Tip. Fratelli Treves.


LA TRASFORMAZIONE SOCIALE


CONFERENZA
DI
Francesco S. Nitti.

Dal 1789, quando scoppiò la rivoluzione francese, al 1814, quando, nel giorno d'ognissanti, si riunì a Vienna il congresso che credette di aver restaurato il diritto divino dei re, non scorsero che venticinque anni. Ma la vita di quei venticinque anni fu così intensa e così turbinosa; ma gli avvenimenti che si seguirono e si incalzarono furono tanti e sì vari, ma l'influenza di Francia su tutta Europa fu sì grande, che quel quarto di secolo appare, anche a chi meglio l'abbia penetrato, come uno dei periodi più interessanti e complessi della storia umana. Or tentare solamente di riassumere in una conferenza quale sia stata la vita d'Italia, durante quei venticinque anni, e quale la trasformazione sociale determinata dai fatti e dalle idee nuove, mi pare un tentativo così vano e una sì vana impresa, che io non avrei osato di parlare a voi, se non mi fossi lusingato e non mi lusingassi tuttavia, di poter fare, uscendo dal vecchio alveo delle ricerche, un tentativo di interpetrazione e di esplicazione di quei fatti, che finora sono stati, mi pare, troppo considerati sotto l'aspetto esteriore della politica e della narrazione, troppo poco nel loro contenuto essenziale.

Perchè la rivoluzione francese operò profondamente in Italia e nondimeno le scosse che vi produsse non furono sì brusche e sì rudi come in Francia? perchè la trasformazione sociale, che in Francia non potè compiersi se non a traverso tanto fiume di sangue, parve si compiesse in Italia più agevolmente, e non trovò grandi ostacoli e non ebbe ad abbattere dighe poderose? perchè invece solo a Napoli l'urto fu più vivo e la scossa più rude?

La rivoluzione francese è contrassegnata da due grandi fatti: l'abolizione della feudalità e il sorgere della borghesia, come classe di governo. In Italia, tranne forse a Napoli e in Sicilia, la feudalità era se non morta, morente, e la borghesia già in parte padrona del potere politico. La rivoluzione, che ci venne di Francia, non dovette quindi urtarsi contro ostacoli tenaci, nè spezzarli per vincere: ma precipitò un movimento, che già v'era e trasfuse energie e speranze, che non erano forse ancor sorte.