In simiglianti occupazioni Edmondo spendeva parecchie ore, e sempre ne risentiva grandissimo sollievo. Egli avea studiato in America l'arte delle piantagioni; avea però non poche cognizioni di agricoltura Nella isola di Cuba, oltre al traffico degli schiavi, le piantagioni dello zucchero, del cotone e del tabacco erano state le principali vene della sua ricchezza. Quasi ogni mese egli facea fare enormi carichi di cotone e di zucchero ai vapori armati pel Mississipi, e vendeva i prodotti delle sue terre ai paesi che si trovano lungo la corrente di questo interminabile fiume. Nuova Orleans era il centro, nel quale venivano a confluire i capitali di Edmondo, che vi teneva la sua principale amministrazione.
La conversazione del Baronetto era delle più piacevoli ed istruttive, ed i suoi discorsi erano pieni di quella trista esperienza che danno i disinganni della vita. Egli avea tanto viaggiato; avea veduto tanti lontani paesi; era stato in mezzo alle più alte classi sociali, avea trattato gli uomini celebri di tutta Europa; ed oggi era al caso di ragionare con aggiustatezza di molte cose. Edmondo parlava con grandissima facilità molte lingue europee e varie orientali, tra le quali l'araba. Nella sua solitudine di Schoene Aussicht, egli coltivava le lettere e le scienze morali; leggeva quasi tutti i principali giornali che si pubblicavano nel mondo, e la sera faceva cogli amici i suoi comenti su qualche subbietto politico, morale, economico o industriale. Le ore serotine ch'ei passava ragionando di filosofia e di lettere erano le più belle della sua giornata. Molte volte si pentiva di aver dissipata la sua giovinezza, e diceva che il filosofo di Schoene Aussicht avea maledetto il Cavaliere del Firmamento. Ma era egli parimenti pentito degli errori e delle follie della passata sua vita? Si doleva dei mali gravissimi che avea cagionati a tante disgraziate famiglie? Mal potremmo dirlo, imperocchè sulle ruine di quell'anima non ispirava l'alito dolcissimo e vivificante della grazia celeste. La saggezza umana, ch'è follia dinanzi agli occhi di Dio quando è confidente in sè sola ed orgogliosa, e l'età, l'inesorabile medicina della febbre delle passioni, aveano soltanto influito a cangiar quell'uomo; benchè la cagione precipua del mutamento che si era fatto in Edmondo fosse il segreto della Provvidenza, di che or diremo.
Edmondo era stanco del passato ma non pentito. La sua anima era un vulcano estinto da cui esala tuttora un'afa mortale. Egli era sempre materialista.
Ciò nulla di manco, non era possibile il credere che il proprietario di Schoene Aussicht fosse il medesimo uomo che il Baronetto Brighton, il Conte di Sierra Blonda, e Sir Falstaff. Tra questi ultimi e il primo ci era quella barriera che separa la saggezza dalla follia. Edmondo era tutt'altro uomo da quello che era stato nella sua giovinezza. Abbiam detto che la precipua cagione del suo cambiamento era il segreto della Provvidenza. Che cosa dunque aveva oprato una tale straordinaria trasformazione? Un pensiero che era la serpe morale posta da Dio nel cuor di quest'uomo che tanto aveva oltraggiato le Divine sue leggi. Questo pensiero era la Paura della morte. Edmondo perciò non era felice. Mirabil castigo della Divina giustizia! Attraverso le delizie ond'ei si circondava, e nello stato della più perfetta sanità, quell'uomo avea molto spesso e quasi ogni giorno momenti di tristezza e di disperazione pensando che un dì egli doveva abbandonar la vita. Quando l'ora della sua morte fosse suonata, i suoi milioni non l'avrebber ritardata neppur d'un minuto! Orrendo pensiero che il rendea tristo e taciturno per ore intere, sepolto nella più desolante melanconia: Non era tanto il pensiero di dover finire che gli dava rovello e tristezza, quanto un altro pensiero che ne derivava qual conseguenza. Edmondo era preso da raccapriccio e da orrore pensando che il suo corpo nutrito con tanta ricercatezza, godente di tutte le dolcezze della salute e delle dovizie, conservato con quanto ci è di meglio nei regni vegetali ed animali, il corpo ch'egli tanto amava ed al quale prodigalizzava le più tenere cure, sarebbe stato un giorno abbandonato a pasto dei vermi della terra!!
