La famiglia Alando possedeva le sue tombe nel procoio della Restonica o di Santa Colomba; però parve plausibile la causa che trattenne la Francesca Domenica, molto più che si diceva, ed era naturale, che l'angoscia di trovarsi sola superstite di tutta la famiglia le avesse alterata la mente: per ultimo senza grave pericolo non si sarebbe potuto trasportare la Serena che ormai presso a morire tornava in chiave non si allontanasse dalla tomba; vi fu anche taluno che ripetendo queste novelle aggiungeva per via di arguzia che la signora Alando nel perdere il cervello ci aveva guadagnato un tanto, perchè era da dubitarsi se sana avrebbe saputo eleggere così savio partito.
Altre sventure, che non sono queste, sprofondano nel mare morto dello interesse umano con minore scompiglio della triste superficie: così per qualche giorno la commiserazione del caso sonò universale; in capo ad una settimana le opinioni si divisero e parecchi cominciarono a dire ch'era doloroso comprare a questo prezzo la pubblica tranquillità, ma che pure la proviamo tanto necessario elemento all'ordinato vivere, che qualsivoglia prezzo non si può stimare mai troppo; altri poi si attentarono predicare addirittura ch'ella era stata grazia di Dio, e avrebbero dovuto appendere il voto, dacchè la rabbia si era manifestata fra i cani, e il paese veniva a purgarsi dai banditi senza scapito incamminandosi bel bello a quel grado di civiltà che stava in cima dei pensieri di sua maestà cristianissima, che era Luigi XV, il quale per avventura a tempo avanzato ne favellava con la madama Dubarry.
Francesca Domenica si conduceva quotidianamente e spesso anche più volte al dì, non meno che la notte, a visitare la tomba del figliuolo; chiudevasi nella cappella ed attendeva a fare colletti di vettovaglie di facile trasporto: e col continuo portarvi robe, la cappella aveva preso l'aspetto di una canova, senza, per mio avviso, dispiacere dei santi colà dentro dipinti. Ella poi per ripararsi dal freddo o per altre cause si era vestita di una cappa nera col cappuccio parimente nero: sebbene non avesse dato più in ismanie come il giorno della morte del figliuolo, all'opposto assunto un fare malinconico, non per questo sembrava le fosse tornato il cervello in sesto; ed invero ella procedeva sempre col cappuccio tirato giù su la faccia, e borbottava parole senza discorso, sicchè all'ultimo i fanciulli avevano preso a impaurirsene, e le mamme per farli stare cheti non trovavano meglio che minacciarli così: «ecco che viene la donna nera!» Siccome la superstizione di sua natura è male attaccaticcio, le mamme nell'applicarla altrui la svegliarono in sè stesse, onde se qualche faccenda andava loro al rovescio, subito ne incolpavano il mal di occhio della donna nera; se incinte la incontravano per via, sputavano subito per gittare il fascino per terra, gli uomini vennero più tardi, pure vennero anch'essi non mica per affannarsi della moglie o dei figliuoli, bensì per la vacca, il vitello, il cavallo e le capre, perchè vivono rari ma rari bene i villani i quali tutte queste creature non antepongano alla moglie, ed anco un tantino ai figlioli. Crebbe il terrore per averla veduta, come affermavano, nella stessa ora in più luoghi; tali gli atti, il sembiante il borbottìo e le vesti: un paesano giurava averla incontrata a pie' dei colli di Tiventoso dond'era partito la mattina all'alba su di un cavallo che volava, ed essere rimasto di sasso quando traversando la strada che passa davanti al procoio di santa Colomba le apparve in procinto di uscire di casa quieta e composta come se fosse uscita allora dal letto.
Senza incontrare molestia così durarono fino agli ultimi di gennaio. Ferrante vestito di una cappa nera col cappuccio tirato su gli occhi imitando i passi e i gesti di Francesca Domenica si recava ogni lunedì alla posta dov'essa lo aspettava e date e ricevute le salutazioni, ei metteva su le spalle e pigliava sotto le braccia i colletti delle provvisioni recandole su la cima delle rupi; a sollevarlo da tanta fatica lungo la via più erta rinveniva i compagni, e tra di loro nascevano sempre liti intorno al volerla portare fino alla grotta Ferrante, e al volergliela torre i compagni, e sempre finivano col levargliela e lasciarlo addietro stanco com'era. A quei giorni Ferrante richiesto le centinaia di volte si adattò ad appagare un desiderio di Francesca Domenica dal quale egli aveva tentato dissuaderla invano, ed era di voler ad ogni costo salire sul monte per refrigerarsi un po' il cuore con la cara vista del figliuolo suo: andò pertanto il Canale la notte del lunedì, si tenne nascosto nella cappella tutto martedì mattina, e come battè l'un'ora di notte si mise con la Alando in viaggio: avevano lungo tempo discusso fra loro se giovasse meglio mutare vesti o andarsene ambedue con la cappa ed il cappuccio neri: dopo avere ventilato bene il guadagno e lo scapito, decisero mostrarsi ambedue con la cappa e imbacuccati, imperciocchè se occorreva che qualche Côrso li vedesse insieme, avrebbe creduto incontrare i battutoli e sarebbe fuggito via peggio che se lo cacciasse il Trentadiavoli.
Il giorno gli sorprese a piè dei colli, giorno infermo, promettitore fino dal suo nascere di uggia e di guai; sembrava rovesciato l'ordine della natura per modo, che il cielo non mandasse più la luce sopra la terra, bensì questa illuminasse il cielo; infatti le pendici coperte di neve spiccavano di luminosa bianchezza sul fondo grigio dell'orizzonte. Nel mettersi dentro l'angusto calle Ferrante, e' sembra che gli occorresse cosa che lo inquietasse, perocchè non valse a frenare un moto di fastidio, il quale avvertendo la sua compagna gli domandò:
— Ch'è ciò, che vi molesta?
— Nulla.
— Che serve! Vuolsi serbare segreti con me?
— Mirate! Mi mettono malumore addosso queste pedate qui...
— Mi sembra, che non ci sia ragione da ombrarvene; e' posseno essere scesi fin qua, e poi risaliti...