«La vita!—Parti forse dono la vita? Sia:—ma io non l'ho chiesta, e non ne devo esser grato. Una vita destinata a finire con la morte, a travagliarsi con le malattie del corpo, con le afflizioni dello spirito, sempre assalita dai bisogni, sempre minacciata dagli elementi…. è egli un dono questa vita?»

«Ma l'amore della madre, la carità dei parenti….»

«Non li conosco, non ho obbligo con nessuno:—posso odiare senza rimorso, e vivo odiando. Vattene dunque nella tua mal'ora, e possa incontrarti una morte cento volte peggiore di quella dalla quale tu mi hai liberato!»

«O signor cavaliere, non parlate così, vi scongiuro pel Santo Sepolcro. Da che voi non volete darmi neppure una _burba_¹ di elemosina, sovvenitemi almeno della vostra compagnia, finchè saremo usciti da questa contrada: sappiate ch'ella va per le guerre della Santa Sede col Re Manfredi tutta piena all'intorno di ladri, e di gente di malo affare; non mi negate questa cortesia, che vi possano guardare sempre benigni gli occhi della vostra dama!»

¹ Moneta saracina di prezzo assai vile.

«Io non vo' compagnia: se ti senti debole, perchè ti metti in pericolo? La vita deve nudrirsi col dolore: perchè vuoi sfuggire la tua parte, o perchè pretendi che un altro la consumi con te? Io penso a me. Qualora la tua salvezza dipendesse da un moto della mia mano, da un cenno dei miei occhi,—non lo sperare: i tuoi tormenti faranno le mie gioie, perchè conoscerò che non sono maledetto solo.—Non sai che il pianto della disperazione scende rugiada di conforto all'anima disperata? Or via, allontánati: se insisti a voler essere mio compagno, il mio pugnale mi farà solo.—L'uomo non è compagnia conveniente all'uomo:—più tosto il serpente del deserto.» Profferite queste parole, si allontanò. Giunse alla riviera, nè trovando barca da passarla, si dette lungo la riva a seguitarne la corrente, sperando rinvenire un ponte.

Venne il mattino. Spuntava il pianeta nella maestà dei suoi raggi, e spargeva il calore e la luce sopra tutte le cose: le acque del fiume parevano rallegrarsi di rivedere il sole, e il sole le acque del fiume: tremolavano queste agitate dal vento matutino, quello vi diffondeva i suoi raggi: e quindi ne usciva un brillare lucido, spesso, incessante, veloce, che gli occhi non potevano sostenere, ed era pur vago a vedersi:—pareva la gioia di due amici che si abbracciano dopo molti anni di trascorsi pericoli, e di lontananza. La campagna suonava tutta armonia di tinte variate, di canto, e di odori,—il giubbilo della natura! Forse vi ha un'ora del giorno nella quale la terra ci si mostra quale apparve nei primi tempi della creazione avanti che i nostri padri peccassero, e questa è certamente quella in cui il sole ritorna ad illuminarla. Iddio nella sua sapienza la dette in premio al rassegnato, il quale sorge coll'alba per eseguire la condanna del travaglio, che percuote la discendenza di Adamo; o più tosto in ricompensa del suo stato, perchè l'operoso sia povero, e il suo vegliare col sorger del sole è per colui che non lo vide giammai, se non quando comincia a declinare. Venne il mezzogiorno,—il bel mezzogiorno nei sereni di estate. Che mai incontriamo quaggiù che valga l'azzurro dei cieli? L'occhio della bellezza, ci ha detto un gentile poeta, addita la via che al ciel conduce,¹ ma non può assomigliarlo.—La maestà del cielo sta sola come la onnipotenza del suo Creatore. La stella della vita, tutta rigogliosa di giovanezza, gode illuminare quella vôlta divina, e quella vôlta offre un campo sterminato alla pompa dei suoi raggi:—belle ambedue, amano parteciparsi la loro beltà. O figlio della terra! in cotesta ora di conforto non abbassare il guardo a tua madre, che ti sostiene: gli uomini hanno spogliato i campi dei frutti del sudore per mantenere una vita di stento, e di miseria:—non volgere lo sguardo a tua madre, che ti sostiene, o la illusione svanisce:—tienlo fisso nel firmamento; il Creatore ti ha conformato per questo.

¹ Gentil mia donna, i' veggio
Nel muover dei vostri occhi un dolce lume,
Che mi mostra la via che al ciel conduce.
PETRARCA, canz. 9.

Salute, salute, o sole, che susciti, e circoscrivi le vite; salute, o fonte di generazione, e di morte! Tu hai veduto con questi stessi raggi il luogo del nascimento, e la tomba dei nostri primi parenti; tu vedrai quella degli ultimi nepoti: le nazioni scomparvero dinanzi a te come le acque del torrente, come l'arena del deserto. Gli uomini ti hanno maledetto, e tu non hai cessato di spargere le benedizioni della luce sopra di loro; ti hanno offerto incensi, e preghiere, come a un Dio, e tu non hai aumentato i tuoi fuochi;—sempre grande, sempre immutabile nella tua bontà. Spesso una nuvoletta, figlia di vapore terreno, ingombrò quelle vôlte destinate a te solo, e tu la vestisti di tal candidezza, che parve la fronte della innocenza: ma ella si annerò come l'ingrato, e mosse guerra ai tuoi raggi;—il sereno fu spento, ma per noi;—la procella fremè, ma sopra le nostre teste;—il fulmine era sotto di te, e la tua luce, sempre bella e pacata, rise della sua tenebrosa vita di un'ora.

Saranno dunque eterni i tuoi raggi? Donde traesti le tue fiamme? Come le mantieni? Sopravviverai all'ultimo dei viventi? Sei per te, od una forza ti costringe ad essere? No:—adoriamo:—egli è lucido, e caloroso.