— Ma no... ma no, commendatore.
— Sì, sì; invidia e interesse sono le faville che ti hanno il cuore acceso. Tu, spento che avrai tutti gli uccelli, pezzo di asino, ti dai ad intendere di cantare come un cardellino.
— Ma no, ma no, commendatore, abbasso quelle vostre mestole e ascolti un po' me: provato che sia, e noi lo proveremo di sicuro, l'atrocissimo oltraggio che lei ha patito, non solo lo manderemo immune da qualunque pena, ma lo proseguiremo eziandio con le lodi ch'ella si merita.
— Tu cerchi abbindolarmi; come si può far questo?
— To'! Abbiamo fatto condannare tanti innocenti per ordine dei superiori, sarebbe bella che non mi riuscisse a fare assolvere un colpevole!
— Questo potrebbe anche darsi, disse Fabrizio tentennando il capo, se non si trattasse di lui!
— Chi lui?
— Lui, lui, il conte *.
— Chi muore giace, chi vive si dà pace — e alla fine dei conti la legge è uguale per tutti.
— E questo ti dà l'animo affermare me presente? la legge è uguale per tutti si scrive su le pareti del tribunale, a mo' che gli strioni mettono il gabbamondo su le cantonate per fare una retata. Tu sai meglio di me che cotesta leggenda sta nell'aula delle udienze con profitto pari delle sentenze morali dentro i confetti parlanti...