“Illustrissimo, è lesto.”
“Vediamo! — Tirami innanzi questo riccio; — così; — bene. Raccogli questi capelli dietro l’orecchio. — Adesso con garbo tienmi fermi i capelli, che non mi si arruffino mentre passo la camicia.”
Sempre tenendo gli occhi fissi nello specchio, il duca allunga la mano al canestro, ove con diligenza remossi i primi e più sottili pannilini, la insinua per trovare la camicia: mentre si adopra in simile ricerca, ecco gli s’impigliano le dita in certa materia molle, che sembra al tatto seta greggia: maravigliando si volge, e vede appunto una ciocca di fili finissimi e biondi, come di seta.
Una stretta di ferro gli comprime il cuore: libera impetuoso la testa dalle mani del servo, per modo che l’acconciatura laboriosa dei capelli va in un istante perduta; si curva palpitante, da un lato getta e dall’altro i vari capi della biancheria, e gli si presenta in fondo del canestro...
Ohimè! La testa recisa di Caterina...
Dopo nove ore di terribili convulsioni Iacopo Salviati aperse gli occhi, gli girò immemore attorno, e vide i servi costernati affaticarsi a tenerlo fermo nel letto. — Richiuse gli occhi, corrugò forte la fronte per raccogliere le idee, e al rammentarsi dell’atrocissimo caso, balza di un gran salto sopra la spada, e gittatone via il fodero irrompe tempestando nelle stanze della duchessa.
Madonna Veronica, scortata da otto bravi e da Margutte, si era posta in salvo riparandosi a Massa presso suo padre, l’illustrissimo[25] signore Carlo I.
La città e la corte rimasero lungamente atterrite non solo pel delitto, che pure era in sè atroce, quanto per le circostanze di cui aveva saputo circondarlo la immanissima donna.
La tela di ragno della Giustizia prese mosche. — Di tanti colpevoli, ad uno solo le riuscì mettere le mani addosso, e fu Bartolommeo Canacci, trovato il giorno di capo d’anno giacente sopra il tronco infelice della matrigna Caterina. Vinto da immenso spavento alla sola vista degli strumenti della tortura, rivelò subito tutti i più secreti particolari del delitto, esponendosi in questo modo per amore delle braccia a certissimo pericolo di perdere la testa. E di vero, poco dopo su la porta del Bargello lo decapitarono. Quando il carnefice, afferrata pei capelli la infame testa, la mostrò alla plebe, questa la salutò con urli, fischi, e con avventarle contra di ogni maniera immondezze.