Nelle sale del castello capuano vive una creatura divina nelle forme, divina nell'anima. Ella teneva la faccia adagiata sopra un origliere, e gli sguardi dimessi: una bellezza maestosa compariva per tutto il suo aspetto. Molte damigelle le stavano attorno, e tacite tacite facevano voto che sollevasse gli sguardi, i quali, sollevati, non potevano sostenere; perchè siffatta luce ne usciva, che svelava un'anima, la quale non si sarebbe mai creduto avessero potuto reggere quelle sue membra dilicate. Ella era leggiadra quanto la madre degli uomini, che il divino Ghiberti effigiava sorgente dalla carne di Adamo, e sorretta dagli Angioli a riporre in pegno di amore la sua mano nella mano di Dio. Certo ella non pareva figlia di nozze mortali: forse i connubii dei figli di Dio, allorchè sentirono amore per le belle figlio di Caino, l'avrebbero potuta generare, ma lo spirito dell'Eterno non benedisse quei maritaggi, perchè esse nacquero nel peccato, onde ne vennero i Giganti e Nembrod il feroce cacciatore al cospetto di Dio.
Invano cercheremmo voci nelle favelle della terra che valessero a ritrarre quella immagine di beltà: e sarebbe più facile suscitare la luce dalle tenebre, e dare anima ai figli d'Italia……
Dopo lungo tempo si levò dal suo seggio, e si fece verso il balcone: era il suo passo leggero, come vento che folleggi tra le rose, o come incenso che s'innalzi alla Divinità: l'onda delle vesti ventilando spargeva odorosa fragranza: non mesta, nè lieta; ma nella calma solenne della considerazione, allorchè il lampo del pensiero balena su gli avvenimenti dei secoli, allorchè l'orecchio del divino intelletto intende l'arcana armonia del creato, e il suo occhio finge nel cielo i figli della sublime immaginazione.
Fattasi al balcone, soprastette a considerare il firmamento, e sospirò; quindi rivolta alla damigella che le stava al fianco fece suonare una voce, quale certamente si diffonde quella di Eloa, l'angiolo che canta lo inno dei cieli innanzi al trono di Jehova.¹
¹ Klopstock, Messiade
«Vedi, Gismonda, come esulta il firmamento! Anche quando la religione non ce lo avesse insegnato, la mente nostra lo terrebbe per la dimora di Dio.—Oh! piacesse a lui chiamarmi presto alla sua pace!»
«Nobile Yole, il Signore è sapiente in ogni opera sua; egli solo conosce il bene e il male; noi dobbiamo aspettare adorando i decreti della sua giustizia.»
«Guardimi il cielo dal mormorare contro il mio Creatore, ma i voti dell'afflitta non possono giungere disgrati innanzi al suo trono.»
«Mia dolce donna, sta a voi innalzare a Dio i voti degli afflitti? A voi figlia del Re Manfredi, sorella della Regina di Arragona, nepote dei Federighi? A voi sangue della casa di Svevia, posta dalla fortuna nel più alto grado che mente mortale possa desiderare? La vostra vita si sprolunga innanzi a voi come sentiero di fiori; i vostri giorni numera il piacere: voi desio di ogni prode cavaliere; voi sospiro di ogni Trovatore, voi amore di tutti, non avete a temere le sciagure che travagliano la più parte della schiatta di Adamo.»
«Pure io sono tale che ormai più nulla mi resta a temere fuorchè l'ira di Dio.»