.... Io dunque ve l'ho condotto, e vi prego a volerlo accettare,... Cap. VII, pag. 176.

«Buona donna, andatevi con Dio: — vi par egli che il magnifico gonfaloniere possa lasciare la consulta per ascoltare una femminuccia qual siete voi.»

«Soldato, tu se' forestiero e servo: se tu fussi de' nostri, sapresti qui non si conoscere femminucce nè madonne, il grande contare meno del popolano; se il grande vuol tenere gli uffici, essergli forza ascriversi alla matricola delle arti: — la mia famiglia appartiene all'arte di Por Santa Maria, come quella di messere Francesco Carducci: ambedue abbiamo traffico di seta; egli la compra in balle, io gliela incanno, gliel'addoppio e gliene fo matasse... eppure intrambi eguali di condizione.»

Siffatto colloquio discorso con voce concitata le più volte sdegnosa, nella stanza antecedente alla sala dove stavano a consulta il gonfaloniere e gli altri cittadini, sospese i ragionamenti di loro; e quale più qual meno si mostrava curioso di conoscere la cagione della pressa singolare che faceva la donna. Onde il gonfaloniere, quella vaghezza leggendo sul volto ai circostanti, senza aspettare di esserne sollecitato chiamò la guardia e le ordinava lasciasse passare.

E subito dopo comparve arditamente una donna di sembianze strane; alta della persona, magra, adusta dal sole sicchè sembrava di colore del rame. I muscoli del collo grossi e protuberanti, le vene turgide, le labra vermiglie e, comunque tacessero, agitate; le narici ansose, gli occhi fulgidissimi e perpetuamente volgentisi da un lato all'altro; i contorni del volto squadrati, la faccia ossuta. Moveva le braccia a guisa di remi; e considerando le mani forti e l'unghie adunche di che andavano fornite non era da reputarsi di poco momento la minaccia fatta al soldato. — Entrò, come dissi, audace nel sembiante e negli atti; ma tosto che si vide in mezzo a quel consesso, declinò lo sguardo e si rimase muta e vergognosa. Per lo che il Carduccio, motteggiando, amorevolmente le domandava: «Ora via, monna Ghita, lasciaste voi per avventura la lingua al beccaio?»

«Messer no, bensì credeva che il soldato mentisse il consesso, nè mi aspettava trovarmi al cospetto di tanti magnifici che vanno per la maggiore...»

«E non andate anche voi per la maggiore? Il vostro nome non è egli scritto nella matricola dell'arte della seta?»

«Oh! per l'arte, dite bene; ma infine dei conti a me pare che tutte le disparità mettano capo a queste sole due: avere e non avere... E nondimeno io parlerò, e questi signori mi scuseranno: e se non mi vorranno scusare, mi rincarino il fitto, perchè io faccio opera buona. E per dirvela in breve (chè a voi altri messeri premerà il vostro tempo, ed a me preme anche il mio), ecco di che si tratta: e' mi hanno fatto sapere come qualmente la Signoria ordinò si gridasse per le strade e si appiccasse su pei muri un bando, affinchè chiunque si trovasse da avere figliuoli da diciotto a trentasei anni ed ori ed argenti, li portasse al palazzo della Signoria per essere adoperati in difesa della nostra patria... Ora mi trovo ad avere questo figliuolo... — Vieni oltre, Ciapo, e saluta i messeri.»

Qui gli occhi di tutti si fissarono sopra un garzone adolescente tuttavia, ma grande e grosso, di membra validissime, armato di spada, di partigiana e di barbuta. Egli come volle la madre, si avanzò di alcun passo e con piglio soldatesco riverì il gonfaloniere e gli altri adunati. Allora monna Ghita continuò: