E i vivi marmi del nostro Agnol guati
E senti, — e lo eternale dei dannati
Pianto di rabbia e di dolore intendi;[1]
Tu che possa natura all’uomo apprendi
Sotto l’italo cielo incontro ai fati,
Quanto sia premio un riso amico ai vati,
Gentilissimo Spirito, comprendi.
Pur me anelante delle amate fronde
Non lusingare, e di’, se il merto: «Falle,
Volgi, o figlio, la prua da queste sponde.» —