Membro viril, che gli tagliàr di botto

Sordi a mille miei preghi in mia presenza.

Nè sazi fur di quel martir quegli otto

Ladri, del sangue italico sì ingordi,

Che l'arser ancor tutto col pillotto.[174]

Queste cose si commettevano in nome dell'imperatore apostolico e del vicario di Cristo padre dei fedeli! Così, tra per la paura di siffatti supplizii, tra per la perdita che ogni giorno s'ingrandiva del contado, la penuria cominciava a farsi sentire in Firenze. Penuria sofferta senza mormorare dal popolo soltanto; perchè ai soldati provvedeva il comune, e i ricchi, come suole, trovavano pei loro denari, nonchè il bisognevole le delicature della vita. L'erario pubblico era stremo; i mezzi ordinarii e straordinarii non bastavano a riempirlo. Allora, non restando altro disegno per adunare pecunia, furono per partito della Signoria deputati Lionardo Bartolini e Simone Gondi, due del numero dei collegi, a cavare dalla sagrestia di Santa Reparata la mitra pontificale ricca di molte gioie, donata da papa Lione nel 1515 al collegio dei canonici. Però l'effetto non corrispose al desiderio, avvegnacchè non se ne potesse ritrarre più di scudi ottomila, e il simile avvenne della croce d'argento ch'era in San Giovanni[175]. Il Giovio e l'Ammirato si sbracciano a maladire questo atto come scelleratissimo ed empio: il Giovio fu vescovo di Nocera, l'Ammirato canonico, entrambi preti; se tali non erano, avrebbero certamente saputo che dove i cittadini mettono la vita, possono anche mettere le splendidezze non chieste e nè anche desiderate dal Dio che vietò di fare orazione nelle sinagoghe in mezzo alla moltitudine degli uomini[176]. Non fu cotesto savio intendimento di governo, dacchè, come dissi, l'effetto non corrispose, e il modo increbbe. E sì che avrebbero potuto imitare l'esempio recente di Maria Padilla, la quale, per sovvenire ai bisogni della lega santa per le libertà spagnuole, s'impadronì, nel 1522, dei tesori della cattedrale di Toledo; questa savia donna, volendo togliere l'apparenza di empietà a simile azione, con molta accompagnatura di uomini vestiti a lutto, lacrime ostentando e dolore, si recò alla chiesa, dove, implorato prima perdono, spogliò i santi dei magnifici loro ornamenti[177]. Cominciavano ancora i partiti a diventare più vivi, e il governo non ardiva tentare adesso quello che tempo addietro avrebbe dovuto o potuto eseguire. La fazione dei Medici, scorgendo che dalla prigione in fuori non correva altro pericolo, rialzava la testa moderata e lusingatrice; la gioventù nobile, cagione principalissima di quel mutamento, non le parendo si facesse nel nuovo stato quel conto di lei che le sembrava meritare, il governo riprendeva e attraversava. Francesco Carduccio sbagliò cammino e pagò caro l'errore; se per acquistare i beni della libertà avesse voluto adoperare la forza della tirannide, forse nè egli nè la patria perivano; preferì all'azione le pratiche; si confidò troppo nell'ingegno, che aveva prontissimo, nella facilità di persuadere e nella purità delle sue intenzioni: in somma, in tempo di passione, ebbe fede ai ragionamenti; i partiti gli si infuriarono tra le mani, derisero imperversati i suoi consigli, e quando volle costringerli col rigore, trovò il suo partito debole e l'istrumento capace adesso a generare la guerra civile, non già a percuotere qualche colpo vigoroso per cui lo stato continuasse a procedere spedito nelle sue vie. — San Giovanni ci ha dato il simbolo dello spirito rigeneratore nei rivolgimenti degli stati: ponetevelo bene nella mente; egli porta nella destra sette stelle di luce, e dalla bocca gli esce una spada acuta a due tagli[178]. Il Carduccio, soprafatto, ebbe a scendere dal grado supremo; i suoi medesimi amici lo videro cadere indifferenti, qualcheduno anche con compiacenza, essendo proprio a questa nostra umana natura che non tutte le gioie dell'amico ci rallegrino nè tutte le sue sventure ci turbino. E qui pure io riprendo il Carduccio, avvegnadio l'uomo, finchè si mantiene privato, faccia cosa piena di dignità a confidare nella fede soltanto e nell'amore altrui, — diventato poi rappresentante del destino del popolo, deve provvedere quanto gli fu largito per amore gli sia continuato per dovere. — Gli sostituirono Rafaello Girolami, tenerissimo della libertà; degli spedienti che conducono a conseguirla in tempi procellosi imperito o aborrente; barcheggiatore per pochezza di animo, che dai codardi e dagl'inetti viene chiamata prudenza: ragione principale della incapacità sua a cotesto ufficio fu l'essere reputato da tutti capace; i partigiani dei Medici approvarono in lui l'antico famigliare di papa Clemente; i nobili come nobilissimo gli dettero favore; i moderati sperarono, aiutandolo, avrebbe procurato convenevoli accordi; anco i superlativi lo accolsero bene, perchè solo tornò dei quattro ambasciatori spediti a Cesare quando egli era a Genova, e nella relazione che fece si mostrò animoso nell'avvilire lo esercito imperiale, — finalmente perchè lo splendore del suo lignaggio induceva il popolo, quasi suo malgrado, ad avergli rispetto. Vinsero al tempo stesso per amore del Carduccio una legge per la quale il gonfaloniere cessato doveva intervenire alle pratiche ed avere voce; cosa che, somministrandogli comodo di vedere il male, non partecipava del pari potenza ad emendarlo.

