E nè mancavano di quelli, che le facevano reverenza estimandola quasi appendice del Papa, avvegnachè ella fosse congiunta del pontefice Alessandro VII, che fu un Fabio Chigi; e Siena meritamente salutavasi città papale noverando ella otto Papi, e trentanove Cardinali; onde se alla Fulvia avesse preso il ghiribizzo di alzare tre dita della mano destra distribuendo croci a diritta ed a sinistra, se le sarieno tolte per buone, nè forse l'avrebbero barattate con le genuine papali. Narrasi come Pio VII vedendo certo giovane screpante sghignarlo per via delle benedizioni, che egli impartiva alle moltitudini accorse, gli dicesse: — non disprezzate la benedizione di un vecchio; essa non ha mai fatto male ad alcuno; — la Fulvia a miglior dritto avrebbe potuto dire: — accogliete la benedizione di una donna giovane e bella, essa altro non può, che farvi bene a tutti.
Siete voi mai andati a Genova? Se sì tornateci, se no fatevici condurre per vedere una donna maravigliosa, anzi divina, anzi un vero paradiso su questa terra. Or come, dovremmo noi lasciare la moglie, e l'ombrello per imprendere il pellegrinaggio alla casa di una femmina sia pure quanto vuolsi famosa? Poffar del mondo! O voi, o i vostri padri recaronsi pure in pellegrinaggio alla casa del Loreto per venerare una Madonna, che, a parte la santità, pare una cafra, potreste dunque portarvi senza contradizione a visitare a Genova una creatura divina.
Voi la troverete pronta a ricevervi così di notte come di giorno; non mai schiva, sempre cortese in tutto e con tutti, veruno scarta, a quanti sono sorride, toccatela quanto vi piace, si lascia fare; anco se vi attentaste a baciarla non si sdegnerà per questo, purchè adoperiate con discretezza: ella ha marito gagliardo a un punto e geloso, il quale la vigila sempre, ma non si sdegna mai; all'opposto si compiace dello smisurato affetto di cui si accendono gli amatori della sua donna: cioè, a dire la verità, non so se se ne compiaccia, egli è certo che sta fermo: e tutto questo perchè la dama è dipinta, e il suo marito altresì. Dicono, che cotesta dama fosse della famiglia dei Brignole Sale, dicono cotesto dipinto essere stato condotto dal grande pittore Van Dyck, e dicono ancora, che Van Dyck ne fosse innamorato; veramente se dovessi dire la mia, io per me giudico, che se Amore non gli guida, i pennelli non possono dipingere così. — Se la dama poi s'innamorasse del pittore, se con tenero affetto lo compensasse di averla resa immortale, almeno fintantochè i topi, le tarle, e la polvere, con gli altri nemici della immortalità non abbiano distrutto il quadro, io non ve lo saprei dire: la storia è antica, e fosse moderna, non vale il pregio rovistarne gli scartafacci per andarci a pescare di cosiffatte novelle.
E comecchè dipinta, e solo spirante dalla tela ciò non fece ostacolo d'innamorarsene al buon Revere, che maestrevolmente la descrisse nel capitolo degli Amori a olio nel suo libro: Paesi e Marine. Revere cui natura concesse bella e spigliata la nave dello ingegno, ed egli con l'arte ornò di fregi dorati e di polena, e corredò di elettissime vele e pareva destinata a navigare senza requie su le acque dei nostri mari; ma l'assalsero rabbiosi lo scilocco dei pedanti, e il libeccio degl'invidi, ond'ei per dispetto la spinse a dare in secco dentro l'arena, e quivi stette immobile. Rimetti a galla la tua nave o Revere; che fa a te ciò, che quivi ti bisbiglia? Anco la fama a taluno tocca domare come belva feroce; nè qui tutto è male, perchè se vinci la prova non ti troverai costretto a pararle la mano per ottenere la elemosina dei suoi favori, bensì l'agguanti pei capelli e la costringi a prestarti omaggio; te la strascini schiava dietro al carro,... così mi piace la fama. Rimetti a galla la tua nave, o Revere, e se tornando in porto non ti auguri vedere, come immaginò per sè messere Ludovico Ariosto, aspettarti sul molo plaudenti donne illustri, principi, e letterati magni, tienti lontano dalle sponde, naviga sempre in alto mare, e canta e scrivi per la Patria e per te.
Gli anni poi non contano; il cuore non invecchia mai, Anacreonte si metteva gli anni intorno al capo per sostituire le foglie della edera che cadevano dalla sua ghirlanda.
Pari a questa dama, fu la nostra Fulvia, se porge la tradizione il vero; per lo meno doveva arieggiarla, però che i segni corrispondano come goccia d'acqua a goccia; sicchè mentre la donna si aggirava per le anguste vie di Siena la precorreva, la seguiva un'aura vocale, che diceva: divina! divina! Se il vento l'avesse circumfusa di un nembo pregno di quanti produce l'Arabia profumi, non avrebbe di uguale allegrezza esultato il suo cuore.
