«Convocando un concilio ecumenico. — Quivi sarà deposto Clemente come bastardo e simoniaco, esoso all'universale; quivi perderanno la riputazione Giovanfrancesco e Filippo, alcune pretensioni concedendo, alcuni pretendenti guadagnando, poco dando ed a pochi, a tutti moltissimo promettendo; insomma adoperandovi le arti di regno, che io so per avere sentito dire, e voi per pratica diuturna molto meglio di me sapete[99]. Che ve ne sembra, Sacra Corona?» Carlo non lo ascoltava più; — accostandosi alla porta, chiamò Adriano di Croy e gli disse:
«Sire conte, — mandate ad annunziare la presenza della nostra augusta persona; — voi accompagnateci con le debite cerimonie al convito.»
«Sacra Maestà! Sacra Maestà!» — correndogli dietro gridava Cornelio Agrippa.
«A che chiamate, cavaliere?»
«E il ducato?»
«Oh! un ducato non si ha mica per le mani come un consiglio. — Abbiamo promesso conferirvelo, e lo avrete: — però noi non ci siamo prescritto spazio fisso di tempo... sperate... lo avrete... sarete consolato.»
Cesare incamminandosi al banchetto, queste diverse parole si facevano a mano a mano più languide e meno distinte, come la gratitudine dei re all'avvenante che si dilunga dal benefizio.
CAPITOLO QUINTO PAPA CLEMENTE VII
E' vi fu un tratto una donna lombarda
Che credeva che il papa non foss'uomo,