Il signor Giacomo nel compire questo moto si accorse essersi ingannato e di molto nel supporsi solo in compagnia del signor Santi, però ch'ei si vedesse il cane dietro a un pelo dai garretti con la batteria dei denti scoperta, e dopo il cane l'uomo castagno con la destra dentro una tasca di giubbone, dove era più che probabile che non ci avesse il rosario, o almeno non ce lo avesse solo. Però a liberarlo da coteste due minaccie bastò un cenno della punta del temperino del signor Santi (pare che al signor Santi il temperino fosse come il bastone ai marescialli), e le due creature, l'uomo dico e il cane, nel modo che senza rumore erano entrate, senza rumore se ne andarono.
— Molto bene! — disse il signor Boswell quando le vide fuori dell'uscio. Poi rivolto al Côrso, soggiunse:
— Ora sappiate che mi chiamo Giacomo Boswell e vengo d'Inghilterra e voglio andare in Corsica.
— Andateci. E come c'entro io co' vostri viaggi? In Corsica! Oh! che ci andate a fare?
— Dirò: molte cose ho sentito contare di voi altri Côrsi.
— Sì, eh?
— Sì, e ne ho anche lette e non poche.
— E che avete sentito dire dei Côrsi? che cosa ne avete letto? Poveri, ma onorati, per la Immacolata! e sopra tutto liberi.
— Io ho inteso dire ed ho letto, la Corsica essere una macchia di uomini salvatichi, dentro la quale l'uno cerca l'altro per ammazzarsi.
— Lo avete inteso?