— Ah! siamo scoperti!
— Salviamoci! urlarono a una voce gli scellerati, e via a precipizio verso la porta dove essendo giunti in un punto, e donde ad un punto volendo uscire si diedero uno strizzone da sgretolarsi le costole.
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Ecco uno dei soliti colpi di scena da romanziere arrembato, osserva, ghignandomi in faccia, la mia censora sdentata, quarantenne e beghina; ed io paziente:
— Ma signora mia, la si lasci servire, e vedrà come la cosa cammini naturalmente pei suoi piedi. Ricorda ella l'orfana, sonatrice di organino, raccolta da Eponina per carità? — Natalizia, via? Se ne ricorda? Or bene; costumando la Natalizia dormire in certo stambugio accanto alla camera della sua signora, si accorse dello insolito rimuginare che si faceva nella camera accanto, e apposto l'occhio alla serratura si accorse in un attimo del misfatto, che stava per perpetrarsi: — Se chiamo soccorso, chi mi risponderà? pensava fra sè la vispa fanciulla: — forse se li lascio fare si terranno contenti a portar via, mentre se si trovano scoperti ci aggiungeranno l'omicidio: i gatti spaventati sgraffiano.
La Natalizia aveva pensato a sesto, ma poi la faccenda andò diversamente, e repentina così, che ella non ci potè fare riparo; ed anche gliene avessero dato campo, non avrebbe saputo a quale partito appigliarsi. E nè anche la giovinetta perse il coraggio quando vide la sua signora tanto fellonescamente trafitta, perchè sperò non lo fosse a morte, e ad ogni modo sentì il debito di sovvenirla come poteva; certo le nostre ragazze, fiori tirati su a stento nelle domestiche stufe, per lo meno sarieno cadute in deliquio; ma la nostra orfana era allieva della necessità, maestra rigida è vero, ma che per insegnare presto e bene vale oro quanto pesa. Per la quale cosa ella, guizzando celere e cheta nella stanza di Giovanni, prese lo schioppo a due canne che costui si teneva a capo il letto, e poi si calò fuori della finestra: appena tocca terra si addossava al forno lì presso casa, urlando da spiritata: «Assassinio!» e al punto stesso esplodendo una delle canne; per buon rispetto la provvida fanciulla tenne in serbo l'altra. L'esito del trovato superò la sua speranza, imperciocchè indi a breve vedesse prorompere fuori della porta di casa i due scellerati e correre a rotta di collo, come se centomila diavoli ne li portassero.
Allora rientrò in casa dove, avendo prima incatorciato per bene le imposte dell'uscio, ascese al soccorso di Eponina. Poveretta! non dava segno di vita; largo lago di sangue aveva lordato le lenzuola e i tappeti; adesso grondava a stille scarse, perchè più poco gliene restava nelle vene, ed anco perchè avendo fatto grumo intorno al ferro, le restava impedito lo sbocco. La fanciulla accorta stava perplessa a estrarre il pugnale, temendo qualche sgorgo e trovandosi corta a rimedi per impedirlo; pur si decise a cavarlo, ammannito innanzi un batuffolo di lini finissimi, di esca e di cotone onde servirsene a modo di stuello premendolo sopra la piaga; e così fece, avendo la pazienza di tenercelo fermo per più di un'ora; poi, composto con altri pannilini una maniera di guancialetto, mediante fasciature condotte in tralice per di sotto l'ascella destra, lo assicurò con garbo nella fossetta della clavicola ferita, tanto bene, che meglio non avrebbe saputo fare il cerusico.
Tutto questo compìto, Natalizia pensò se giovasse meglio attendere il giorno, ovvero recarsi subito al villaggio per soccorso. A lasciare Eponina sola la dissuadevano il pericolo che gli assassini tornassero, e l'altro che risensando ella si spaventasse della solitudine, o peggio ancora, movendosi allentasse la fasciatura e si perdesse irrevocabilmente quanto sperava avere acquistato con tanta fatica; aggiungi il risico di smarrire la strada nel buio fitto della notte e ruinare in qualche precipizio; la combatteva altresì il timore che al villaggio non si sarebbero svegliati, o che non le avrieno dato retta, o che non volessero venire: per ultimo non le pareva fuori dei possibili imbattersi ella stessa negli assassini, i quali non avrebbero mancato accopparla per distruggere con esso lei il testimonio unico del loro delitto: tanto è, si fece coraggio e andò; tuttavia al pericolo che gli assassini rientrassero in casa provvide con lasciare chiuso l'uscio di casa, ed ella calarsi da capo giù dalla finestra; all'altro d'incontrarli per via, riparò col caricare anche l'altra canna dello schioppo e portarlo seco inarcato; come Dio volle, non le nocquero nel cammino le tenebre, nè le asperità della via; quanto poi alla difficoltà di svegliare la gente, ebbe un santo dalla sua, che le fece trovare il Sindaco desto, il quale andava in volta per la casa, col suo decimo nato in collo, trastullandolo per quietargli la smania della dentizione. Gli abitanti del villaggio avvertiti in un bacchio baleno, si misero in assetto per accorrere al soccorso della ferita. Un po' di tempo lo fece perdere la moglie del Sindaco, la quale, non ci era caso, voleva andare lei, lasciando il Sindaco a ninnolare il bambino; ma il marito glielo scaraventò nelle braccia, osservando che fuori di casa il Sindaco era lui.
Di subito fu vista una processione di lanterne errare qua e là, a mo' di lucciole, giù per la vallea, festinante verso il luogo del misfatto. Ognuno dei lanternisti desiderava con tutta l'anima che Eponina non fosse rimasta sul tiro, computando il guadagno che per la sua malattia sarebbe venuto a lui o alla moglie di lui, ovvero ai figli, generi, cugini di lui, amici e conoscenti a 16 miglia dintorno. Io l'ho già detto: cuore e formaggio nella Svizzera ci si trovano di prima qualità. Se io mi trovassi a possedere un cuore svizzero, io non lo baratterei con la più grande piramide d'Egitto.