Schiuse i balconi, e conobbe dall’alba nascente approssimarsi l'Ave Maria; e indi a breve tempo la campana della cappella venne a confermarla in cotesto pensiero; e poichè la campana, cessata l'Ave Maria, continuò a sonare a messa, divisò andarsene a pregare Dio e i Santi, affinchè di un po’ di refrigerio fossero misericordiosi a lei povera donna, colpevole, è vero, ma tanto a un punto senza fine infelice. [pg!122] I miseri sentono necessità dell’altare. — Si compose di propria mano la chioma, vestì una veste negletta di colore scuro, e sola si avviò alla vicina cappella.

Una volta correva il costume seppellire in chiesa; però vediamo i pavimenti coperti di lapide, e in mezzo alle lapide un chiusino rotondo, bene spesso fermato mediante grappe di bronzo. Sopra le lapide occorrono armi gentilizie di bassorilievo, offesa di piedi, e le immagini dei defunti con le mani incrociate sul ventre, involte in larghissime cappe in atto di dormire, ed iscrizioni che ricordano le virtù del morto, ma più assai delle virtù del morto la pietà o la superbia dei vivi.

Sopra una di queste lapide, e precisamente al punto dove si apre il chiusino, venne a posarsi Isabella, e quivi in piedi e immobile stette ad assistere al sagrifizio divino fino al punto in cui il sacerdote mormora i detti arcani, che hanno virtù di fare scendere in terra il Dio del cielo: allora seguendo lo esempio altrui, e molto più il proprio impulso, si lasciò cadere sopra le ginocchia, prostrandosi in atto di reverente umiltà; ma la terra le vacillò sotto allo improvviso, e il ribrezzo di precipitare dentro la sepoltura valse a farle stendere le braccia intorno a sè per sostenersi a qualche persona, o cosa. Ella incontrò un braccio, e forte a quello si strinse: assicuratasi alquanto, guatò in quel buio, e riconobbe Troilo nel suo soccorritore, per lo che disse sommessamente: [pg!123]

— “Ahimè! sotto i nostri piedi sacrileghi Dio fa tremare la terra....”

— “Non è niente! Il chiusino della lapida fu smosso stanotte! A vedere, la calcina non ha anche fatto presa....”

Isabella si cacciò le mani nei capelli, e mordendosi acerbamente le labbra giunse a non prorompere in grida. — Fatta vesana, fuggì a precipizio di chiesa: le ombre tuttavia spesse nella cappella non concedendo che troppa gente avvertisse a cotesto atto, impedirono lo scandalo.

È fama ancora, che a cagione di cotesta avventura gran parte dei capelli alla Isabella diventassero bianchi; la quale cosa se nelle cronache non trovo riscontro da confermare, nemmeno mi occorre per negare, non essendo nuovo d’altronde, che questo avvenisse per cause molto meno terribili.

Infatti, quando lessero a Maria Antonietta regina di Francia la sentenza di morte, quindi in breve i capelli le diventarono bianchi; e questo fu maggiore motivo.[35] Ludovico Sforza il Moro venuto in potestà di Luigi XII, pensando alle gravi offese fatte a quel re, nel corso di una notte sola incanutiva;[36] e il signore d’Andelot tenendo la faccia appoggiata alla mano quando gli portarono la notizia del supplizio del suo fratello ordinato dal duca di Alva come complice dei conti di Egmont e di Ornes, tutta quella parte della barba e del sopracciglio compressa dalla mano mutò colore, e parve vi fosse caduta sopra farina; [pg!124] e questi forse appaiono motivi uguali.[37] Finalmente il Guarino, vista ch’ebbe sommersa una delle due casse di manoscritti greci, che, raccolti a gran pena, da Costantinopoli trasportava in Italia, ne prese tale sconforto, che i capelli di neri subito gli si mutarono in bianco;[38] e questo fu motivo molto minore. — Ma diverse sono le anime, e diversamente toccano le menti le cose mortali.[39] La bilancia trabocca così per un grano come per una libbra, e molte volte taglia più e meglio una, che le cinque spade.[40]

————

[pg!125]