"Che se le mie parole avessero la virtù sopra queste anime che ha la calce sopra i cadaveri,—che se non potendo preservarle dalla putredine valessi a consumarle intere,—oh io parlerei fintantochè mi cessasse a un punto la favella e la vita! Ma è tempo perduto…"

"Non importa; parla per me: parla come il barbiere di Mida, che seppellì i suoi discorsi dentro la fossa."

"E le canne vi crebbero sopra e propagarono il segreto a tutti i venti. Sta bene, io favellerò dunque come il barbiere del re Mida. E quando il mondo avrà saputo che il re Mida aveva gli orecchi di asino, che cosa avrà imparato?"

"Che il re Mida aveva gli orecchi di asino."

"Famosa notizia!" esclamò sorridendo Ascanio.—"Ebbene, io continuo.—Gli Svelti cominciarono col calunniare i metodi antichi: affermarono il fiore della intelligenza logorarsi nello studio di una lingua morta, e gridarono abbominazione. Cui bonum la lingua latina? Ai curati per leggere antifone, e ai pedanti per iscrivere pataffii.—Apprendere la civiltà del più stupendo popolo che mai sia comparso nel mondo è antifona! Imparare la storia, la politica, la filosofia, la eloquenza e la poesia dei Romani, è pataffio! Se avessi un figliuolo che a diciotto anni si compiacesse della lettura o di Tullio, o di Livio, o di Tacito, io lo bacerei lacrimando sopra la fronte, e gli direi: Riposati.—E poi non è vero che noi ci rimanessimo ai soli studi latini, ma al punto stesso, le greche e le italiane lettere apprendevamo, e non superficialmente, sibbene come conveniva a tanto studio; e lasciando in disparte il greco, attorno al quale poco felicemente mi esercitai, con infinita industria gli egregi maestri m'istruirono nelle più riposte ragioni della lingua materna sopra la scorta del Cinonio, del Buonmattei, del Salviati e di altri valentissimi, fra i quali non devo tacere Bembo con gli Asolani, Varchi con l'Ercolano; e quindi in Rettorica mi dimostrarono l'applicazione dei precetti nelle fiorite scritture del Casa, del Bembo, del Caro, e di altri tali che, dicano pur quanto vogliono, formeranno sempre la corona della nostra letteratura. Veramente io non so darmi ragione dello averci per così dire allontanati dalla conoscenza dei Trecentisti e del Machiavello. Forse di questo metteva paura il nome; ma se io non erro, nei Cinquecentisti non si apprendono come nei Trecentisti le forme schiette del dire, le locuzioni efficaci, e l'espressioni gagliarde. Io voglio allegarti a conforto della mia opinione un'autorità veramente singolarissima, quella del cardinale di Retz, uomo d'ingegno svegliato, il quale avrebbe molto meglio provveduto alla sua fama intendendo alle dotte discipline che alle inani turbolenze della Fronda. Ritenuto prigione a Vincennes, egli lasciava scritto nelle sue Memorie:—«Je m'occupai fort à l'étude dans tout le cours de ma prison de Vincennes qui dura quinze mois, et au point que les jours ne me suffisoient pas, et que j'employois même les nuits. Je fis une étude particulière de la langue latine, qui me fit connoître qu'on ne peut jamais trop y appliquer, parce que c'est une étude qui comprend toutes les autres.» Dopo la Rettorica noi davamo opera alla Logica e alla Metafisica. Correva allora, e forse corre anche adesso, la quistione se i giovani avessero a imparare prima il modo di ordinare le idee, e dopo, la favella e le idee, o viceversa; lite a mio parere oziosa, imperciocchè ormai nello studio degl'incliti oratori e dei sommi storici le facoltà raziocinanti si fossero di per se stesse sviluppate, ed ormai più che conoscere cose si trattava conoscere nomi convenzionali. Ora la lingua latina è bandita; la italiana poco meno: francese, inglese e tedesco si apprendono quanto basta a intendere una polizza di carico o un contratto di noleggio; botanica, storia naturale, chimica, e geografia, sol quanto basta a conoscere donde ci vengano la scialuppa, il pelo di cammello, e simili altri prodotti; quanto tempo e quanto danaro si spenda per andare a Parigi; e perchè le candele di spermaceti debbano anteporsi a quelle di sego; diritto per quanto giovi a renderti il figlio o pratico forense o destro mercante.—Utili scopi invero: ma diventassero almeno valorosi avvocati, o periti mercanti i nuovi alunni, io vorrei contentarmene; ma in verità io vedo la giovane generazione, e Dio sa se il dica con inestimabile amarezza dell'animo mio, così petulante, così procace, così superba per la poca e vana dottrina, siccome la vera e la molta la renderebbe umile, così ingombra di notizie incomplete, priva di vigore per concepire, ignorante del modo di manifestare acconciamente il concetto, che io per me ho deposto ogni speranza del futuro. Calunnino pure quanto sanno gli antichi sistemi, staremo a vedere se i nuovi varranno a darci Bacone, Newton, Galileo; e degli altri molto più moderni mi taccio.—Io comprendo benissimo come lo spirito umano, per necessità della sua natura irrequieto, non possa eternamente posare in una maniera di essere, e ciò per riguardo a tutte le cose; una forza operosa lo costringe a muoversi, e sta bene che si muova, chè così facendo consente ai suoi destini. Oltre questa necessità, altre migliori ragioni non gli mancheranno,—quantunque tu deva accordarmi, o Gualberto, darsi due moti, uno dei quali consiste nello andare sempre avanti, e un altro nello aggirarci dentro un circolo eterno.—Nonostante, io per me reputerò sempre insano colui il quale abbracciando una formula nuova maledice l'antica, senza darsi pensiero, come pure si dovrebbe fare, se questa contenesse alcuna cosa buona da avvantaggiarcene, imperciocchè paia e sia impossibile che molte schiatte di uomini si accomodassero dentro una formula ov'ella non comprendesse requisiti da soddisfare in parte, secondo la ragione dei tempi, i nobili istinti ed i fini a cui si dicono destinate.—Ed io ricordo, o Gualberto, avere già letto dentro un libro stampato, che Dio consegnò al primo uomo un sigillo per suggellare tutte le opere umane, con ordine di farglielo restituire dal suo ultimo figliuolo nel giorno del bilancio finale, ove si trovò inciso il molto: Sunt bona mixta malis.—E le formule percorse dalla umanità paionmi molte, e sopra tutte io ritengo degne di osservazione quelle che sorsero fecondate dalla virtù delle dottrine di Cristo.

