[19]. Pag. ivi. — Viani, op. cit., p. 227, v. 37.

[20]. Pag. 41. — Lastri, Osservatore fiorentino, tomo V, p. 101.

[21]. Pag. 42. — Vedi sopra la Revue Britannique, un articolo intorno ai mangiatori di oppio.

[22]. Pag. 43. — Æneid., I.

[23]. Pag. 50. — Grandissimo era in quei tempi l’amor de’ profumi. Il conte Lorenzo Magalotti nelle Lettere 8 e 9 delle scientifiche, riporta, tra le altre notizie, che due cuscinetti di odori giungevano al prezzo di 400 pezze d’oro.

[24]. Pag. ivi. — Buccheri erano vasi di pietra odorosa; i preziosi venivano da Quito, Chily, Guadalakara: i preziosissimi da Natan. Questo odore fu ricercato con fanatismo: somigliava a quello che nella state tramanda la terra riarsa dal sole quando è bagnata. — Questa terra mangiavano perfino ridotta in pastiglie. Oggi l’odore del bucchero è cosa ingrata. In questo modo odori, sapori, opinioni ec. vanno mutando col tempo.

[25]. Pag. 53. — Ferdinando II imperatore, con diploma del 7 febbraio 1625, concesse il titolo d’illustrissimo a Carlo I, principe di Massa, per sè e suoi eredi legittimi nello stato. — Viani, op. cit., p. 44. — Si narra come i popoli esultanti per così sperticato benefizio ricevessero l’ordine d’illuminare spontaneamente le finestre per tre sere di seguito.

Nota del Trascrittore

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