Ma ora il dovere lo chiamava altrove, al Capo San Vincenzo, a Teneriffa dove perderà il braccio destro, e infine a dar la caccia pel disputato Mediterraneo a Bonaparte. E intanto la Francia, che non avrebbe avuto nè volontà nè interesse di attaccare Napoli, stanca dalle mene e finzioni di una corte che non sapeva nè far la guerra nè vender la pace, inviava il naviglio del Truguet a imporre la rottura delle relazioni coll'Inghilterra e la neutralità. Tutto fu promesso in fretta e furia per viltà, e i rappresentanti francesi Mackau e Latouche colsero l'occasione dello sbarco per accontarsi col partito liberale che cominciava arditamente a organizzarsi e manifestarsi.

Quel partito, il cui vessillo onorato era tenuto in alto da Mario Pagano, si faceva adulto specialmente per l'esosa persecuzione, e cominciava a pensare alla rivoluzione e alla repubblica, senza badare all'abbrutimento in cui giaceva il popolo. Nei clubs e nell'accademia dei Filomati, che raccoglievano il fiore dei patriotti, come allora presero a chiamarsi, per la prima volta si palesarono fra gli altri Eleonora Fonseca Pimentel, e Ettore Carafa conte di Ruvo. La massoneria lavorava segretamente. Nel '700 si ebbe un ricorso dello spirito di misticismo, e fu il secolo dei Weishaupt, dei Mesmer, dei Cagliostro, degli Svedemborg. Così nei primi anni surse in Inghilterra la massoneria e di là penetrò in Francia, Germania, Italia. Parecchi sovrani vi appartennero. Il governo napoletano da principio la sbandì, ma poi nelle lotte con Roma ne affievolì la persecuzione. Da ultimo ne avea rinverdito il culto un abbate (oggi parrebbe impossibile!), l'abbate Jerocades che fu in pari tempo una specie di Metastasio, di poeta cesareo, poichè la regina, iniziata ai misteri massonici per trarne profitto, l'invitò a corte. Ma più tardi lo mandò a gemere nelle segrete dei Granili, dove lo trovò lo storico Colletta.

Avvenuta la morte di Luigi XVI, fu risoluta apertamente all'estero la guerra e all'interno il terrore regio colla terribile classificazione di fedeli e di reprobi, e colla creazione d'una nefanda e sanguinosa giunta di Stato. E per la prima volta si mormorarono a spavento e ribrezzo i nomi di Castelcicala, di Vanni, di Guidobaldi, di Giaquinto, e a orrore e pietà quello di un povero pazzo attanagliato, Tommaso Amato, e di tre innocenti, colpevoli solo di speranze e d'opinioni, Vincenzo Giuliani, Vincenzo Vitaliani, Emanuele Dedeo, la cui memoria non morrà sopra quella terra che uno di essi baciò prima di salire il patibolo.

Dal giorno dello sfratto dato al Mackau e della rottura colla Francia cominciò un periodo che sempre più confermò la cecità e la brutalità della corte. Mentre pur la milizia faceva buona prova di sè a Tolone, dove per la prima volta si rivelò Bonaparte, che indi a poco doveva rendere in eterno memorabile l'anno 1796 per i suoi incomparabili prodigi; mentre la marina teneva alta la bandiera della patria allato alla flotta inglese principalmente per virtù di quel Caracciolo che tra non molto doveva pendere dall'albero di una delle proprie navi, vittima augusta; e mentre più onore di tutti si faceva la diplomazia napoletana specialmente per opera del principe di Belmonte e del marchese di Gallo, ministro a Vienna, che dette tali prove di sagacia e abilità da meritargli un posto cospicuo nella storia invidiata degli ambasciatori italiani. A prova della sua sapienza civile, che pareggiava l'abilità diplomatica, valga questo aneddoto. Quando ebbe letto l'elenco dei prigionieri per cospirazione, ridendone, disse al Re: “se sono giacobini, mandateli a viaggiare in Francia, torneranno realisti.„

Se l'avessero ascoltato, i suoi avvertimenti avrebbero dato sicurezza al regno in mezzo a quell'imperversare di eventi. Ma il governo era sordo, fremeva sempre la guerra pur giocando, secondo le occasioni e le necessità, d'astuzia e di malafede, e pur avendo colla pace del '96 ripromesso la neutralità. Abbandonò perfino l'Austria dopo le disfatte di Wurmser, e tradì il Papa che dovè subire il trattato di Tolentino.

Questi si era affidato all'Austria e a Napoli, ma l'una voleva Ferrara, l'altro qualche cos'altro; e così i due governi che dal 1792 al 1796 s'erano intitolati i difensori della Santa Sede, non miravano che alle proprie ambizioni e ai propri interessi. Non è da tutti e non era certo da loro combattere per un'idea o una bandiera!

Avvenuto il fatto di Basseville a Roma, da un lato il popolo napoletano faceva un manifesto di fedeltà al re e di guerra ai francesi (strano all'indomani di pace e di fermata neutralità), e dall'altro Mackau, ministro di Francia a Napoli, proponeva al re una spedizione contro lo Stato romano da compensarsi con parte del territorio pontificio.

E invero doveva sorridere alla repubblica di debellare il trono papale colle armi di un borbone, e trascinare la sorella di Maria Antonietta e suocera dell'imperatore d'Austria in una alleanza colla Francia.

E il re, se avesse potuto prendere parte alle spoglie del Papa, si sarebbe accomodato anche alla spedizione, ma i maneggi dell'ambasciatore Giuseppe Bonaparte e l'uccisione del generale Duphot precipitarono gli eventi, e poco dopo Berthier proclamò in Campidoglio la Repubblica romana. Tanto poco occorse a distruggere un vecchio governo teocratico tra l'indifferenza generale, che era forse il maggior sintomo della rivoluzione compiutasi negli animi!

Questa repubblica alle porte del regno e la presa di Malta inasprirono all'ultimo grado la regina che a sua volta, in offesa della neutralità, concesse a Lady Hamilton di far rifornire a Siracusa i vascelli di Nelson, rendendo così possibile la strepitosa vittoria di Abukir.