Il magnanimo Castiglione, percorso che ebbe col guardo la piazza di Santo Spirito, sentì mancarsi sotto le gambe, un freddo sudore gli si diffuse per la persona, ed accostandosi vacillante al Verrazzano gli disse:

«Bernardo, sostienmi...; mi cade l'anima e il coraggio; adesso conosco che la patria è perduta davvero.»

E il suo meno appassionato compagno rispondeva:

«Io lo sapeva anche prima; non pertanto proviamo.»

E Dante allora co' segni della più disperata desolazione, piangendo lacrime che lasciavano un vestigio ardente sopra le sue pallide guancie, — meglio che con le parole esprimendosi con singhiozzi, abbandonandosi nelle braccia di chi primo gli si parava davanti:

«Pazzi», diceva, «Capponi, Cavalcanti, — voi qui! Pazzi; adesso si fabbrica, non si distrugge un tiranno, — e voi qui, Capponi! — per Dio! non vi rammentate che i maggiori vostri con l'ingegno e col sangue difesero la Repubblica? — Cavalcanti... Baccio... unitevi a me... aspettate... io mi getterò a terra... calcatemi il corpo... servitevene come di bigoncia e tornate a recitare la bellissima vostra orazione composta in lode del vivere libero... io l'ho tutta a memoria... Se in parte vi fosse sfuggita di mente, io potrò suggerirvela intera... Ma che il mondo è sconvolto? Capponi, Pazzi e Cavalcanti promovitori e difensori dei Medici! Per certo si disfà la natura, ritornano le cose create alla pristina confusione. Quelli che narrano degli Abderitani, i quali per tre giorni durarono pazzi, non vuolsi ormai tenere più in conto di favola. Per Dio! vincete il veleno... quando risenserete vi starà davanti svenata la patria. Udite! la Signoria vi chiama... accorrete a sostenerla; — forse non è ancora tutto perduto, — forse può tuttora trovarsi via alcuna di salute... Se il gonfaloniere v'incresce, ci se ne andrà dal magistrato; se, non volendo, io vi offesi..., esulerò dalla patria... raggiungerò nel sepolcro i miei padri, — quanto vorrete faremo...:»

«No, Castiglione», risposero alquanti dei giovani, «la patria non può salvarsi intera; anzichè perdere tutto, noi ci affatichiamo a mantenere la libertà..., lasciamo l'addentellato per riprendere l'opera in giorni meno sinistri...»

«Ahi delusi! Quando non avrete più armi, chi vi manterrà la promessa? La mano disarmata se s'innalza verso il tiranno ad implorare cosa che non sia limosina, il carnefice la tronca: Per cui vi giureranno i Medici? — Su gli avelli dei padri? Essi hanno loro legato l'iniquo proponimento di assoggettare la patria. Sopra al capo dei figli? La lionessa educa i lioncelli alla preda; — essi crebbero nella vendetta, — le prime parole che proferirono le loro labbra infantili già non furono di padre o di madre; essi dissero al sangue: Tu sei mio padre, — e alla rapina: Tu sei la madre mia. — Vi giureranno sul Cristo? Chi, come Clemente, comprò la cattedra di san Pietro può bene anche ingannare, — può vendere Cristo. Sovvenite alla patria... o patria! o patria! Vedetela lacerata come la moglie del Levita...; e come della moglie del Levita furono mandati i brani alle tribù d'Israello, ecco io distribuisco tra voi le membra sanguinose della vostra Fiorenza. Le tribù, rammentatevi, vendicarono la donna trucidata... Nel nome santo di Dio, salvate la vostra genitrice che sta per essere manomessa...»

«Noi non possiamo.»

«Oh! come non potete? E chi vi contende morire? — Potè Leonida alle Termopili? E, più avventurosi di Leonida, poterono i Milanesi? Il barbaro ne distrusse la patria e ne seminò la nuda area di sale; ma la terra della libertà fece germogliare il seme infecondo: altre mura sorsero sopra le rovine, e Federigo le vide e non le superò... Venitemi appresso... da questo punto io vedo sopra la torre di San Miniato il gonfalone del comune svolgere il suo volume per l'aere sereno; — egli si compiace del bel cielo, — il cielo di lui, — entrambi trionfali; — venite, vedetelo; e' par che vi accenni, onde accorriate a difenderlo... vedetelo pure una volta e poi ditemi: Noi non possiamo!»