— Pel mese venturo io sarò a Londra, rispose il giovine.

Mentre lo straniero segnava colla matite alcune parole nel taccuino, Daniele a cui era sorta nella mente un'idea subitanea, si slanciò sull'incognito e con mano vigorosa gli strappò il portafoglio.

— A tuo dispetto saprò chi tu sei e chi t'invia, gridò Daniele con occhio demente. In pari tempo suonò con forza un campanello e, aperto l'uscio, gridò al soccorso.

Il suo domestico accorse.

— Liberatemi da quest'uomo, gridò Daniele in francese, ei vuole assassinarmi, vuole impadronirsi del mio portafoglio.

Il servo si mosse per porre le mani addosso allo straniero, ma si vide appuntate in sul volto le canne di due pistole.

— Sciagurati, esclamò l'incognito senza il minimo segno di alterazione della fisonomia, un passo che diate verso di me vi costerà la vita. Giù il portafoglio, signor Fritzheim, o il vostro cervello salterà in aria.

Non ci era da dubitar minimamente che lo straniero non avesse fatto seguire l'atto alla parola. Daniele gittò a terra il taccuino. L'incognito vi pose subitamente il piè sopra e comandò al servo di sgombrargli l'uscio, tenendo sempre tutti e due a linea delle sue pistole. Il servo obbedì. Lo straniero intascò il portafoglio.

— Quest'atto insensato di violenza mi costringe a privarmi del piacere di rivedervi, signor Daniele. Avrò cura di farvi pervenire per altre mani la solita polizza che ora vi siete messo a grave rischio di perdere.

Il domani, all'ora che Daniele si accingeva a salire nella diligenza per Roma, una donna, pallida ed emaciata dalle sofferenze, vestita miseramente, e tutta cosparsa di lagrime, se gli fece incontro.