Che se ti oppongono: spenta l'autorità chi mai fie potente a creare la regola?—Cristo provvide a questo: l'uomo non la può imporre all'uomo, e la Chiesa non istà nello individuo, bensì nella comunione dei fedeli: così fu una volta, e così ha tornare ad essere: dai Concili composti di uomini guasti di ogni reo costume (e per ora invano gli speri diversi) non ti puoi attendere altro che miserie, più tardi ne uscirà regola e scienza: dalle legna secche prima non hai fumo, tristezza degli occhi, poi fiamma conforto delle membra assiderate?
L'altro concetto, che per me reputai pessimo e sbalestrato dal Cavour fu quello della Chiesa libera nello Stato libero. Se la servile piaggeria da una parte non generasse sempre temeraria prosunzione dall'altra, e se prima di avventurare proposte, le quali ci potrieno riuscire funeste le provassimo nella ragione di fatti per meditarci sopra conforme è debito di tutti, massime di cui regge gli stati, troveremmo come la Chiesa romana instasse un dì per siffatta separazione, poi ella stessa la togliesse di mezzo; ed ora ne aborrisca, e quasi fosse empietà la condanni; perpetua la contradizione nei detti, negli scritti, e nelle opere della Chiesa di Roma, comecchè ella sia tutto un prete, un prete solo che striscia pari ad un boa immane traverso quindici secoli: durante tre il Sacerdote raccolse nel suo cuore i raggi della divinità, e la sua via fu quella del paradiso; da quindici secoli a questa parte i passi di lui tendono per dritto tramite allo inferno; e nondimanco in mezzo alla contradizione proponesi fine immutabile; cotesta è volubilità delle vele da mulino per movere la mola, che macina il grano per casa.
Noi ci atterremo per non andare errati alle parole di Cristo, e mettendo il vangelo per falsariga sotto il cammino dei preti conosceremo a prova i passi loro essere quelli del granchio; nè vale opporre che la lettera uccida, e lo spirito ravvivi, conciossiachè la lettera di Cristo risplenda luminosa della luce dello spirito. I preti ad ogni piè sospinto ti vanno ripetendo santo Agostino avere sentenziato nelle cose dubbie doverci noi stare piuttosto alla interpretazione della Chiesa, che alla Scrittura, e quando pure l'opinione di questo santo facesse regola, tu nota com'egli dichiari la Chiesa non il prete, e che cosa sia Chiesa avvertimmo. Ma ai tempi nostri, Roma da imprudenti campioni non so bene se o tradita o difesa, sempre pertinace a rifiutare ogni riforma, scendeva nello arringo della discettazione: per questa guisa dopo renunziato il domma della infallibilità respinge anticipatamente i benefizi della disputa; anzi prima di disputare si confessa vinta, imperciocchè, il campo della disamina secondo lei, non avria ad essere libero e sconfinato, bensì all'opposto da lei definito e ristretto: ora chi a tale patto intende combattere si sente vinto.
Se col sussidio della notizia dei fatti tu vorrai conoscere la causa per la quale la Chiesa chiedente un dì la sua separazione dallo Stato, oggi arrovelli a solo udirne favellare ti fie palese, osservando come sottoposta un giorno allo Stato in ogni sua manifestazione esterna, ella che pure agognava a roba, e a potere terreno ebbe mestiere aggirarsi libera, e inosservata per una sfera di atti diversi, ed anco avversi al principato civile; avendo poi fatto roba ella con le ruine dello stato si compose uno stato, si armò di leggi, il codice romano si adattò a suo dosso, o piuttosto lo convertì in arnese capacissimo a lavorare i suoi disegni, nella maniera medesima che ritagliava per sè il titolo di pontefice massimo, e il paludamento imperatorio mutava in piviale. Ora poi che possiede le decretali d'Isidoro peccatore o mercatore, il Decreto di Graziano, le Clementine, l'Estravaganti, il sesto di Bonifazio VIII e il corpo del diritto canonico, e prosunzione d'infallibilità con altre più enormezze di cui terremo parola, in virtù delle quali, un tempo, ella s'impose sovrana dei sovrani, e dopo, per lo meno pari a loro, repugna a cosiffatta separazione, e veramente non si può operare senza trasformarla, così che avendo arruffato le cose divine con le umane, gl'interessi co' sacramenti, le stole con le manette, l'aspersorio con la mannaia, dividere importi tagliare. Il diritto canonico si caccia dentro il codice civile a mo' di bietta in mezzo al ceppo per ispaccarlo; ed invero egli talvolta dispone diverso, e tale altra opposto alla ragione civile; onde se lo abolisci, e devi abolirlo, non puoi lasciare la Chiesa libera come colei che si compone nella massima parte di questo, il quale ella inalzava alla dignità di domma, ed emana figliuolo primogenito dalla infallibilità sua: dove all'opposto tu glielo lasci stare, e' sarebbe come rapire al corsaro il bottino, e non levargli la galera; con le mani ignude ella strappò le corone di mano dei Re, pensa tu se non vorrebbe ritentare la prova provvista di questa sorte tanaglie! Qui con parole succinte pongo uno esempio. Nelle materie matrimoniali il codice civile conta da due parti; così a mente di questo tu disti dalla tua cugina quattro gradi, imperciocchè fra tuo padre e te corra un grado, un secondo fra tuo padre e l'avo tuo, il terzo fra l'avo e lo zio, finalmente il quarto tra la cugina e te; quindi là dove ti garbi puoi con la tua cugina stringere liberamente legittime nozze; non così per diritto canonico, il quale inteso a moltiplicare i divieti per crescere la messe delle dispense conta da un lato solo; però tu dalla tua cugina distando due gradi non puoi con essa dirittamente ammogliarti se prima, pagando, non ottieni la dispensa. Supposto che tu non voglia, o non possa procurarti la dispensa, ed invece persista nella voglia di sposare la cugina, ecco le coscienze turbate, la famiglia percossa nei fondamenti; se non che il prete ipocrita ti nota: o credi o non credi; se ti piace credere, tu lo hai da fare a questo patto; se non credi che t'importa di me? No, prete, non è così: le società umane senza religione non sembra, che possano durare, e tu ti sei impadronito di questa necessità dell'uomo, foggiandola in modo da fartene il tuo campamento; odi: si narra come a Temistocle esulo Serse donasse tre città, Lampsaco, Magnesia, e Miunte, la prima pel pane, la seconda pel vino, e l'altra pel companatico; a te poi non furono dati, bensì pigliasti i sette sacramenti e gli adattavi a cappa magna dei sette peccati mortali, che per ordinario ti trovi a possedere; nè qualche volta il panno basta per tutti.—La Chiesa come sta non può lasciarsi libera: la dottrina diversa è inganno, od errore; la religione forma parte dello stato; che rilevano menzogne? Peggiorano il male, che deve conoscersi intero e guarirsi; quando, come nei primordi della Chiesa, il popolo eleggerà i suoi seniori (dacchè prete altro non significa che vecchio) egli gli scerrà tali che rispondano ai suoi intendimenti, nè andrà a cercarli tra gente che tiene la religione come schiera ordinata contro la legge. Caschino le decretali di Gregorio, e il Sesto di Bonifazio; diventino curiosità di Museo i sacri canoni, e il diritto canonico, non oltrepassi la Chiesa la soglia della coscienza, e allora, ma allora soltanto si bandisca la Chiesa libera, però guardandola sempre, perchè in simili faccende sempre si vedano rimettere i talli sul vecchio.
Vedrai lettore questa Chiesa, che cristiana avversò con indefesso studio il paganesimo, fatta cattolica redarne le spoglie, e mentre conserva la rete di San Pietro per pescare pesci, adopera poi la rete di Vulcano per agguantare uccelli.—Ti fie manifesto altresì come Roma clericale ora della libertà dei popoli si armasse contro la tirannide dei re, e più spesso della tirannide dei re contro la libertà dei popoli, poi li pestasse ambedue.—Conoscerai come con parole avvampate di sacro furore il vescovo di Roma maledicesse in altrui quello, che per pigliare a suo benefizio non dubitò mandare sossopra la unità della Chiesa cristiana.
