Non fu mai più bel solazzo.

Più giocondo nè maggiore,

Che per zelo e per amore

Di Gesù divenir pazzo.

Quando il Carduccio, severamente riprendendo l'oratore, parlò:

«Messere Iacopo, la Signoria intese ieri la predica di frate Benedetto in Santa Maria del Fiore; oggi vorrebbe qui dentro favellare di negozi».

Il Guicciardino allora condusse in breve il suo dire a fine aggiungendo:

«Quanto uomo può immaginare, e bocca discorrere, tutto esponemmo al principe dei nuovi farisei; — vi adoperammo lacrime, sospiri e perfino, con manifesto pericolo di noi, minacce. Rispose Clemente alle minacce, lusinghe; alle lusinghe, minacce; tentò corromperci; pose in opera il perverso ingegno a disgiungere la nostra dalla causa della patria; e quando pieni di pietà e di sdegno uscimmo dal suo cospetto, non adontò mandarci per un suo camerario all'albergo questa carta. Qui dentro è riposta la sua mente intera. Spettabili Signori e miei onorandi concittadini, in mercede dei travagli patiti, mi concedete che i miei occhi non si contristino a leggere così fatta abominazione, nè la mia bocca si contamini a proferire gl'ipocriti sensi di questo crudelissimo nostro nemico.»

E tesa la mano presentava al gonfaloniere una carta, la quale egli prendendo fece per un tavolaccino portare a messere Donato Giannotti segretario della Repubblica; e subito dopo gl'impose:

«Ser Segretario, leggete.»