Egregi e santi reputerei gli effetti degli Asili infantili purchè io li vedessi pienamente estesi, amministrati senza quel mal verme della vanità, e con l'altro peggiore della ipocrisia, con modi semplici; dacchè quando Cristo diceva:—sinite parvulos venire ad me,—egli non aveva segretari, nè convocava adunanze, nè usava carte, sopraccarte, ceralacche e sigilli.—Il nostro Maestro non avrebbe sofferto, per sovvenire alla opera di Dio, chiamare in aiuto Mammone; per fecondare la virtù accettare il tributo del vizio, dandogli in questo modo motivo onesto di mostrare la svergognata faccia con decenza ed anche con plauso. La protezione del vizio alla virtù è rugiada di acqua forte alle rose di maggio. O tutti a Dio, o tutti a Mammone.—Quantunque mansueto, io contemplo il Salvatore con immensa compiacenza quando armato di flagelli caccia via i pubblicani dal tempio.—Fuori gl'ipocriti vecchi e nuovi!

Mutui insegnamenti, guardie civiche, casse di risparmio, congressi scientifici, di effetti pessimi, non in sè, ma per la intempestività loro e pei modi co' quali procedono. Questi ed altri trovati dovevano comporre gli architravi, i capitelli, e le altre parti del nuovo edifizio sociale che uomini di molto senno e di miglior cuore intendevano fabbricare. Al cielo non piacque la impresa; allora gli Svelti che stavano a cavallo al fosso, avendo rubate queste invenzioni, si accostarono alla causa vincitrice, ma debole e decrepita, e le dettero ad intendere possedere il segreto del medico Polli di rinnuovare il sangue nelle vene. Dapprima venivano accolti come colui che ha veste rossa dal bufalo, ma a poco a poco il sospetto cessava, e consigli proposti accettavano, e facevano bene, perchè davvero essi erano savi.

