Il Baglione, preso da cieca ira, si stracciò a morsi le maniche delle vesti... di nuovo stette per movergli addosso... di nuovo Cencio si apparecchiava a ferirlo per modo da non tornarci la terza volta. I cittadini svelsero a forza dalla base il Pieruccio e lo celarono in mezzo di loro. Egli era andato buon tratto di via con gli uomini ai quali lo aveva commesso Vico Machiavelli; giunto alla piazzetta dei Castellani sfuggiva loro di mano e tornava al posto periglioso per maledire di nuovo il Malatesta.
La Signoria e il Baglione procederono in silenzio. Giunti presso al palazzo, Malatesta facendosi più dappresso al Carduccio, gli favellò:
«Spero, magnifico messere, che vi darete ogni cura di porre al martore il ribaldo che in me per ben due volte oggi offendeva la maestà della Repubblica, e quindi, come conviene, gli mozzerete la testa.»
«Strenuissimo capitano, gli Otto e la Quarantia hanno potestà di far sangue, non io; provvedetevi davanti a cotesti magistrati... — Ma tornerà poi in onor vostro, messere, contendere col pazzo? — Pensateci!...»
«Se lo tenete per matto, allora chiudetelo.»
«Prima dei pazzi vorrebbonsi sostenere uomini bene altramenti pericolosi alla città, Malatesta...»
«E quali, messere?»
«I traditori.»
Qui il Carduccio, chinata la persona in atto di reverenza, pose il piede sul primo gradino del palazzo della Signoria e si allontanò.
Malatesta rimase per alcuni momenti stupefatto; poi si volta pensoso camminando in silenzio; ad un tratto egli chiama: