— Ammazza l'orso e poi vendi la pelle, che dal fare al dire ci è che ire, disse Ciriaco; poi tratto il coltello gridò: su, addosso...

— Addosso...

— Signore vi raccomando l'anima mia! strillò un povero staffiere investito da Ciriaco con una coltellata nel cuore; cotesto misero si struggeva di voglia di tornare a casa per rivedere la moglie, la quale pure ieri gli aveva partorito il primo figliuolo, sicchè anco a costo di rilevarne dal padrone una carta di male parole, e forse qualche tristo fatto, allungava il passo, quasi intendesse vincere il palio; quando per avere precorso troppo gli toccava a fermarsi, od a tornare indietro, sudava acqua e sangue: ed ora dopo essersi accartocciato sulle selci della via come foglia esposta all'ardore del fuoco dà parecchi tratti, mano a mano più languidi, e con un soffio fumoso cessa sospirando:

— Maria!...

Cotesto era il nome della moglie, che lo aspettava; quello del figliuolo non potè profferire o perchè gliene mancasse la balía, o perchè non glielo avesse anco imposto al battesimo.

Paolo, brandita appena la spada, vide i due seggettieri scappare vilissimamente abbandonando il padrone, il quale sguizzò fuori con singolare prestezza, e tratto a sua posta la spada, si mise su la parata: qui cominciò un duello nelle regole, ora schiarito dalle torce, ed ora, pel subito eclissarsi di quelle, sepolto nel buio; nè stette guari, che gli schermidori conobbero l'un l'altro nella pratica delle armi spertissimo; onde presero a combattersi con molto riguardo; certo lo svantaggio pendeva dalla parte dello assalito, però che la sua spada cinta al fianco per pompa, di lunghezza e di costola non sopportasse paragone con l'altra, molto più che veniva trattata da mano di ferro; cosicchè tra per questo difetto della spada e la sorpresa dell'animo, il cavaliere stava su le parate come persona, che si chiamerebbe arcicontenta a cavarsi d'impiccio. Dal lato di Paolo s'instava con furia premendogli finirla, ma appunto per questa furia s'impigliava non ritirando dalla sua superiorità tutto il profitto che avrebbe potuto; il gioco procedeva netto, chè non ci era luogo a finte, o a botte arrischiate per tema di smarrire il ferro, e trovarsi poi quando uomo se l'aspettava meno una stoccata nel mezzo del petto. Deve dirsi a onore del cavaliere assalito, che sebbene non sapesse rendersi capace dello assalto inopinato, non gli parendo avere nimicizia con veruno, e non potendo in mille apporsi per trovare la causa che moveva l'assalitore, tuttavia egli, mirando il suo avversario solo, non volle interrogarlo per chiarire se lo avesse tolto in iscambio; molto meno chiamare per aiuto; proprio da idalgo a tre peli: però nonostante simili acutezze di puntiglio, che soglionsi appellare cavalleresche, e se si qualificassero bestiali, non sembra che ne potesse impermalire la gente, lo assalito dava indietro per levarsi vie via di misura; e non gli valse, che qualche sdrucio nel braccio e nella coscia lo ebbe a patire; così di passo in passo si trovò con le spalle alla porta di un palazzo, e ormai lontano dal luogo dove ardevano le torce. Ora o che tratti allo strepito dell'armi avessero aperto l'uscio per di dentro, o per inavvertenza fosso rimasto socchiuso, la imposta cesse; però il cavaliere accortosi, in meno che non balena, del destro il quale gli porgeva la fortuna, entrato nello androne, buttò via la spada e, con quanto gli avanzava forza nelle mani, sbatacchiò la porta in faccia a Paolo. Costui non era uomo da perdere tempo in querele; appena nelle strette prorompeva in una imprecazione, e via; si ritrasse dunque con celeri passi chiamando ad alta voce Maria, sebbene non si potesse dar pace come Ciriaco, a seconda del comando, avesse trascurato di spegnere le torce; ma presto gli tremò il cuore, quando intese con flebile voce rispondersi: Maria: precipitati i passi, ecco, spariti bussola e staffieri, mira giacersi in terra un morto e un moribondo: questi Ciriaco.

Il caso era avvenuto nel modo che dirò: mentre Ciriaco attendeva a cavare il coltello dal petto allo staffiere, che dopo averci penetrato fino al manico si trovò preso tra le costole, l'altro staffiere pronto ed audace, accostatosegli di fianco gli spinse con ambe le mani la torcia a vento dentro la faccia pigliando di mira l'occhio sinistro. Terribile l'urto e la ferita, la quale subito si fece oltre ogni immaginativa spasimosa a cagione del bitume ardente rimasto ingrommato intorno alla tempia e alla gota; mugliando peggio di uomo messo al tormento, Ciriaco lasciò cadersi di mano il coltello aggirandosi sopra di sè come cane che si morda la coda; e lo staffiere, che lo mirò concio a quel modo, raccolse il pugnale, e così in fretta in fretta gli appiccò un paio di coltellate nella pancia da farci passare l'anima in carrozza. Ciriaco cadde a sua posta esclamando, Maria, e lo staffiere corso dietro ai portantini li ricondusse sul posto a pigliare la seggetta, nè udendo poi chiamare per aiuto o rumore di ferro, riputò, che il padrone si fosse riparato correndo a casa; per la quale cosa non volendosi trovare alle peste con la Corte, che era tale prunaio allora, nè troppo se ne differenzia adesso, che chi ci entra non ci esce senza lasciarci almanco qualche bioccolo di lana, insieme ai compagni pigliò il puleggio.

Alla voce di Maria Ciriaco risensa, che ormai il suo spirito cominciava a vaneggiare, e vinto dallo spasimo della morte vicina, con debile voce chiamato a sè Paolo così gli disse:

— Signor Paolo, bisogna che cessiamo di fare cammino insieme; chinatevi, che la lena mi manca, e se la vita per isbaglio prende qualcheduno dei fori, che mi hanno aperto più del bisogno, temo che non potrò raccomandarvi quanto importa che operiate.

— Sta di buon animo, ti caricherò su le spalle, e a casa ti medicheremo per modo, che tornerai saldo meglio di prima.