Casi peculiari ometteremo, o riporteremo pochi, e dei fatti generali solo quelli, che varranno a chiarire vero il nostro concetto. Questa grave materia gli scrittori partirono in diverse maniere secondochè meglio si adattava ai fini delle ricerche, che essi si proponevano: al mio assunto giova dividerla in quattro grandi sezioni, le quali sono:
Chiesa di Gesù Cristo, e suo costume, finchè per tre secoli seguitava le santissime orme di lui.
Chiesa romana, che s'industria prevalere sopra le Chiese sorelle, e vi arriva col danno dello scisma di oriente: di tanto non paga la Chiesa, volta alla terra ogni sua cura, acquista soldati, sbirri, carnefici, tribunali, e prigiona uomini da sfruttare, campagne dove mietere senza lavorare, città da mettere sotto il torchio col nome di governo; insomma acquista luogo nel sinedrio degli oppressori a modo e a verso come ogni altro tiranno. La Chiesa assetata per colpa del liquore che beve, male sopportando anzi aborrendo durare pari co' potenti delira oltrepotere su tutti: e poichè dopo Samuele apparvero i re, ci stieno; a patto però che servano di pavimento ai piedi del sacerdote; e il mondo parve salvato dal diluvio universale dell'acqua piovana perchè sommergesse dentro un'altro diluvio di acqua benedetta.
Poichè il superbo intento andò in pezzi rotto dallo schiaffo sopra la guancia di Bonifazio VIII entra il periodo dove vediamo nel Papa mantenersi, ed anco crescere la libidine di dominare popoli e re sopra la terra; ma ogni giorno scema di potenza, quantunque qualche volta gli dieno ad intendere il contrario anco quelli che ci credono meno, a fine di mettere Dio complice nel misfatto commesso immaginando consacrare la usurpazione col depositarla sopra la tomba di San Pietro; il prete ora si rileva, ora casca, e diverso da Anteo ad ogni caduta perde di forza. Quello, che portò a Roma il flutto della barbarie, la civiltà ritoglie; la libertà riscatta quanto il prete ghermì alla scure del Franco; la lampada sdegnosa di essere tenuta sotto il moggio ad ardere pel prete, appiccato il fuoco al carcere illumina tutti i figli di Adamo; non anco è sorto il sole della verità nella pienezza dei suoi raggi, ma le tenebre dello errore si diradano ogni momento di più. La Chiesa di Roma oggi presenta lo spettacolo miserabile dell'uomo decrepito, che combatte con l'agonia; intorno al letto le fanno corona servi interessati, ed intrusi stranieri per involare parte del suo retaggio ai legittimi eredi. Anco quando presume operare bene ella fa male, e mentre a sè non giova, altrui danneggia, però che levando la voce a maledire il tiranno russo noi rammentiamo come altre volte la levasse a maledire l'oppresso Pollacco; e da voi altri sacerdoti non si veda, che cosa, secondo il vostro giudizio, rimarrebbe da fare ai Pollacchi quando vituperando l'enormezze russe rifuggite da lodare la virtù pollacca. La voce del sacerdote non suona amica, e franca; nella ribellione dell'oppresso il rappresentante della Giustizia eterna non ravvisando la sacra ira che la Provvidenza dette anco al verme mi scappa fuori con la dottrina infelice di San Paolo che comanda, o finge comandare ai cristiani tremanti sotto Nerone: «obbediscano sempre, e poi sempre ai principi comunque iniqui.» In questa voce, che emise il prete come se avesse la gola presa dal raffreddore tu senti che qualche cosa manca… sì certo, ci manca il prezzo pagato dal Moabita a Balam; se Alessandro moscovita donava a Pio IX un Cristo di oro co' chiodi di rubini come praticava Niccolò suo padre con Gregorio XVI, costui avrebbe spaventato il mondo con una seconda edizione riveduta e corretta della scellerata enciclica del 1832.
Di due cose ha sete il tempo, o piuttosto di tre: di libertà, di probità, e di religione; prima, che muti il secolo queste tre cose sgorgheranno pari alle acque dell'Oreb dai capi del prete, e del despoto spezzati.