Com'è che il giovine greco avea penato così poco a conquistarsi la fama?

Al gusto e al giudizio nostro tutto il fardello delle sue poesie giovanili, fino all' ode e alla tragedia inclusive, pesa ben poco; dirò di più, in quei primi versi non c'è affatto la promessa del poeta che pochi anni dopo dovea scrivere alcuni sonetti e le due odi famose. Ma certo noi giudichiamo le poesie giovanili del Foscolo con criteri molto diversi da quelli dei suoi contemporanei, e non abbiamo sotto gli occhi il poeta giovinetto che con la sua singolarità e la sua stessa povertà attirava sopra di sè l'attenzione, destava l'interesse del pubblico.

Al ritratto di lui lasciatoci dal Pieri aggiungiamo qualche pennellata presa alla tavolozza di altri scrittori contemporanei. Odoardo Samueli, che aveva sentito il Foscolo recitare un canto di Dante, scrive di lui:

Quand'io ti vidi rabbuffati i crini

Con rauca voce e fiammeggianti sguardi

Cantar in suon feroce i sacri ond'ardi

Del tuo padre Alighier carmi divini;

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Cingi, o Italia, gridai, le fulve chiome

Del non tuo figlio col natio tuo serto;