«Bevi, Cencio, e confortati.... la tua vita mi preme quanto la mia....»
«Ahimè tristo! sarò io a tempo domani per testare delle cose mie?»
«Ch'è questo, Cencio?»
«Nei tanti anni che facciamo via insieme verso l'inferno mi sono accorto, o Malatesta, che quando vagheggiate oltre il consueto qualche famigliare, voi lo avete già in cuor vostro condannato alla morte. Orsù, se mi deste il veleno, ditemelo, ond'io mandi in tempo pel notaro e pel confessore.»
«Lascia il motteggio, Cencio: papa Clemente accettava il trattato?»
«Più gli aveste domandato, più vi avrebbe promesso; e meno vi manterrà: la vita di Sforza e Baccio Baglioni, con tutti gli aderenti loro; indulto ai capitani e soldati che hanno militato con voi; remissione di pene amplissima al capitano della Cornia e al conte da Scopeto; a voi le terre domandate, il vescovado per lo nipote, la figlia del duca da Camerino a Ridolfo vostro.... in somma tutto.»
«E la indulgenza, Cencio, l'assoluzione?....»
«Ahi l'assoluzione.... già anche questa.... e questa, non dubitate, vi manterrà... non costa nulla... Ma, signore Baglione, chi pretendereste voi d'ingannare adesso? Il papa, me, o Dio?»
«Nessuno: anche le indulgenze sono buone a qualche cosa quando non costano nulla; a senno mio ben si avvisava colui che accendeva un cero al diavolo e un altro a Cristo; — giova serbarci amici dappertutto. E intorno alla sicurtà che cosa ti diss'egli papa Clemente?»
«Fece sembiante di scandalezzarsi che altri movesse dubbio intorno alla sua fede... tentò arrossire.... ma, per quanto ritenesse il fiato, non venne a capo di richiamare il rossore sul volto, — sentiero oramai da tempo immemorabile disusato per lui: alla fine m'impose, che da sua parte vi offerissi per sodo rimanervi in Fiorenza co' soldati finchè non adempisse alle promesse.»