Cristo, continua la bene incominciata opera. Chi siete voi, ipocriti tristi, che sostenete Dio il gran padre della natura e degli nomini avere scelto un pugno di creature per metterle a parte del regno celeste condannando tutte le altre alla eterna dannazione? Abominevole calunnia! Dio senza volontà del quale non cade un capello dalla testa più umile, Dio che si toglie tanto benevola cura di un passero condannerà alla gehenna del fuoco penace ove sono le grida disperate, il tremore dei denti, migliaia e migliaia di generazioni solo perchè non nacquero dal popolo eletto? Quale presunzione, quale vanità, e peggio ancora quale iniquità è mai questa? La Misericordia infinita ha sì grandi braccia che prende ciò che si rivolge a lei. Dio, Sole dell'universo, diffonde la benedizione dei suoi raggi sopra le cose e sopra gli animali. Gloria, onore, e pace a tutti coloro, qualunque essi sieno, che operano il bene, imperciocchè Dio aborra ogni parzialità di persone: gloria, autem et honor et pax omni operanti bonum. Non est exceptio personarum apud Deum, dice l'Apostolo delle Genti.

Non ponete l'affetto vostro nelle cose che la tignola rode, e i ladri involano: ponete ogni pensiero a gentile acquisto di fama. La buona rinomanza sopravvive alla morte dell'ottimo cittadino come l'eco armonico dura a scuotere l'aria, cessata la vibrazione della corda, o come il profumo continua a spandersi pel tempio anche dopo la consumazione del grano d'incenso nel turibolo. La fama sola è il sudario di amianto che proserva i defunti dalla corruttela. Cura molesta di povertà non turbi l'anima vostra. Salomone in tutta la sua gloria non comparisce vestito come il giglio bellissimo della valle. Amatevi, cambiate liberali tra voi i doni della natura, e avrete copia di beni terreni. Chi serba il grano nel granaio non accumula nel regno dei cieli; chiunque terrà avaramente il vino nel celliere non sarà dissetato dalle fontane del paradiso. Battete e vi sarà aperto, finchè voi stessi apriate le porte ai bisognosi. Cristo povero ciba le moltitudini; certo cotesto fu prodigio, ma cotesto miracolo può essere rinnovato quotidianamente dagli uomini quante volte si sentano da mutuo amore infiammati. Allora non camminerà più brancolando il cieco, nè lo storpio arrancherà con affanno avvegnachè lo storpio sarà l'occhio del cieco, il cieco il piede dello zoppo. Figli di un medesimo Padre che regna nei cieli, fratelli tutti nella nostra parentela divina, maledetto colui che contrista uno spirito immortale, maledetto l'uomo che tiene il piede sul collo dell'uomo che piange, maledetto anche il fiacco che altro non sa che gemere sopra le sue catene, e non ardisce romperle, e convertirle in brandi per rivendicarsi in libertà. Se Spartaco servo pagano, quantunque la voce di Cristo a lui non gridasse nel cuore, ebbe siffatto ardimento, ora come potrà e dovrà essere emulato dal Cristiano consapevole avere Dio apparecchiato nei cieli i seggi più gloriosi ai magnanimi che per la Patria combatterono, e per la salute di lei fortemente perirono?

Cristo insegna il perdono delle offese che dai nostri fratelli ne vengono arrecate, e ne forma fondamento principalissimo della sua legge divina. Umana cosa è errare, celeste condonare lo errore. Se il tuo fratello ti offende e tu perdona; se egli torna a offenderti, e tu di nuovo perdona, oblia la ingiuria, o seguace di Cristo, e ricorda soltanto il fine di carità e di amore a cui tendono le ale aperte dell'anima tua. Altri si stanchi piuttosto ad offenderti che tu a perdonargli. O Creatura mortale, conviene a te mantenere odio immortale? Perchè vorrai segnare la corsa rapidissima alla morte e che ha nome vita con una traccia di sangue? Narrasi come il santo Filippo Neri supplicando un sussidio pei poverelli del Signore da certo barone romano si ebbe acerba ripulsa: tornato a supplicarlo con insistenza il superbo uomo prorompe in bestiale furore e percuote il Santo nel volto; questi, comecchè sentisse tutto il sangue ribollirgli nelle vene, pure placido e mansueto gli si volse dicendo: — per me la guanciata: ora datemi un po' di aiuto pei miei poverelli! — Perdono ai fratelli traviati, perdono ai nemici vinti come il Sammaritano infuse pietoso balsamo e olio nelle piaghe del trafitto Giudeo. Cessata appena la cagione dell'odio anche verso il nemico subentri un senso di benevolenza e di carità. Le mani liberate dai ceppi non si distendano alla vendetta, ma s'inalzino al cielo per ringraziare lo Eterno. E voi pure che mangiate il pane della violenza, e bevete il vino della abominazione; voi pure che peccate col fallo più grave che mai possa commettere l'uomo al cospetto di Dio, voglio dire la infame schiavitù in cui tenete le umane creature, solo che diate segno alcuno di pietà, e torniate alle case vostre, dove la gente a voi più caramente diletta vi attende, noi vi pregheremo pace:

Passate l'Alpi e tornerem fratelli.

