«E dove volete passare la notte, messere il Principe? Che San Gennaro vi aiuti, sentite che grandine è questa? Venite, venite.»

Manfredi senza aggiungere parola gli tenne dietro: allorchè fu per passare la porta della casa prese pel braccio Corrado Capece per evitare di cadere.

«Principe, male v'incolse?»

«Nulla, Corrado, ho posto il piede in fallo.» E si avanzò.

Riccardo frugando così al buio rinvenne alcuni fasci di legna, li dispose sul focolare, trasse dalle tasche il focile, e suscitò un bel fuoco.

«Questa è fiamma veramente reale,» disse sorridendo
Manfredi.

«Oh! ne abbiamo fatti di belli di questi fuochi, messere il Principe…. quelli sì che erano tempi!… figuratevi, l'ultima volta ch'ebbi l'onore di servire la Maestà dello Imperatore vostro padre, lo vidi in questa medesima stanza…. mi sembra proprio di averlo innanzi gli occhi…. lì a canto a voi….»

«E' parvi da durare questo tempo?» interruppe Manfredi.

«Messer sì,» rispondeva Riccardo. «Sicchè, com'io vi diceva, stava in questa stanza, e vi potrebbe essere anche adesso…. e perchè no? Egli morì giovane, mi ricordo, giungeva appena a cinquantasei anni…. e vivo io grazie al cielo, che ne ho sessanta, e sono un vassallo, poteva bene viver egli che ne aveva cinquantasei, ed era il più potente signore di tutta Cristianità; ma la fama mormorò allora che fosse avvelenato…. Oh! quando poi c'entra il veleno, si muore anche dell'età del Re Corrado….»

«Santa Vergine! questo è un fulmine,» disse Manfredi segnandosi.