«La vergine trasalisce, e non le riesce snodare la lingua.
«Lena!» ripete Vico e impetuoso si dirige con presti passi verso di lei così favellando:
«Tanto vi sono ad un tratto diventato increscioso che voi mi rifiutate quello che onestamente non sapreste negare a qualsivoglia cristiano vi occorresse per via, — un saluto di pace? In che vi offesi? I giorni vostri io non turbava mai. — Perchè sorrideste ai miei ritorni, alle partenze sospiraste? Perchè, secondo ch'io mi presentava o lieto o tristo, impallidiste o arrossiste? — Erano lusinghe queste? Ed io ti reputava pura, innocente, come l'alba del primo giorno che spuntò su la terra! Ahi, tristo me! tu mi hai ingannato:... a voi tutte, femmine, Eva donò l'arte di presentare all'uomo la morte sotto la specie di un frutto.»
La giovinetta rimaneva come sbigottita da cotesto linguaggio; la cagione dello sdegno non comprendeva; grosse lacrime le scorrevano lungo le guance; sentiva un immenso duolo opprimerle il cuore pronto a scoppiare: alla fine proruppe e, precipitandosi a terra, abbraccia in atto d'ineffabile angoscia le ginocchia di Vico. Questi a sua posta si smarrisce, le parole gli mancano, sta incerto su quanto dicesse o facesse.
«Oh! non mostrarmiti sdegnato,», favella la vergine: «In che ti offesi? Se non lo sapendo ti recai ingiuria, perdona; io sono semplice, e avvezza agli usi di villa... io non sorgerò da terra finchè tu non mi abbi perdonato...»
Ebbro di amore Vico le stende le braccia e,
«Sorgi», esclama, «sorgi; in questo modo atteggiata appena dovresti presentarti al cospetto della Divinità.»
«E tu, Vico, sei la mia Divinità...»
«Or dunque mi ami?...» E la solleva esultante.»
«Se amore significa sentire la vita soltanto quando io ti veggo ed essere dolente quando mi stai lontano e pregare il cielo che ti conservi; se amore significa fiamma ardente che mi scorre dal capo alle piante allorchè mi comparisci davanti, se udirti in ogni suono.., se in ogni oggetto vederti, se... se... questo significa amore, sopra tutte le cose io t'amo.»