— La libertà, come preziosissima, se costa cara non ha da dolere.
— La libertà? che importa a me questa libertà? Mi pota gli olivi? Raccatta ella le mie castagne? La libertà se non consiste nel fare quanto ci piace, massime non pagare nulla, per me non so capire che sia. Dicono che i Francesi abbiano bandito di farci franchi da qualunque gravezza se ci sottomettiamo a loro; dove volete trovare libertà migliore di questa?
— Mariano, non mi volete dar retta, per Dio santo? Anche voi vi accordate a tradire il vostro cugino Giovà Brando? Bada che i Brando si rassomigliano al carbone, tingono e scottano.
— Guelfo non son, nè Ghibellin mi appello; Chi mi dà da mangiar, tengo da quello: questo si chiama ragionare.
— O che ci guadagnate a farmi impiccare come un cane? Nulla; anzi correte rischio di ritrovarvi anche voi compreso nella vendetta, che di traverso va fino al terzo grado... e voi sarete nel primo.
— Per me questi Paoli mi paiono una manica di avari che vogliono campare alle spalle degli altri, e mettere in serbo le entrate....
— Mentre se mi mandate libero, il chioso della Padulella, che fa corpo col vostro procoio, delle Lungagnole....
— Oè! scusate, Giovà, se non vi ho atteso.... la Padulella dunque.
— Che fa corpo al vostro procoio io ve la regalo; voglio dire: prometto vendervela al prezzo che mi avete offerto, e, capite bene? torna lo stesso, che donarvela.
— Passata la festa si leva l'alloro: chi mi assicura che manterrete sciolto la promessa fatta mentre eravate legato?