Ma però non crediate, o Cristiani, che il nostro Cristo tanto pietoso al perdono dei fratelli facili a ravvedersi, procedesse molle contro gli avversari della sua dottrina, o gli uomini a sopportare codardamente le miserie della servitù persuadesse, o a fiacca pazienza li consigliasse. Io vo' che sappiate come nella sua mansuetudine nessuno fosse più animoso di lui. Egli quantunque sapesse che cadrebbe vittima degl'ipocriti e dei farisei osò guardarli nella pallida faccia, e dire loro: «razza di vipere, sepolcri imbiancati: il vostro cuore vi sta nel petto come un lupo entro la tana: male pensate, peggio parlate conciossiachè l'uomo favelli con la sostanza del cuore, ch'è l'anima. Voi volete un segno? Voi avrete il segno di Giona.» Egli rigettò dai suoi labbri quella gente tepida, moderata di tutti i tempi, pei quali spunta l'alba del lunedì mentre pei popoli splende il meriggio del giovedì, fiore di paura, peste di ogni partito generoso, però che amarli tu non possa e odiarli affatto nemmeno; piante parasite che si avviticchiano intorno alle gambe del forte per impedirlo e per farlo cadere: arene infeconde, nuvole prive di acqua, cimiterio di ogni sentimento magnanimo, e preoccupati sempre di sè e dei propri comodi sotto lo eterno pretesto di provvedere al bene della patria comune. Privi di quella favilla di senno che Dio concesse a tutti i cuori sicuri, intendono imporre i loro spaventi come leggi, e le trepidanze affannose della paura come consigli di sapienza, e fu a gente di natura siffatta che contaminava in antico la Chiesa di Filadelfia e la causa della religione cristiana nel modo stesso che contamina oggi la Italia e la causa della libertà, che Cristo col mezzo del prediletto Evangelista mandò a dire; — conosco le opere vostre, voi non foste freddi nè caldi, e Dio volesse che foste stati o freddi o caldi, ma perchè nè l'uno foste nè l'altro io incomincio a vomitarvi dalla mia bocca.

— Non è quegli che mossi appena i primi passi nella via, si asside sopra una colonna migliara, e accusa gli altri che poderosi lo precorrono, ma sì colui che dura infaticato fino al termine, che otterrà salute: quis autem perseveraverit usque ad finem hic salvus erit. La corona della vita non si acquista con Cristo se non che a patto di mostrarci costanti e fedeli: sis costans ac fidelis et dabo tibi coronam vitae. Lo entusiasmo è il raggio del sole che concentrato nel vetro emana potenza d'incendiare; se cotesto raggio cessa, il vetro solo rimane cosa sordida e vile. Lo entusiasmo dà l'ale all'anima, e chi glielo toglie, le tronca le penne all'alto volo che levandola da queste terrene dimore l'accosta al cielo. Chi spenge lo entusiasmo uccide l'anima. La quale cosa, se è vera in qualunque condizione della umana civiltà, vediamo poi essere verissima presso i popoli che aprono appena gli occhi dal mortale letargo di lunga, infame, e narcotica servitù, circondato come da un lenzuolo mortuario da tutti i vizi della tirannide, che appena conosce patria che sia, e per diuturna abitudine ha appreso a porre e intelligenza e cuore dentro la borsa. Sì, o Cristiani fratelli miei, in verità io vi dico chi spenge lo entusiasmo sacro uccide l'anima.

Allorquando era mestieri propagare le sue celesti dottrine Cristo non pativa attorno a sè camaleonti morali, ma risolutamente dichiarava: — chi non è per me fa contro me — qui non est pro me contra me est; — consentaneo in questo a Solone salutato come uno dei sette sapienti dell'antica Grecia, il quale ordinando il governo di Atene messe una legge che dannava allo esilio il cittadino che non abbracciasse in patria un partito. Infatti i partiti non nuocciono alla città finchè sieno preordinati tutti al bene di lei. Le acque stagnanti imputridiscono, le sbattute mantengonsi cristalline e sane, e così degli uomini. I partiti sono come i venti i quali qualche volta imperversano, ma senza di quelli le vele inerti lungo l'alberatura non acquisterebbero mai forza di fare avanzare la nave; e il buon nocchiero odia la calma non i venti, quantunque gagliardi, conciossiachè nella prima venga meno ogni arte, e co' secondi faccia prova d'ingegno.