Gli Svelti seppero dimostrare per filo e per segno le seguenti cose.—1º Come persone di molto seguito si fossero persuase che per conseguire fama di oneste bisognasse adoperarsi in benefizio della patria comune: biasimevole l'ozio, la indifferenza peccato; ormai mossi a fare non si sarebbero così di leggieri rimasti, e questi moti comunque impotenti a sovvertire l'ordine stabilito, pure capacissimi a tenerlo agitato; d'altronde le opposizioni tornare sempre moleste, e di grave spesa a guardare; se le rendessero amiche pertanto, non impedissero, anzi le aizzassero ad agitarsi, purchè lo facessero dentro un cerchio determinato.—Occupatele in casa, eglino dissero, e non baderanno alla città; occupatele in città, e non baderanno allo Stato: così questa buona gente che si crede mandata da Dio per riformare il mondo, si troverà ridotta in Riformatori dello Studio di Padova; e sudando a rimestare acqua e sapone, morirà con la gloria di avere empito l'aria con magnifiche bolle.—In secondo luogo gli Svelti avvertirono come dalla istruzione diffusa universalmente era per uscirne pericolo certissimo, mentre all'opposto dalla istruzione ristretta ne sarebbero nati massimi beni. I rimasti privi d'insegnamento ecco astiare gl'istruiti, non comprendendo la ragione per cui abbiano a patire la odiosa esclusiva, e aborrire, siccome quasi sempre avviene, nello effetto sensibile la causa segreta. Gli eruditi diventati presuntuosi non si piegano a tornare nelle comuni officine; reputandosi molto da più de' compagni, male si adattano ad esercitare arti pari; scontenti dell'attuale condizione, altra ne agognano che non possono conseguire; ricorsi per aiuto ai protettori, sentiranno opporsi:—O non avete braccia per lavorare? o non siete periti nella calligrafia, nel calcolo, nella geometria piana, nel disegno lineare? Voi possedete più che non bisogna per mettervi in cammino. Oh che la tutela nostra ha da durare eterna? ci siamo per avventura costituiti padri di famiglia in seduta permanente del genere umano? Voi foste fiori, e nel nostro giardino vi accogliemmo, vi educammo, e nudrimmo; ora siete colti, altri subentrarono al vostro posto, e questi domandano adesso le nostre cure.—Conviene spoltrirci, figliuolo mio, conviene spoltrirci; che in fama non si arriva seggendo in piuma. Ai tempi nostri tutto lice sperare, tutto è possibile conseguire. Vedete Bernadotte muove dalle fila di semplice soldato colla corona di Svezia nello zaino; contemplate Canning bastardo, Peel figlio di fabbricante di tele, reggere i destini della Inghilterra; Thiers e Guizot per sola virtù del proprio ingegno reggere quelli di Francia; Canova, scalpellino di Possagno, salire in fama del più eccellente scultore del mondo; Rossini, figlio del trombetto del Comune di Pesaro, o nato da padre tubicinante, come scrive il conte Giulio Perticari, buona memoria, essere salutato re dell'armonia. Ardite, cercate: la Fortuna come donna s'innamora dei giovani animosi: e lo diceva a Francesco I il maresciallo Trivulzio…. ricordatevene bene, il maresciallo Trivulzio.—E così dicendo, il protettore lesto di gamba sale in carrozza, il cameriere chiude con fracasso lo sportello, mentre egli traverso al cristallo dello sportello manda al protetto il più gentile dei suoi saluti. Il malaugurato protetto rumina dentro di se la maledizione degli Ebrei contro Moisè:—Perchè ci hai tratto fuori dalla terra di Egitto? mancavano forse sepolcri per seppellirci là dentro?—Sta bene; apprese l'arte, ma non trova modo di esercitarla utilmente;—sa scrivere… diventerà falsario. Vedeste mai come adesso formicolare nel mondo copia di falsari, di bari, di gente rotta ad ogni maniera di frode? E questo giova; giova che la massa delittuosa non diminuisca nel mondo; giova che venga modificata, e le passioni feroci si convertano in vili: temi il violento, non prendere sospetto del ladro; promuovi le passioni che uccidono col corpo lo spirito; perseguita le altre che danno energia, e i tempi spirano favorevoli allo assunto. Invero, consulta le statistiche criminali, e tu vedrai i delitti di sangue diminuire in proporzione con la quale aumentano i delitti di frode.