Ma il popolo ingannato, senza por mente che lieve sarebbe stata la gabella frodata, e che non potevano supporsi capaci personaggi di ogni bene della fortuna largamente forniti di siffatta bassezza, proruppe:

«Oh! vedi, ve' i dabbeni ambasciatori; — e' vennero a frodare la gabella al papa! Alla riviera i contrabbandieri! alla riviera!»

E qui seguivano schiamazzi, scherni e voci disoneste.

Il capo, che sembrava, dell'ambasceria fu visto impallidire: subito gli si accesero le guance, impose con la destra silenzio al popolo, con la manca si tolse in atto sdegnoso il cappuccio. — E quel suo volto comparve venerabile alle turbe: — invero malinconico, pieno di dignità, — forse anche di grandezza. Dove poi si considerasse sottilmente, piuttosto che manifestazione presente, accennava una memoria di grandezza; tipo generoso in origine, tralignato quindi per tempo o per avvicendare di generazioni; — pareva un getto ricavato da forme sublimi, ma per uso consunto. — La fiamma del genio guizzò intorno a cotesta fronte, a guisa del fuoco fatuo sull'orlo dei sepolcri, — non vi posò, come lo Spirito sul capo degli apostoli nel giorno della Pentecoste. Il popolo, il quale non sa tanto addentro discernere, rimase percosso dalla nobile sembianza.

Egli, spingendo oltre il palafreno, ad alta voce esclamò:

«Chiunque di voi nacque italiano saprà chi fosse Pietro Capponi! Ora chi fra voi vorrà credere che io suo legittimo figliuolo, io Nicolò Capponi venga a frodare la gabella a un papa dei Medici?»

Per avventura il Montauto, tra le bande della Repubblica Fiorentina militando, non solo aveva conosciuto l'illustre cittadino Pietro Capponi, ma essendo a campo seco lui sotto il castello di Soiana, lo sorresse ferito a morte nelle sue braccia; onde a quel suono adesso sentì commuoversi le viscere, e tocco da reverenza e da stupore si trasse indietro chinando la persona. I soldati, imitando quel moto, si scostano anch'essi: e agli ambasciatori fu fatta abilità di procedere liberamente per la via.

Il popolo, mutando subito affetto e costume, innalza al cielo chi volle gettare alla riviera poc'anzi, e grida:

«Viva Pietro Capponi! Viva Fiorenza!»

I quali applausi crebbero poi all'infinito quando Nicolò Capponi e suoi compagni, messa mano alla borsa, gli gettarono dei pugni di fiorini: — non ebbero finalmente più modo allorchè, scavalcati alla prima chiesa che loro si offerse davanti, gli ambasciatori molto devotamente si recarono a ringraziare Dio del trascorso pericolo, e fatto chiamare a sè il rettore, gli consegnavano certa somma di danari affinchè provvedesse di convenevole dote due delle più povere fanciulle della cura.