— “O Signore! Ed io ho potuto usare la favella, il nobile dono che voi avete compartito alla creatura, per laudare costoro! Che cosa penseranno i posteri di me? Possano andare disperse le opere mie! Possano dimenticarle presto i nepoti! — E tu. Dio, che vedi se sia dolore il mio di augurare la morte ai figli della mia mente, intorno ai quali la salute ho spesa e lo ingegno, tu sai ancora se questo voto si parta proprio dal cuore.”
Veramente io penso che grandissima dovesse in quel momento l’amarezza contristare la povera anima di Lionardo Salviati!
Ma indi a poco richiamando lo spirito ai casi presenti, il Salviati voltosi alla Isabella favellò:
— “Orsù via, Isabella, coraggio....”
— “Non è viltà la mia.... è raccapriccio, è ribrezzo. — Infelice Eleonora! così giovine, così lieta, tanto affezionata ai piaceri e alla vita! Bisogna salvarla.... bisogna avvisarla.” [pg!87]
— “Duchessa, ricordatevi non essere vostro il segreto; intorno a salvarla ci adopreremo.... poi.”
— “Sì, unico amico mio, mio padre, mio tutto; io mi rimetto, anima e corpo, nelle vostre braccia....”
— “Bene! il tempo stringe. Voi dovete scrivere una lettera a madama Caterina di Francia: ella è donna di cuore alto; educata nei mali, deve avere appreso a soccorrere i miseri; e nata Medici, aborrirà che la sua casa s’infami con tragedie domestiche. Il sangue ancora può darsi che qualche cosa faccia: sicchè ognuna di queste considerazioni per sè, o tutte insieme riunite, mi sembra pure che abbiano ad essere attissime per muovere il reale animo suo a concedervi asilo, e provvedervi mezzi di fuga. Io assumo il carico di farle pervenire la lettera fino a Parigi: stasera parte un mio congiunto dei Corbinelli, accorto giovane e discretissimo, per Lione, e la consegnerà al luogotenente della città, o se non gli parrà mezzo affatto sicuro, per amore mio si condurrà sino a Parigi. Tosto che torni la risposta, non sarà arduo trasportarvi a Livorno, e colà imbarcarvi per a Genova, o meglio per a Marsiglia: quivi giunta, si può dire che siate in salvo....”
— “Ma, e la Eleonora...?”
— “Allora faremo in modo avvisarla, e potrà venire con esso voi, o andare in Ispagna dal duca di Alva, meglio dal suo fratello vicerè a Napoli. — Or via dunque, scrivete la lettera, chè il tempo vola....” [pg!88]