Edmondo fremeva, e non rare volte rompeva in codarde lagrime pensando al suo CADAVERE!!
III. LE NOTTI DI EDMONDO
Il proprietario di Schoene Aussicht diveniva ogni giorno vie più tristo e impensierito: a stento i suoi amici il traevano qualche volta dalla concentrazione in cui cadeva. Edmondo incominciava a fastidiarsi benanche di quegli innocenti piaceri che avean dato alla sua anima serenità di sentimenti della natura. La sua conversazione languiva per difetto di attenzione in lui; poco parlava, e pochissimo parea che prestasse ascolto a' ragionamenti de' suoi dotti visitatori, a' quali non isfuggì lo stato del Baronetto, e più volte il richiesero della cagione della sua ipocondria. Colui dava sempre vaghe risposte, e negava che avesse motivi di essere sovra pensieri, ovvero adduceva per causa qualche disavventura immaginaria. Ma il sorriso non più ispuntava in sul labbro di Edmondo, la cui salute incominciò a risentirsi della prostrazione del suo spirito. E quanto più egli si accorgeva di dar giù nella salute, tanto più crescevano in lui le apprensioni, l'abbattimento, i fantasmi della morte e le agonie d'una debolezza di spirito singolare e straordinaria. Invece di procacciarsi distrazioni, egli prendea diletto ad immergersi nel fitto pensiero che il torturava. È questo appunto uno de' più strani fenomeni dell'umana natura, che cioè l'uomo trovi una certa voluttà nel pensare continuamente a quelle cose che più gli danno argomento di pena e di melanconia. Lo sventurato si attacca alla sua sventura, si ammoglia con essa, la tiene strettamente abbracciata con sè: vi s'inebbria fino alla mattezza: ogni distrazione gli riesce pesante, amara, importabile. Egli ama soltanto di sentir parlare della sua sventura; detesta chiunque cerca di strapparlo per poco dall'idolo suo, e maledice quella mano che si studia di arrecargli balsamo e sollievo.
Oh se la malinconia di Edmondo fosse stata figlia del pentimento! Oh se il pensiero della morte fosse stato ispirato in lui dalla religione! Egli sarebbe stato felice, pienamente felice, imperocchè vi ha nella vita de' momenti in cui l'anima sente il bisogno di contristarsi, in cui, esaurito quel circolo limitato di usuali svagamenti, essa non può trovare un godimento che nella tristezza; non già quella tetra ch'è figlia di gravi infortunii, o cagionata da tormentosi rimorsi, il cui solo falso raggio di speranza è il nulla della morte, e che ama di pascersi nelle tenebre della notte o fra gli orrori delle tombe; non già quella disperata e funesta in cui cade il cuor d'un padre o d'una madre nel veder languire gli amati figliuoli nella miseria, o da altra simigliante sventura oppressi; ma sibbene quella cara e misteriosa tristezza che nasce nell'anima dall'innato amore del sublime e del bello; quel sacro dolore, che diffondono sul cuore le pagine de' salmi o le tenere carte Davidiche: quella tristezza a cui ne invita il racconto di qualche nobile azione, di qualche compassionevole avvenimento; quella dolcissima tristezza infine, di che inebbriano la nostr'anima il patetico suono delle onde del mare, il mormorio delle vergini foreste, un gemito dell'aura nel silenzio della sera quando si medita sulle ruine coverte di edera e di muschio, un raggio di luna che segna sul terreno la croce di selvaggia tomba.
Avvi un'altra sorta di tristezza, necessaria all'anima, come la medicina al corpo infermo, ed è questa la tristezza del pentimento. Ah! chi mai non sentì una volta almeno in vita la necessità di questa tristezza? Augusta figlia della religione, sublime tristezza del pentimento, tu sei sacra come la voce della virtù, inviolabile come l'innocenza, soave come la speranza; per te l'uomo volge atterrito uno sguardo al passato, ed interroga gli anni scorsi nell'obblio della vita; è per te che un raggio di calma penetra il cuore dell'uomo colpevole, e diffonde sulla sua anima quella beata tranquillità dell'innocenza, a cui sortilla il Creatore.
Ma il codardo affanno di Edmondo non provveniva, siccome dicemmo, dal pentimento. Una idea fissa e terribile il perseguitava, un'immagine che gli mettea il ribrezzo e lo spavento nell'anima: il suo Cadavere!