Non vi ha affezione dell'anima, per quanto cara ella sia, che Cristo non abbia sagrificato all'ardente carità che lo infiammava del bene universale: conoscete voi cuore al mondo che come il suo amasse la Madre, e da lui fosse teneramente riamato? E nonostante alla opera della redenzione noi lo vediamo anteporre la stessa sua dilettissima madre. Un giorno ch'egli predicava alle turbe, sua Madre e i suoi fratelli lo chiamarono fuori per parlargli, ma egli rispose: «chi è mia Madre, chi sono i miei fratelli?» — E distendendo la mano sopra i suoi discepoli aggiunse: «Questa è mia madre, e questi i miei fratelli: chiunque farà i voleri di mio Padre ch'è nei cieli quegli mi è fratello, e madre, e sorella.» Quæ est mater mea et qui sunt fratres mei? Et extendens manum in discipulos suos dixit: ecce mater mea et fratres mei.

Nè già crediate che Cristo ignorasse o dissimulasse le aspre contese che avrebbe dovuto incontrare, le divisioni, le persecuzioni ed il sangue; mai no, o Cristiani: all'opposto a sè e ad altrui manifesta i pericoli del suo divino mandato: «per me, egli favella ammonendo gli Apostoli, per me sarete perseguitati, e verrete in odio alle genti, ma non temete e quello che vedrete nelle tenebre voi palesate alla luce, quello che vi susurro dentro le orecchie voi predicate dai terrazzi, potranno uccidervi il corpo, l'anima no ch'è immortale, e non crediate che io sia venuto a mettere pace sopra la terra, ma la spada: i figli si separeranno dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera, i fanti verranno a contesa co' padroni; coloro che amano padre, madre, figlio e figlia più di me, di me non sono degni.»

Una voce bugiarda accusa Cristo colpevole della rovina dello impero romano. Prima di tutto io vo' che sappiate, o fratelli Cristiani, come la distruzione di questo immane edifizio di violenza e di rapina non fu male: ma però siffatta accusa non è vera. Lo impero romano precipitò sotto il peso del furore del mondo, e corroso dai suoi delitti e dai vizi. Guai a noi se nella immane rovina che sparse di frantumi le parti più remote della terra non si fosse inalzata la Croce simbolo di salute come l'Arca dell'Alleanza fra le tenebre e le onde del diluvio universale. Il potere della spada era rotto, i barbari parvero lupi convenuti da tutto l'universo per divorare la preda; rabbia, vendetta, sete di sangue erano i venti che agitavano procellosamente cotesto mare d'ira... ora dove saremmo noi se i miti consigli dello Evangelo non avessero prevalso? Chi domò il Goto? Chi mansuefece il Normanno? Chi respinse l'Unno? La spada romana o la Croce di Cristo? Contemplate il Sicambro che tutto asperso di polvere cruenta scende nella sacra piscina; i gradini sotto i suoi piedi traballano, le acque del battesimo grondandogli dal corpo diventarono vermiglie — egli sembrò battezzato entro un lago di sangue: — non importa: di belva diventò uomo — di tormentatore fratello degli uomini. — Chiunque sostiene che lo Evangelo abbia virtù di avvilire i cuori mentisce alla Storia. — Fu codardo santo Telemaco che si precipitò nel Circo Romano in mezzo ai Gladiatori combattenti gridando le Creature di Dio non doversi trucidare per infame diletto? E perchè tutti io restringa in uno, codardi furono quei valorosi cristiani che da cento mortalissime punte trafitti, divelta la lingua, ardirono intingere il dito nel proprio sangue, e tracciare agonizzando sopra il terreno il segno della salute? Cristo rese le vergini innamorate delle palme del martirio assai più che della ghirlanda di fiori di arancio — simbolo di nozze terrene. Cristo convertì i fanciulli in eroi. Forse le battaglie combattute per la fede temono paragone di qualsivoglia battaglia pagana? La gesta di Giovanni Sobieski sotto le mura di Vienna non emula la battaglia di Canne? La impresa di Lepanto non può andare di fronte con Salamina? Se Curzio i pagani vantano e Codro, e noi abbiamo Pietro Micca torinese, e Bianchini parmense. Se i pagani si gloriano di Camillo, e noi del Principe Eugenio, se di Fabio e noi del Montecuccoli fortunato trionfatore del Turena, e cristiano fu quegli che vinse e superò tutti, Cesare, Annibale, Scipione, e quanti altri mai vissero capitani famosi nell'antichità — Napoleone!