Nei dì di festa, o di obbligo di messa i cittadini sapendo com'ella costumasse recarsi al Duomo verso nona si assiepavano davanti la sua porta per vederla uscire, a mo' che si usa in parecchi paesi, nei quali i giovani fanno il serraglio dinanzi alla porta, donde la sposa si reca a marito, sicchè questa è forza, che si riscatti se pure desidera di giungere all'altare. Giusto adesso avevano fatto a quel modo, perchè correva il mercoledì delle ceneri; ed ella, cessato il carnevale delle feste e dei balli ora sta per cominciare il carnevale delle prediche: si spalanca la porta, e si leva il solito sussurro di ammirazione, ed ella graziosa a tutti sorride, e tutti saluta. Dico cosa incredibile, e non di manco vera, e tutto giorno rinnuovata, cioè, che ognuno si reputava da lei singolarmente distinto, ed ella non vedeva mai persona distinta, bensì una congerie, una polenta, per modo di esprimermi, di facciacce umane.
Però se stamane taluno l'avesse considerata a partito avria rinvenuto le sue sembianze sconvolte, e se non brutte, che tali non avrebbero mai potuto essere, almanco sinistre: nè senza ragione, che quello ed il precedente giorno ella aveva provato uziaci, come dicevano Fiorentini di allora. Di fatti nella festa d'ieri con suo piuttosto spavento che maraviglia ella non era stata acclamata regina, lo sciame degli adoratori si era addensato intorno alla Virginia Chigi, sua dolcissima amica, e la Virginia procedeva in mezzo ad essi appunto come la regina in mezzo alle api, contenendoli ovvero letiziandoli maiestate tantum: ma forse la Virginia era più bella di Fulvia? No, mille volte no; anco Fulvia la pensava così: e dunque a che attribuire la subitanea parzialità? Oh! ecco, la Virginia era tuttora zitella, sicchè tra la Fulvia e lei correva la differenza tra un posto preso ed un posto da prendere; la Virginia sorgeva da levante, e Fulvia inchinava all'occidente; non mica potesse chiamarsi vecchia, dacchè allora ella noverasse ventisette anni confessati, ma reali ventinove, che questo caso successe nel 1659, e lei i registri battesimali fanno nata nel 1630, ma vi ha una aura di maggio ed un'aura di settembre entrambe tepide e liete, pure la prima è messaggera di vita, l'altra prima di rinfrescarti la faccia sembra sia passata tra le fronde dei cipressi; splende il sole in primavera ed in autunno, e pure lì ti blandisce come un saluto, qui t'intristisce a guisa di addio. Il suo marito Lelio fastidioso per molesta gelosia alla stregua, che si approssimava alla vecchiezza (che i suoi cinquantanove anni allora ei non doveva andarli a cercare) in cotesta notte le aveva detto parole acerbe, perchè la notò carezzevole oltre l'onesto (egli affermava) e certo oltre il consueto di lei verso i cavalieri; ed era vero, ma non ci entrava malizia; la povera donna aveva raddoppiato le blandizie come il capitano spinge in campo le riserve per vincere la battaglia. — Ultima trafittura fu, che dopo avere aspettato ore ed ore il sarto, che le riportasse una veste di velluto pagonazzo con la quale disegnava comparire alla predica bellissima fra le belle, la mandò ad avvisare, che aveva dovuto lasciarla indietro per finire un vestito di velluto nero per donna Virginia Chigi: e poi per la prima volta quel richiamo della polvere a ricordarsi ch'ella pure era polvere, incominciava a darle un tantino di uggia; anco il vento pungeva, il cielo era grigio, e una pioggierella minuta cacciava il ribrezzo nelle ossa: bastava tanto, e ne avanzava perchè Fulvia in cotesto dì fosse di animo disposta a tirare il collo all'amore se mai le capitava fra le mani, e metterlo in pentola a bollire come un cappone.
Comparsa appena su la porta, ecco il solito serraglio stringerlese alla vita, e i soliti salutari, e le consuete ammirazioni, ed ella a destra ed a sinistra snodando il collo flessibile a guisa di colombo quando vezzeggia, sorrideva a questo, ed a quello: tutti si credevano da lei conosciuti, e particolarmente distinti, ed ella secondo il solito non aveva avvertito veruno; dico male; uno avvertì, e parve gran cosa, che quel giovane da due mesi non mancasse mai alla corona del popolo, che l'aspettava al suo uscire di casa, e del continuo la seguisse per le vie, ai ritrovi, in chiesa, e allora giusto allora per la prima volta gli fissasse gli occhi addosso.