebre dell'occhio sinistro, gli riuscì piangere davvero. Il buon Parroco, commosso a tanta tenerezza, pianse al suo pianto, e levò a cielo quel dabbene uomo acceso di carità davvero, ma davvero perfetta. La sera verso l'ora del De profundis il Presidente arriva affannato alla Parrocchia, e:
"Presto, Don Geronimo, presto accorrete," diceva al Parroco da lontano;—"la poverina si muore; venga a confessarla, e porti seco la pisside e la borsa dell'olio santo…"
Ma Don Geronimo, che pativa di gotte, sì era già posto a giacere; nonostante balzò subito seduto sopra il letto, e siccome in quel moto sentì certe trafitte che gli fecero vedere tre soli, pensò tra sè: