Non tutto il male viene per nuocere.
Dalla lettura del Petrarca fatta in casa Russell, nacquero i Saggi sul Petrarca, cioè la migliore opera che Ugo scrivesse a Londra, quella che lo rivelò sotto un aspetto nuovo, l'aspetto del critico. Chi pensi alle condizioni di tempo e di luogo nelle quali il Foscolo scrisse questi saggi, e i discorsi sul testo di Dante e del Boccaccio, non può non restare meravigliato, non dico della dottrina, ma dell'intuito felice col quale egli vide molte cose, che il progresso degli studi critici dovea poi dimostrar vere. E chi pensi alle condizioni domestiche e di salute nelle quali egli dovè attendere a questi ed altri lavori, la sua meraviglia si cambierà in istupore. Il Foscolo, dissi, era nato poeta. Strappato dalle necessità della vita alla poesia, e costretto a scrivere della prosa pe' librai e pei giornalisti, applicò la potente visione poetica allo studio delle opere altrui, e divenne critico nuovo e potente; lasciatemi dire, l'instauratore della critica nella nostra letteratura.
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Un giorno si presentò a lui una vecchia dama in compagnia di una giovinetta, e gli disse: Ecco, signore, questa è vostra figlia; io, sua nonna, la affido a voi, e vi affido insieme la piccola dote che ho potuto assegnarle.
La giovinetta, che poteva avere sedici o diciassette anni, era frutto dell'amore che il poeta, come accennai, ebbe con una signora inglese nel tempo che militò in Francia. Ugo accolse con lieto animo la figlia, e pensò a mettere in luogo sicuro la dote. Così non ci avesse pensato! Gli venne l'idea di fabbricare, di fabbricarsi la casa, che doveva essere l'asilo della sua vecchiezza, e, morto lui, il patrimonio della figlia: ne fece il disegno da sè, e da sè attese a mobiliarla e adornarla con l'eleganza di un artista.
Come andasse non so, il fatto è che prima ancora che la casa fosse finita, si trovò in tali angustie, che dovè ricorrere per aiuto agli amici; e Lady Dacre, una donna d'alto animo e d'ingegno, che gli voleva bene e lo ammirava, promosse una sottoscrizione per un corso di letture, che gli accrebbero riputazione e gli fruttarono circa un migliaio di sterline. Si figurò di potere con queste accomodare tutte le sue faccende e rimanere un signore. Ciò accadeva nel 3 marzo del 1823. Ai primi del 1824 alcuni creditori lanciarono contro di lui un mandato d'arresto; ed egli, per sottrarsi alle loro persecuzioni, dovè abbandonare di nascosto la propria casa, e andare errando dall'uno all'altro dei più poveri quartieri della città.
Le fatiche e i dispiaceri gli avevano rovinato la salute. Non visse più che quattro anni non interi; e furono quattro anni di patimenti inauditi, materiali e morali. Più d'una volta, mal reggendosi in piedi, dovè andare attorno vendendo qualcuno dei suoi libri, per potersi sfamare. Tanto sentiva di non essere più lui, che nascose il proprio nome sotto quello della figlia.
Se furono grandi i suoi errori, fu anche grande l'espiazione; e sopportata eroicamente.
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Quella che ho tentato di adombrarvi non è certamente, o signore, o signori, la vita di un uomo savio, nel significato che si dà usualmente a questa parola; ma se è bene che la grande maggioranza della società sia di uomini savi, non è male che di tratto in tratto sorga fra essi qualche pazzo, chiamiamolo pure così, cioè no, diamogli il suo vero nome, qualche eroe, qualche poeta, capace di scrivere dei versi come quelli dei Sepolcri; versi che una volta letti vi si conficcano nella memoria e diventano parte dei vostri pensieri, che vi ricercano le intime fibre, che vi trasportano in un mondo ignoto, che vi fanno maggiori e migliori di voi stessi, risvegliando le più nobili energie che dormivano nascoste nell'intimo dell'essere vostro.