CAPITOLO VENTESIMOQUINTO VOLTERRA

Tanto fischiar di strali,

Brillar di brandi ignudi,

Colpi così mortali,

Urto sì fier di scudi,

Sangue non fu mai tanto,

Nè più letizia e pianto.

Arminio, tragedia.

Era Francesco Ferruccio. Egli s'inoltrò con passi gravi, e in sembiante severo; ma quando vide la fanciulla atteggiata di dolore, quasi statuetta che un bel pensiero di artista abbia posto sul sepolcro di un primogenito o di sposa nuovamente divelta dalle braccia — forse dal cuore — dell'amato consorte quando dal volto di Vico e di Lucantonio conobbe l'angoscia esser passata colà, di severo divenne mesto ed appoggiò il gomito destro sul pomo dello spadone, sopra la mano la faccia.