"Oh bravo via. Don Geronimo… faremo mezzo per uno… nè tutto pagato, nè tutto regalalo…" rispondeva il Presidente stropicciandosi con soddisfazione le mani.—"Basta, io me ne rimetto alla sua carità…"

Il funerale fu fatto e pomposo: la donna ebbe sepoltura in chiesa con lapide di marmo bianco, ed epitaffio a lettere di oro, e il Presidente fu dichiarato insignis pietatis vir, nè più nè meno dello antico Enea.

Adesso pensa che il danaro non era poco, e poni in mano un ventimila scudi a tale uomo qual è il Presidente, e tu vedrai quello ch'ei saprà fare mediante traffici di ogni maniera, condotti con prudenza e destrezza ch'egli possiede grandissime;—e aggiungi ancora che sovente gli accadde di fare assicurare così per distrazione le sue navi e i suoi carichi a Londra e a Costantinopoli. Fortuna volle che per lo appunto quando meglio assicurava, e più perdeva; ed egli non già a fine di male, ma proprio per distrazione, risquoteva le due sicurtà. Insomma volle possedere tesori, ed ecco ei li possiede. Che cosa gli manca? Egli ricco, egli accasato ottimamente, egli giocondo di famiglia egregia, tenuto in pregio, blandito, festeggiato, lodato; già illustre per onori ricevuti, e in aspettativa di nuovi, egli morrà…"

"Contento?"

"No"—drizzando la persona incurvata Zabulone ed agitando le chiome grigie come un profeta in atto di maladire, proruppe con molto terribile voce,—"lui non puniranno i rimorsi: questi non varrebbero a spaventarlo; egli se n'empirebbe le materasse, e vi dormirebbe sopra più morvido. Dio lo punirà nella sorgente del suo peccato. Egli ambiva lasciare nome e famiglia di fortune e di pompe superba, e il suo nome morirà con lui; egli seppellirà i suoi figli che lo conoscono, ch'egli non può ingannare, e lo disprezzano; il suo retaggio andrà disperso come un nuvolo di polvere sospinta dal vento. La mano del Signore toccherà le radici di questa pianta maligna, e prima di morire vedrà cadersi tutte le sue foglie maladette dintorno. Egli ha radunato per riempire una fossa… Erede di tutti i suoi, egli vi getterà dentro in confuso moglie, figli, e tesori… e Satana infine ridendo vi getterà lui stesso.—La vita, o Gualberto, è un lungo conto corrente; ma prima di morire, la coscienza, computista senza errore, tira a tutti la somma, e quanto più ella tarda, o fa improvvisi i conti, tanto maggiormente giungono pieni di paura. La giustizia di Dio vive e governa. A ogni uomo verrà retribuito secondo le sue opere, e questa persuasione unita a molte altre cause varrà non poco a migliorare questa nostra specie.—Però le cose procedono lente al bene, spesso si arrestano, qualche volta deviano: le generazioni umane, come le generazioni delle foglie, ora nascono, ora muoiono; il verno le disperde, aprile le rinnuova, e tu guarda al tronco che non muore mai. La opera dei secoli non può conseguirsi in giorni o in anni, ma la sapienza governata dalla speranza visse nei tempi passati, nei presenti sonnecchia mercè le nuove ipocrisie, e vivrà in quelli che non furono peranche generati dal volere di Dio; e tu in ispirito puoi assistere al giorno della creazione, in cui furono appesi al firmamento il sole e la luna, come al giorno della distruzione, ove una gran voce scrollerà l'universo dicendo:—Basta!—E cotesti luminari si spegneranno a modo di lampade a cui manca l'alimento.—Zabulone ebreo ti dava questi ammaestramenti perchè ti consolassero, e tu tienli avanti gli occhi come le tavole della testimonianza, ricordandoti quello che Rabbi Santo favellava a Don Pietro:

Por nascer en espino
La rosa, ya no siento
Que pierde; ni el buen vino
Por salir del sarmiento;
Ni vale el Azore menos
Por que en vil nido siga
Ni los exemplos buenos
Porque Judio los diga.¹

NOTA.

Pag. 156.—(1) Rabbi Santo chiamava se stesso Don Santo Judio de Carrion, perchè nato a Carrion de los Condes nella Castiglia vecchia:

Señor noble rey alto
Oid este sermon
Que os dise Don Santo
Judio de Carrion

Nacque sul principio del secolo XIV. Nel 1360 essendo già vecchio, diresse a Pietro il Crudele, re di Castiglia, un poemetto intitolato:—Consejos y documentos del Judio Rabbi Don Santo al rey Don Pietro. Dicesi si chiamasse veramente Don Mose, e fosse chirurgo del re. Attribuiscono a lui il poema:—La Dansa general de la Muerte, o Dansa Macabra.