Rogiero intanto in compagnia di Roberto camminava con la benda su gli occhi:—gli parve adesso percorrere un sentiero diverso, nè s'ingannò: arrivato a capo di una strada, gli fu tolta la benda, e con immenso piacere vide il suo destriero legato al battente di una porta mezzo in rovina. Questa fu l'unica gioia che avesse in quella notte memorabile; gli si accostava, e amorosamente palpeggiandolo diceva: «Allah, Allah, tu dunque non hai derelitto il tuo signore! Io mi appresto a ramingare per la faccia della terra; vuoi tu essere il mio compagno, e il mio amico?—Bada ch'io sono infelice.»—Il nobile animale, quasi volesse corrispondere alla fede che in lui riponeva il cavaliere, spiccò un lancio, e sollevando tutto brioso la testa dimostrò la sua passione con un sonoro nitrito. Rogiero riprese: «Ciò non t'importa, Allah! e nella lieta e nell'avversa fortuna non sono meno il tuo diletto padrone.—Oh! gli uomini…. gli uomini hanno la facoltà di calcolare dove vada a rovesciarsi la tempesta, e cansarsi: dove sta per piegare la fortuna, e tradirti; e questa lor facoltà si chiama ragione!»
Proferite queste parole, pose una mano su l'arcione, e senza toccare staffa saltò leggerissimo in sella; quindi voltosi a Roberto, che s'era rimasto immobile a considerarlo, gli stese la destra dicendo: «Roberto, io temo forte che noi non ci rivedremo se non che nella valle di Giosafatte; ma se mai alcuna altra volta ci riscontrassimo su questa terra, sovvengavi, ed io pure lo ricorderò, che vi ho stretto la mano, come ad amico, nell'ora della mia dipartenza.»
Roberto si stava cupamente mesto; alzò la destra per istringere quella di Rogiero; e quando sentì toccarsela, un subito tremore gl'invase la persona, abbandonò il capo in atto angoscioso sopra la mano che gli aveva offerto Rogiero,—v'impresse un bacio, e lasciò cadervi una lagrima.
«Ch'è questo, Roberto? voi mi avete bagnato la mano.»
«Possa quel Dio,» replicava Roberto levando gli occhi al cielo, e di subito riponendoli a terra «possa quel Dio, che dovrebbe vegliare su la innocenza, accompagnarvi per la via!»—Così favellando si allontanava, ma di tratto in tratto volgeva la testa e il passo,—stava,—proseguiva il cammino:—erano i suoi occhi pieni di lagrime e di sangue;—respirava affannoso.—Certo in cotesto momento si agitava nella sua anima una molto feroce battaglia. Qual poi delle due, o la buona o la trista passione, vincesse non diremo per ora: ciò che possiamo dire si è, che la vittoria si fece manifesta con una orribile imprecazione unita ad un gesto di rabbia, e ad un fuggire alla dirotta verso il castello.
Il pensiero dei casi avvenuti non permetteva a Rogiero di porre gran mente a quanto gli passava sott'occhio;—si partiva anch'egli sospirando; si trovava all'aperta campagna, perchè, dopo l'assedio di Corrado lo Svevo, Napoli non aveva più mura;—lasciò le redini sul collo del cavallo, e chinata la testa si abbandonò a dolorose meditazioni, senza punto badare dove lo trasportasse.
Il destriero in balía di sè stesso seguiva l'istinto che in questi animali comunemente osserviamo, di tornarsene al luogo della loro dimora, e di certo vi avrebbe trasportato Rogiero, se, a caso aombrando per una pietra che gli si parò su la via, non avesse dato uno sbalzo all'indietro, per lo che questi si riscosse, e vide con maraviglia e spavento essere presso al castello capuano:—fu il primo moto quello di allontanarsi quanto più potesse veloce,—ma si fermò. La luna non era per anche tramontata, i suoi ultimi raggi percuotevano languidamente su le invetriate del castello varie d'infiniti colori; i suoi occhi le percorsero tutte, e si fermarono sopra una. Si levò ritto sopra le staffe, stese ambedue le braccia, e «Addio» disse con ineffabile sforzo, e ricadde: allora con ambedue gli sproni ferì i fianchi del suo buon destriero, che, conosciuta la impazienza del suo signore, si dette con incredibile impeto a divorare la via; di lì a poco si nascose nelle tenebre, e nella polvere sollevata:—ora le sole pedate si ascoltano da lontano, sono divenute lievissime,—confuse,—non s'intendono più:—tutte le cose ricadono nel primitivo silenzio.
