E il volto della vergine addormentata era bello davvero, se non che sopra quella fronte tu vedevi un segno, — quasi orma di pellegrino sopra neve poco anzi caduta, — il segno di un dolore che aveva precorso lo intelletto: perocchè non blandiva i suoi pianti la carezza materna, nè ai suoi vagiti sorrise labbro di genitrice china sopra la culla, — primo paradiso e il più benigno (per quanto possiamo giudicarne quaggiù) che la umana creatura conosca; — su quel volto posava una mestizia misteriosa ed arcana, nè dove tu avessi ignorato il segreto del suo cuore, avresti potuto indovinare se quel suo consumarsi fosse del fiore reciso nel più vivido rigoglio della vita, o se piuttosto tocco dall'alito ardente una divina rugiada lo richiamasse ad esalare un sospiro di profumo e morire, — s'egli fosse il saluto primo o l'addio ultimo della sventura. — Ad ogni modo l'affanno la spruzzò colle sue acque lustrali.
All'improvviso schiuse i labbri e pur dormendo sorrise. — Perchè sorride la vergine? Sogna aver l'ale alle spalle ed abbracciare su i fianchi un angiolo ed esserne abbracciata. Sogna un cielo chiaro e sereno dove si avvolgono perpetuamente in moto armonioso miriadi di globi lucenti, e parle che il compagno le dica: Vieni, voliamo a raggiungere cotesta stella colà che sopra tutte le altre scintilla: — e volano, volano... l'aria percossa sibila loro dietro le spalle, e la stella è raggiunta, poi da lontano contemplano un augellino che si affretta cantando, e il compagno riprende: — Vieni, voliamo ad interrogare quell'augelletto — e in meno che non balena gli stanno sopra; — egli invano raddoppia il batter dell'ale, — ei l'hanno preso: Dove vai, uccello, chè tanto ti affretti cantando? — Mi affretto a cibare i miei pennuti, e canto lieto al mio Creatore che mi fece rinvenire l'esca con la quale nudrirli. — Va, va, augelletto; così ti sieno preste l'ale al volo e Dio ti preservi dal falco. — Poi il compagno riprese: — L'ora della preghiera è venuta; — e così dicendo comincia dolcemente un inno al Signore; — ella si volse a contemplarlo in viso... — santi del paradiso! Vede le belle sembianze di Vico, le quali, quanto egli più s'infervoriva nella preghiera, tanto più diventavano luminose, — roventi quasi, — alfine i suoi occhi come feriti non possono sostenere la vista, — ella si desta... e freme... raggio di sole penetrando traverso lo spiraglio della finestra si posava sopra le sue palpebre.
Michelangiolo tiene fitta la faccia al suolo..... Cap. IX, pag. 246.
Lascia le tepide piume, si avvolge entro un guarnelletto bianco, e tra mesta e lieta si avvia nel giardino, sua cura amorosa, qui giunta, si pone a scegliere i fiori che meglio vaghi le pareano e leggiadri, e con un ginocchio piegato a terra, come la Matilde dell'Alighieri, tesse una ghirlanda cantando una soave canzone in lingua di Spagna, la quale volta nella nostra toscana favella suonerebbe così:
«Ben venga la rosa, la superba regina dei fiori; ella deve comporre la mia ghirlanda, perchè si assomiglia alla guancia del mio gentil damigello.
«Ben venga il ranuncolo dalla foglia di porpora, venga e componga la mia ghirlanda, perchè i suoi colori vivaci si assomigliano ai labbri del mio gentil damigello.
«Ben venga il giglio candido dallo stelo slanciato: la sua bianchezza è il simbolo della purità del mio gentil damigello, il suo stelo si assomiglia alla sua bella persona.
«Ben venga tutta la varia famiglia de' fiori; io ne ho intrecciata una ghirlanda e vo' posarla sopra il suo capo: se fosse di alloro, io non ve la porrei; l'alloro troppo spesso crebbe con lagrime fatte piangere all'uomo dall'uomo che se ne incorona; troppo spesso chi porta la ghirlanda di alloro se la vorria mutare in benda sugli occhi per non vedere le miserie che seminò sopra la terra.