—Gli Svelti, e sempre gli Svelti, dimostrarono in terzo luogo, l'uomo amare il danaro con tanto maggiore alacrità quanto si sente più povero; lo scarso risparmio rappresentare al misero la morte in casa sua senza toccare l'aborrita soglia dell'ospedale; rappresentargli la prece quando sarà defunto. Chiunque pertanto intenda a conservare la sostanza del povero, viva sicuro che si provvede difesa fedele e feroce, perocchè i poveri sieno stati sempre sopra la terra in maggiorità:—essi lo difenderanno con un salvadanaio. L'ordine che ama conservarsi raccatti questo danaro, lo conservi, lo amministri santamente, e con ogni accorgimento s'ingegni provocare simili depositi. Quando sia pervenuto a scopo siffatto, dorma i suoi sonni tranquillo, vi è chi veglia per lui.—In quarto luogo, i portentosi Svelti dicevano: le milizie cittadine paionvi veleni? Sì veramente esse devono reputarsi tali; ma che perciò? La medicina non trova farmaco di cui tanto meglio possa avvantaggiarsi quanto dei veleni.—Nei governi creati dal consenso generale i cittadini possono procedere armati universalmente, e forse anche qui non senza pericolo, perchè il popolo armato di rado si mostra modesto, e troppo spesso facile a lasciarsi in balía dei moti scomposti dell'animo; per la quale cosa vedemmo nascere con frequenza turbamento e subuglio; ma da voi concedansi le armi a pochi, la più parte uomini nuovi, mercanti, e gente usa ai traffici; giovi ancora chiamare alcuni pochissimi dei grandi, e della minutaglia. Il popolo grasso andrà persuaso che difendendo sè tutela l'ordine, e dove il caso lo porti voi lo vedrete spiegare alla salvezza delle sue giarre di olio e dei suoi lardoni l'ardimento di Orazio Coclite al ponte. Sopra i grandi e sopra il popolo minuto non bisogna contare, ed eccone il perchè: essi si lasciano governare da fantasie tutte particolari, e riescono di maneggio spesso arduo, sempre incerto. Come Gesù disse in sacramento, voi fate potere dire a fine profano:—Ecco io sono il vostro pane e il vostro vino;—e il popolo grasso, che non va più oltre e di più non desidera, difenderà in voi il suo pane e il suo vino. I grandi, se lo facciano di cuore non sapremmo ben dirvi, ma sovente disprezzano questo pane, e presumono imporvi il loro soccorso come un giogo: insomma si assomigliano un po' a Diogene esposto al mercato in vendita, che gridava ad alta voce:—Chi vuole comprare un padrone?—Nemici in sostanza noi non crediamo ch'e' possano riuscire mai, però di ordinario avversari infesti, cagione di debolezza agli Stati, e difficili a sradicarsi se non s'incontrano quei solenni falciatori di aristocrazie Luigi XI e cardinale di Richelieu: quindi teneteli bassi. Il popolo minuto, per disperazione fatto sicuro, nulla avendo da perdere, ama il torbido per pescarvi dentro; nonostante noi proponemmo procurare pochi dei grandi e pochi dei piccoli per dividerli dalla massa a cui appartengono, gittarvi dentro il sospetto, e renderla di mano in mano scema di capi. Una volta fu reputata l'aristocrazia ottimo principio per istare tra mezzo alla monarchia e alla democrazia; la esperienza insegna valere a mille doppii meglio il popolo grasso a simile scopo: egli si contenta di poco;—ogni anno misurategli dalle mille alle due mila braccia di nastro o verde, o rosso, o giallo; di tanto in tanto diluviategli addosso un uragano di croci; soprattutto risi e sorrisi a macco; via la tostezza, via il sussiego di quella benedetta legittimità; con altre vele è forza navigare pei nuovi pelaghi; stringete mani, scuotete braccia a destra e a sinistra, abbiate pazienza a subire la stupida compagnia; a pranzo ardite mettervi al fianco la consorte del Presidente della Camera di Commercio, aprite il ballo con la figliuola del banchiere principale, e voi avrete una milizia civica da disgradarne pretoriani, sterlizzi, mamelucchi, e giannizzeri. Per questo modo possederete milizia fedelissima e gratuita; ciò vi porgerà mezzo di licenziare tutta o nella massima parte la milizia stanziale con vantaggi inestimabili: in primo luogo, renderete di molte braccia all'agricoltura, convertirete gente pagata in pagante, moltiplicherete i prodotti nostrali, e salderete con meno metallo il bilancio coll'estero, mantenendo lo Stato copioso di danaro, precipuo argomento di pace universale. Tolta la spesa di mantenimento della stupida ed oziosa milizia stanziale, la pecunia risparmiata vi porrà in grado a diminuire le gravezze pubbliche, e ne acquisterete grazia; o a cumulare tesoro, e ne avrete potenza: ottimi entrambi argomenti di buon governo.