Peggio fu, quando si riseppero le sanguinose scene della Rivoluzione, la ghigliottina in permanenza, il Re con la famiglia in carcere, la Repubblica proclamata, i Giacobini prevalenti con la Convenzione, e quando nel novembre del 1792 si vide capitare in Roma Niccola Giuseppe Hugou de Bassville, segretario della Legazione francese di Napoli, quel medesimo, che poi pel poema del Monti restò noto al mondo col nome più poetico di Ugo Bassville, e che prima fu spedito quasi di nascosto per tastar terreno, poi s'atteggiò a diplomatico, e d'intesa con pochi amici e colle Logge Massoniche accese, insieme ad un La Flotte, ufficial di marina pure francese, una briga internazionale per surrogare sul palazzo del Consolato e dell'Accademia di Francia all'antico stemma Borbonico quello della Repubblica.
Il Papa resistette, lo sdegno universale divampò, e provocato con iattanza francese dal Bassville e dal La Flotte finì il 13 gennaio 1793 nell'assassinio, a furor di popolo, del Bassville.
Si disse allora e si ripetè poi, che il governo ci avesse mano, ma non è provato, e le circostanze di fatto, diligentemente vagliate dal Vicchi, sembrano anzi escludere tale complicità.
Comunque, la reazione popolare giunse a tale, che ad imbrigliarla bisognò tutto il vigore e la sollecitudine, che prima adopravansi solo contro i sospettati aderenti della Rivoluzione, fra i quali era certamente anche il Monti, framassone, amico al Bassville, e che avea lasciate in mano di lui carte compromettenti.
Seguirono in Francia la decapitazione del re e della regina, il Terrore, le stragi, la guerra universale, e a tali eccessi anche i più caldi in Italia ristettero e ripugnarono. Così pure accadde al Monti, che oltre a trescare in cospirazioni avea già dovuto a questo tempo cercar di deviare la maldicenza e l'invidia, suscitate dalla sua gloria e dal misterioso romanzo dei suoi amori colla duchessa Braschi, mercè un matrimonio improvviso con Teresa Pickler, bellissima giovinetta romana, tutta gloriosa d'aver conquistato il cuore dell'acclamato autore dell' Aristodemo e del Galeotto Manfredi e certo ignara di servire da parafulmine alle sue politiche e galanti marachelle. Ma che bel parafulmine era allora Teresa Pickler! Ed il Monti se ne innamorò per davvero, e forse la duchessa Braschi avrà detto fra sè: “troppa grazia!„
Fra tali intimi e segreti contrasti di terrori personali, di passioni colpevoli, di affetti legittimi, di illusioni e disinganni patriottici è nata la Bassvilliana, il vero poema storico della controrivoluzione italiana.
Esso è troppo noto da doverne a lungo parlare.
Anche oggi (e vi è corso sopra più d'un secolo) esso è uno dei capolavori più popolari della poesia italiana. Ma vedete destino di persecuzione, signore! Quando alla lunga scemò d'interesse e venne a noia l'eterna inquisizione sulla versatilità politica del Monti, ad un'altra croce fu messo, la ricerca di tutte le sue imitazioni e assimilazioni come poeta, specie dalle letterature straniere. E si comincia dalla Bellezza dell'Universo, di cui il meglio sarebbe levato dal Milton, dai sonetti sulla Morte di Giuda, nei quali il Monti avrebbe accattato dal Klopstock persino l'immagine della Divina Giustizia, che pigliò pel collo il traditore
E lo piombò sdegnosa in Acheronte.
(dimando io, se c'è bisogno di farsi imprestar questa roba!) e via di questo passo, il Monti non avrebbe mai fatto altro che un cibreo d'imitazioni felici, belle, armoniose, ma composto a un dipresso, come lo speziale, pigliando da tutti i barattoli, compone le ricette del medico.