— Oh! se a ciascun l'interno affanno... con quello che seguita; vien qua, accostati a me, ch'io non vorrei lo risapesse l'aria. Sai tu che ci è di nuovo? Se io ho voluto passare maggiore, mi è toccato obbligarmi a cedere un terzo della mia paga al colonnello per cinque anni, e appena ne sono passati tre.

— Che mai! Questo non è possibile.

— Possibile questo ed altro. Aggiungi l'uscita degli amori, di cui è rincarato il prezzo a misura della penuria dei viveri, e senza amore un cuore ben fatto non può durare un giorno... — dammi un fiammifero per accendere il sigaro... — e se in questa altalena non mi fossi armato di provvidenza col mettere da un lato in cima della tavola una vecchia, dall'altra una giovane e me in mezzo, a quest'ora io sarei andato a Patrasso; però a dare il tuffo siamo vicini, perchè alla giovane crescono le voglie, e alla vecchia scema la moneta...

— E simile contegno non ti nuoce alla reputazione?

— All'opposto, sarebbe screditato, e di molto, l'ufficiale che pelato non pelasse; aggiungi il gioco, nobile esercizio, apparecchio alla guerra, ma com'essa rovinoso.

— E com'entra il gioco con la guerra?

— Nel gioco, come nella guerra, assaltiamo, ci difendiamo, perdiamo, vinciamo, ci ritiriamo, rifacciamo le forze, torniamo all'offensiva: pari la filosofia nella guerra e nel gioco, sia per trarre partito dai tempi, dai luoghi, dalla conoscenza dell'indole dell'avversario: insomma impossibile esser guerriero e capitano bravo, se con notturna mano e con diurna non agitiamo indefessi le carte di lanzechenecco e di bambara. Ma a ciò diamo di taglio; or dimmi un poco, non ti converrebbe acconciarti meco per confidente?

— Confidente che è?

— Gli è il soldato di compagnia dell'uffiziale, ed è perciò che viene affrancato da ogni servizio al quartiere; onde, se togli il debito di pulire le sue vesti e la sua armatura, per due o tre ore per giorno esercitarsi, si può dire quasimente libero.

E siccome a Curio venne fatto di ridere, il Fadibonni, pigliando cotesto sogghigno per assenso, soggiunse: solo ti avverto, che se tu vuoi durare al mio servizio, quante volte tu ti trovi a conversare con gli uffiziali miei amici, procura dir corna del Garibaldi; più grosse le dirai e più verrai in fama; non chiamarlo mai generale, dagli dell'avventuriere, e se ti capita anco del brigante. Adesso corre il costume di ripetere con ammirazione il detto del gran capitano Lamarmora sopra di lui: cuor di leone, testa di asino. Io, vedi, per diventare maggiore non ebbi altri meriti oltre quelli di mordere il generale e cedere un terzo della paga al colonnello.