—I Congressi scientifici sono diventati frange e galloni: se di oro tutti nessuno vorrebbe dire; molto rame con un po' di oro sopra: pure veduti di lontano fanno bella mostra, e messi una volta non anneriscono, e siccome non costano troppo, così bisogna comprarli per comparire orrevoli in un giorno di festa. Se il principe Esterhazy, quante volte si mette addosso la veste di magnate ungarese, fanno conto che spenda diecimila lire, e questo avviene parecchie volte in capo all'anno, perchè l'abito vale di ben molti milioni, chi porta corona può e deve spendere di tratto in tratto un po' di moneta per circondarsi la testa dei raggi di Augusto, del magnifico Lorenzo, degli Estensi, degli Urbinati e di altri consimili: ciò fa buona figura, e non deve parere vero. Qualche parola o allusione scoppia, ma e' sono razzi matti, e giova lasciarle venire fuori: basta adattare a queste macchine i debiti sfiatatoi onde la forza concentrata non prorompa; e poi tirate innanzi. Temete i taciturni; i loquaci si assomigliano a valvole di sicurezza. Di più, tra poco grano si mescola copia maravigliosa di zizzania; per un uomo veramente dotto tu conti venti saltambanchi; per un uomo veramente dabbene concorrono venti imbroglioni, sicchè i primi scemano il soverchio credito che viene in loro dalla scienza e dalla probità; e le sommità così nelle repubbliche come negli altri stati danno sempre sospetto. Noi però dobbiamo avvertire che ai tempi nostri si procede troppo avversi agli avvocati e ai letterati, e ciò per imitazione servile di Napoleone, il quale conobbe molte, non tutte le arti di regno. Egli odiava a morte letterati e avvocati, e aveva torto: questi, ove non li prendiate a contro pelo, vi riusciranno umilissimi, devotissimi e obbedientissimi servitori; e ricordatevi che Irnerio sostenne le regalie a Roncaglia: dicono ei fosse di patria non italiano, ma avvocato egli era. Non temete di Coccei Nerve, di Papiniani, e simili; questi appartengono alla storia della umanità come le mummie alla scienza. Pei letterati non abbisogna neppure, perchè cessino i latrati, l'offa di Virgilio; i pugni di terra che adoperò Dante bastano, e ne avanzano. E quando mai s'incontrasse qualche anima di cerro, allora riuscirà agevole contristare questi acerbi intelletti, empirli di amarezza, guastarne gli averi, renderli poveri e contennendi, e ridurne la voce, quella potente voce della quale procedono tanto superbi, in singulto o in tonfo udito nel Canale orfano.—Insomma gli Svelti hanno rubato i ferramenti, legnami e tegoli apparecchiati per la fabbrica nuova, e li portarono a resarcire l'antica; i Semplici senza sapere quello che si facessero li seguitarono, e si ferirono con le proprie mani. Sia così, dacchè piace a Dio che così sia.—Vi fu un tempo nella mia vita in cui mi parve animoso molto prendere in prestito a Nemesi i suoi flagelli e sferzare a sangue le ipocrisie finte, le superbie manifeste, le ignoranze invereconde, le mediocrità maligne. Guerra sembravami questa non senza molto pericolo, ma piena di gloria; imperciocchè io vedessi i percossi agglomerarsi, annerirsi, e dopo un fremito lungo prorompere in turbine procelloso: però io non temevo quel turbine, fidente nelle sorti della umanità. Adesso poi non ispero più nulla; niente altro desidero che uscire presto dal mondo, e aborro del pari la schiera degl'ingannati e quella degl'ingannatori:

Ma del misero stato ove noi semo
Condotte dalla vita altra serena,
Un sol conforto, e della morte, avemo:

io ripeto con le colombe del Petrarca.—Ma se in te la speranza ha fiore di verde, Dio te la mantenga florida, o Gualberto, e le mie parole vi passino sopra senza seccarla: vos rebus servate secundis.—Tu dammi la mano da capo, perdona la cicalata, e buona notte."