— Ah! per ora come farei a vederlo? E tu, babbo? bada bene, non dirgli la disgrazia che mi è successa, perchè quel caro angiolo mio se ne accorerebbe, e nel maggior bisogno gli cascherebbe il cuore... però una voce mi dice che lo rivedrò... lo voglio rivedere di certo... ma adesso non è tempo; capisco che ci vuole risoluzione... va' dunque, babbo, pei fatti tuoi.

— Vado, Frosina, vado; guarda qui, ci è da mangiare, e qui metto la boccia per bere... per trovare ogni cosa tu non hai a fare altro che stendere le mani...

— Ho inteso... ho inteso... va' pure senza sospetto.

— Ma se credi che ti abbia a mandare qualcuno...

— Va'... va'... ah! non senti, che finchè non vi sappia in salvo mi parrà di arrostire a fuoco lento?

Ora è da sapersi come Filippo avesse in Milano un amico, ma un amico come usavano nel 1848; lo chiamava compare, non già perchè gli avesse tenuto al fonte verun figliuolo, ma perchè l'uno accanto all'altro avevano ricevuto il battesimo di fuoco nelle cinque giornate; — di cui adesso taluni milanesi fingono ricordarsi, per far dimenticare la memoria di Napoleone tanto iniquamente ravvivata da loro. — Pari nei due amici il cuore, disforme la vita: randagio sempre Filippo e propenso a imprese guerresche, l'altro casalingo e pacifico: tuttavia, quando si trattò menare le mani, non si distinse il borghese dal soldato, ed è ragione, perchè la tirannide schietta nudrisce gli oppressi di latte acerbo, ma forte, latte di lupa, mentre la tirannide impiastrata di libertà è ai popoli come una balia sifilitica; la vita degli alunni delle monarchie costituzionali è rósa dalle scrofole interne ed esterne... in verun tempo mai, ne chiamo in testimonio la terapeutica moderna, fu fatto tanto uso dei bagni di mare e di ferro, bene inteso ridotto in limatura o in chiavi false.

Il compare si chiamava Foldo e di suo mestiere era fornaio. — Fornaio? — Fornaio. Lo so, lo so, che messere Zanobi Bartolini, reggendo come commissario della repubblica di Firenze il comune di Pistoia, quando gli mancava gente da impiccare andava in compagnia del bargello per la terra a diporto, ed imbattendosi in qualche fornaio, lo acciuffava e impiccava, affermando: che ad impiccare a quel modo i fornai si poteva andar franchi, che tanto la coscienza non se ne risentiva. Questa opinione veramente a me parve sempre un zinzino abbrivata, imperciocchè succeda dei fornai appunto come dei lucchesi, i quali godendo fino dai tempi passati il privilegio di fornire il mercato di carnefici, interrogati di che patria sieno, rispondono: «io sono di Lucca per servirla; — ce ne sono dei buoni e dei cattivi...»

Foldo dunque faceva il fornaio — fornaio di cuore; un di quei cuori che la Natura serba sotto il banco e tira fuori di tanto in tanto, per far prova che anche lei, se ci si mette, una creatura di garbo la sa imbastire; Filippo, entrato nella bottega di Foldo, gli domandò:

— Come sta la comare?

— Prima Dio, bene.