Baracone della Nava indovinò la vicenda dei dadi e vinse gli ultimi scudi del principe. Tolto fuori di sè, come per forza del soverchio vino, Filiberto, con voce che parve piuttosto muggito che suono umano, gridò:

«Franz!»

E il valetto, per lunga dimestichezza educato a conoscere che cosa quella voce significasse, non era anche morta su i labbri che silenzioso in atto di ossequio accorse al fianco del principe.

«Franz! va nella mia stanza da letto e recami lo stipo di acciaio che vedrai sulla tavola.»

Un uomo calvo e barbuto, vestito alla foggia dei Fiorentini, fu visto a siffatto comando trasalire, farsi bianco nel volto, — e questo uomo si chiamava Baccio Valori, commessario pel papa nel campo. — Accostandosi su i piè leggiero all'orecchio del principe, gli susurrò le seguenti parole:

«Quale intendimento sarebb'egli il vostro, principe?»

«Giocarmeli, commessario.»

«Lo pensereste voi? — Io vi consegnai ieri sera quei quattromila ducati, a stento raccolti per le paghe arretrate dell'esercito...»

«Ebbene, non vado io pure creditore di arretrati! Primo mihi; voi, che siete dottore, ditemi: non significano elleno queste parole latine prima tocca a me? bisogna dunque che paghi me, — e poi verranno gli altri.»

«Oh! se fosse qui il sommo pontefice?»