Nè in campo si viveva meglio che in città; quivi peste era e fame e penuria di tutte; le paghe nulle; i soldati ridotti a campare di rapina.

Nella tenda di Filiberto principe di Orange giocavano chi a dadi, chi a scacchi, giuochi, se la tradizione ci racconta il vero, trovati da Palamede all'assedio di Troia; i più a carte come le inventò il Grignoart, per trastullo all'imbecilità di Carlo VI re di Francia, o modificate a tarocchi, scoperta non invidiabile degl'ingegni fiorentini, i quali vollero significare nei re, nel diavolo, nel papa e nelle rimanenti figure scherno o ira contro le fazioni prevalse nel governo della Repubblica: carte e figure le quali adesso non rappresentano più nulla, tranne un consumo di tempo che, attesa l'erpete morale della presente società, non può riputarsi male impiegato per la ragione che diversamente si correrebbe rischio d'impiegarlo anche peggio.

Oh! no; una parola mi è sfuggita dai labbri che l'intelletto riprova. Invano cercheresti nel mondo cosa che più del giuoco tornasse funesta agli uomini. Egli conduce seco per mano la ignoranza, la miseria, la disperazione, — più tardi il delitto. Vi rammentate il dipinto del Pussino il quale rappresenta il Tempo che suona la danza alle Ore? Così il giuoco canta in disparte un canto satanico, per cui quelle quattro furie imperversano baccanti, calpestando il cuore dell'uomo. Il giuoco compone un gioiello prezioso della corona dei principi e della tiara del papa[179].

Giocavano: e quivi, come nei tempi andati e successivi, avresti potuto contemplare il riso ostentato di chi perdeva la sua ultima moneta, — riso che muove a compassione e spavento; — la tristezza finta di chi vince, — tristezza ch'eccita rabbia; — poi le mani trepidanti di tutti; del perditore per passione di sapersi spogliato, del vincitore per cupidigia di rapire l'ultimo soldo; — e gli occhi riarsi di cupa fiamma nel disperato, scintillanti di vivido splendore nel favorito dalla fortuna, e gli ammicchi, e le parole brevi susurrate dentro gli orecchi, e il furtivo stringersi delle mani. — L'osservatore sarebbesi soffermato a considerare sopra ogni altro il gruppo dei personaggi seduti intorno alla tavola del principe. Ella era molto miserabile cosa vedere le facoltà del corpo ed intellettuali di questo nobile guerriero assorte intieramente in certo giuoco da fanciulli, un giuoco di dadi che consisteva nell'indovinare il tratto, se pari o dispari; eppure simile passione infuriava nell'anima di lui coll'impeto dell'uragano: — stirpe germana, di cui gli antichi maggiori secondo quello che Tacito riferisce, comunque della libertà zelantissimi, non aborrivano giocarsi armi, consorte, caval di battaglia e la stessa libertà; la memoria paterna religiosamente egli amava, e non pertanto dove gli fosse comparsa al tavoliere, avrebbe giocato anche l'anima del padre.