Quella ched è sovrana,
Ed in cui regna tutta cortesia.
LE UNIVERSITÀ E IL DIRITTO
DI FRANCESCO SCHUPFER
Signore e Signori!
Vi ricorda di avere negli anni della vostra infanzia udito favoleggiare di una principessa d'altri tempi, che la virtù malefica di un mago aveva improvvisamente immersa in un profondo letargo? La bella dormente durò così cento, ducento, trecento anni, senza che il tempo potesse nulla su lei, finchè un prode e gentile cavaliero, rotto l'incanto, la ridonò alle gioie della vita o dell'amore.
Così suona la leggenda, che mi è tornata al pensiero appunto oggi, che il cortese invito di questa benemerita Società promotrice di pubbliche letture, mi conduce a parlarvi delle università e della scienza del diritto negli albori della vita italiana.
Perchè anch'esse hanno la loro leggenda.
Erennio Modestino, prefetto dei vigili nel 244 dopo Cristo, avrebbe chiusa la serie dei grandi giureconsulti romani. Lo studio e la scienza del diritto, dopo essersi sollevati a straordinaria altezza, sarebbero decaduti. Dirò meglio: quella gioconda primavera della giurisprudenza, che aveva illustrato il regno dei Severi, si sarebbe come spenta improvvisamente già sotto i Romani, per far luogo ad un periodo molto lungo, che avrebbe vissuto di sole memorie.
Ora non vi dirò quali cause potrebbero aver determinato cotesto fenomeno: certo esso ha del prodigioso, ed anche più prodigioso è il modo con cui si sarebbe venuti alla riscossa. La scienza giuridica sarebbe caduta in un letargo mortale appunto nel momento del suo maggiore rigoglio, per risorgere novecent'anni dopo in tutta la sua bellezza e freschezza in Bologna per opera d'Irnerio il fortunato cavaliero.