Chè in quel bel seno la pietade è morta.
Spasima (o si sfoga quasi con le parole medesime) il Costa per la Martinetti:
Atti soavi, altere voglie oneste,
Senno e virtude non mai pigra o stanca.
Fuor che un po' di pietà nulla le manca.
E spasima il Giordani, ma egli si sfoga con parole troppo più acerbe.
Io non mi ricordo nemmeno più se i sospiri sieno piacevoli nei colloqui in due; certo è che in tre sono insopportabili; peggio fra dieci o dodici. Nulla di più antipatico che i languori portati a processione, nulla che geli più la conversazione della presenza d'un innamorato infelice. Il salotto della Recamier, che rammenta quello della Martinetti, guasto appunto dalla coorte degli spasimanti inascoltati, per cagion loro appare agli occhi nostri meno attraente di quelli che lo precederono.
Ve la ricordate la Recamier? Due generazioni di uomini illustri le si prostrarono innanzi adoranti; fu tenuta per la più bella donna di quel tempo, che pur mirò la Tallien, la Santacroce, Giorgina Spencer e la duchessa di Devonshire. Luciano Bonaparte smaniò, Augusto Kotzebue sofferse, Matteo di Montmorency pianse, Beniamino Constant impazzi quasi per lei: a lei il Ballanche e il Chateaubriand volsero morendo gli occhi amorosi.
Statua maravigliosa che nessun Pigmalione valse a smuovere dal suo piedistallo, si serbò pura della purezza del marmo, fatto apposta per sfidare gl'incendi. Sotto il Consolato, quando ella entrava ne' diciotto anni, già eran celebri i ritrovi nella sua casa in Via del Montebianco, o nella sua villa a Clichy: là fremevano del sollecito oblìo i letterati della rivoluzione, il Lemontey, il Legouvé, il Dupaty: là gemevano sulle sorti della Francia i vecchi cortigiani di Luigi XV, il De Guignes, il Narbonne, il Lamoignon: là bramosi di fortuna e di gloria, ineggiavano alla Francia nuova il Massena, il Bernadotte, il Beauharnais: là il Fouché dimostrava la utilità del regicidio al principe Pignatelli che non lo stava a sentire, intenti gli occhi malinconici nei grandi occhi azzurri della padrona di casa. In mezzo a loro la divina Giulietta, sempre vestita di bianco, con un fisciù rosso alla creola, solo ornamento de' capelli ondati, abbondanti. Nimium pulchritudini nocet ornamentum; i troppi ornamenti nuociono alla bellezza, le aveva insegnato il Bouilly, con le parole di Apulejo. Cortese con le donne, con gli uomini affabile, salutava e questo e quello con vocativi diversi e tutti innocenti: mon ami al Chateaubriand, mon camarade al Bouilly, mon petit frère al Dupaty: e così ogni sera fino all'ora dello svenimento. Perchè pur troppo nessuno a questo mondo è perfetto e la Recamier aveva anch'essa il suo mancamento e si sveniva tutte le sere alle undici in punto. Bisognava portarla di peso sul letto: riavutasi, gli ospiti le sfilavano innanzi inteneriti, rapiti: e il cortinaggio, scrive il Lamartine che pur crede simulati gli svenimenti, il cortinaggio scendeva a separare le ineffabili grazie dai desideri ineffabili.
Della Martinetti, Ernesto Masi, il quale pare di lei innamorato tanto quanto il Costa e il Giordani medesimo, scrive: l'adorazione sottomessa e rassegnata fu il sentimento di cui ella più si compiacque. Sarà: io non voglio avvelenare di dubbiezze o sospetti l'animo dell'indulgente biografo: soltanto poichè ho detto che il salotto della Martinetti per la folla degli adoratori si assomigliava a quello della Recamier, debbo aggiungere che la Recamier se s'inebriava degli incensi, non aizzava i turiferari. Per la Martinetti, vedutala a Bologna, il Foscolo prese di primo acchito una delle solite ubriacature, e andatosene a Firenze perseguitava la bella Cornelia con lettere bollenti. Ella rispose, grave, che smettesse: si sentiva (son parole sue) soavemente sicura del proprio cuore, perciò l'insistere fatica buttata; egli malazzato avesse cura di sè, badasse a curarsi e non s'ostinasse in quelle fantasie. Brava! e benedetta la sincerità! Se non che il Foscolo, replicando, le scrive: “avrò cura di me: qui la prima lezione diceva abbi cura di te, l'avete mutata; ho poi trascorsa tutta la vostra terza facciata ed ho trovato sotto la correzione del voi molte traccie del tu „. Via, qui non c'è indulgenza che tenga: quando una donna scrive ad un uomo ha da esser decisa sul pronome da adoperare; quando una lettera non esprime chiaro il pensiero si strappa; quando una parola si cancella, si cancella per modo che non appaia; quando si mettono gl'innamorati alla porta, non si lascia la porta socchiusa. Ma erano, su per giù, tutte così quelle signore: mezze donne e mezze uomini; degli uomini avevano tutte le ambizioni, delle donne tutte le debolezze; tutti i pregi fisici del loro sesso, molti difetti morali dell'un sesso e dell'altro.