Chi è che vorrebbe manifestare i pensieri di quell'anima di fuoco espressi con la sola parola dell'addio, o chi volendolo lo potrebbe? Non fu al bel cielo che gli svelava dinanzi tutti i tesori della creazione che s'indirizzò quel tenero sentimento: l'addolorato non bada se si mostri più dolce o più rigido il cielo, perchè le sue interne angoscie lo travagliano maggiori di quelle che possono derivargli dalle stagioni e dai climi. Non fu al torrente che spesso, affacciato dalla rupe, considerò balzare di roccia in roccia, frangersi in candidissima spuma,—diffondersi in minutissimi spruzzi,—nascondersi giù per la bruna vallata,—ricomparire come striscia di argento su la pianura,—e finalmente confondersi lontano lontano; onde alla sua mente ricorsero le idee solenni della morte, della eternità, di Dio. Non fu ai campi dove tolto il cappello al generoso falcone lo vide con gioia infinita affaccendarsi per l'orizzonte in larghissime ruote, desioso di preda; non alla foresta, di cui il frastuono, quando i cavalli, i cani, e i cavalieri perseguitavano il rabbioso cignale, gli suonava gradito all'orecchio, quanto il saluto dell'amico;—non alla patria, chè egli non aveva più patria….—non alle dolci case paterne, chè le amorose rimembranze di queste stanno unite al sorriso e alle carezze che si diffusero sopra la nostra culla, sia che chiudessimo gli occhi al sonno, sia che gli riaprissimo alla luce. Quell'addio fu alla bella addolorata, che gli dette il primo pegno di amore, ponendo il proprio corpo tra il suo cuore e il suo pugnale. L'armonia della voce, e della persona,—quel suo sguardo divino,—l'ambrosia del bacio,—il brivido di tutte le membra al tatto misterioso, gli passarono per la mente come immagini di fuoco. La speranza gli balenò su l'anima, non già come un ragionamento, ma per via d'immaginazione. Parvegli vedere un gran corteggio di cavalieri abbigliati da giorno solenne,—udire un suono incessante di squille, e di trombe;—gli si affacciarono all'accesa fantasia la Cappella della Santa Vergine Incoronata, i sacerdoti, e il rito nuziale; Yole aveva la corona di sposa, l'accompagnava Manfredo;—si accostarono all'altare;—si cominciavano le cerimonie;—ell'erano presso che compite:—un Crocifisso illuminato da mille ceri stava in mezzo del sacrario…. Rogiero alzò gli occhi al suo volto…. Dio eterno! aveva la fronte livida,—la bocca insanguinata,—gli occhi fuori dell'orbita:—era il volto del tradito suo padre. Cadde la speranza, insorse lo sconforto, e lo trasportò dentro una tenebra profonda:—intese gli sguardi, e vide un corpo lucido di fioco chiarore;—a mano a mano si approssimava; aveva la fronte livida, la bocca insanguinata…. sentì il tocco di una mano, poi il ferro di un pugnale;—il ferro e la mano erano freddi ugualmente.—Una forza rovinosa lo strascinò verso una parte; gli alzò la destra già armata di coltello, e gliela spinse a basso:—un gemito sommerso si fece sentire;—la stanza fu a un tratto illuminata…. dal seno aperto di Manfredi sgorgavano rivi di sangue; attraverso il corpo giaceva abbandonata una cara creatura,—il fianco di quella giacente era pure sanguinoso, e il volto, più che di assonnata, pareva di morta. Rogiero non potè sostenere più oltre le forme della sua immaginazione, e ricadde sopra la sella; allora fu che, quasi per fuggire sè stesso, spronò duramente il destriero. Il destriero fugge e non si arresta,—il suo corpo gronda sudore, ma egli morirà di fatica prima di non corrispondere al volere del suo padrone. Rogiero, Rogiero, a che giova la fuga? Sia che tu corra, sia che tu posi, la disperazione ti sta confitta nell'anima.