Soltanto da Mantova a Pavia per il Po le mercanzie pagavano quindici dazi!
Auguriamoci in verità che i nostri Ministri delle finanze non istudino i documenti di quell'epoca; temo che troverebbero nuovi tormenti.
Ma il tempo ne sospinge e non mi è permesso se non di riassumere il concetto che avrei desiderato svolgere più a lungo. La prosperità delle città italiane che nei primi secoli dopo il mille aveva resistito a tante guerre, cominciò lentamente a declinare quando germogliarono e troppo rigogliosamente fruttificarono i tre fattori di ogni decadimento economico:
- i dazi protettori;
- il lusso smodato;
- le soverchie gravezze.
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Appunto negli albori non certo fausti del XVI secolo, che portava in sè tali germi di decadenza, si maturarono fatti i quali per la loro stessa natura accelerarono la caduta economica dei più deboli e non lasciarono ai forti se non la tenacia della conservazione e della resistenza.
Parlare ad un tempo delle conseguenze della politica dell'epoca, dello spostamento del commercio coll'India, della scoperta dell'America, della dominazione spagnuola e del suo regime proibitivo, dell'eccesso del fiscalismo generato dalla altezza dei balzelli, del sistema coloniale italiano, e delle condizioni economiche delle diverse città, sarebbe troppo arduo ufficio. Accennerò ad alcuno dei più interessanti argomenti, e tra i primi a quello che è di maggiore importanza per l'Italia, cioè la scoperta della via marittima che conduceva all'India per il Capo di Buona Speranza.
È noto che Vasco di Gama, dopo i tentativi di Enrico il Navigatore e di Bartolomeo Diaz, girando l'Africa era arrivato presso lo stretto di Bab-el-Mandeb e poi nell'India, il paese, come allora lo si chiamava, delle spezierie; ed alla fine del decimoquinto secolo, nel 20 maggio 1498, dopo dieci mesi di traversata, Vasco di Gama con tre navi portoghesi gettava l'áncora dinanzi a Calicut; l'ardito navigatore che già conosceva l'Oriente e sopratutto il commercio proprio di quelle regioni, ritornando dall'India a Lisbona potè facilmente infiammare l'animo del suo re Emanuele, perchè si intraprendessero regolari spedizioni, affine di ricevere le spezierie, gli aromi e le pietre preziose che avrebbero potuto arrivare a Lisbona molto più a buon mercato che non a Venezia, la quale doveva trarle dall'Egitto di seconda e terza mano. Il navigatore ed il re maturarono il disegno politico-economico, ardito rispetto a quel tempo, di fare Lisbona l'emporio di approvvigionamenti di tutta l'Europa, specie occidentale, per i ricercati prodotti dell'India. Nè l'impresa era senza pericoli, poichè il Portogallo non aveva nè forza marittima nè ricchezza, e si trattava di disputare il mercato commerciale alla più potente repubblica del mondo di allora, a Venezia. Ma Vasco di Gama nel re Emanuele trovò un uomo capace di concepire, di sostenere e di attuare l'audace disegno, non fosse altro per la prospettiva dei vantaggi pecuniari che prometteva. La prima spedizione ufficiale, composta di tredici navi, protetta dagli auspici e dagli aiuti dello Stato, partì da Lisbona il 9 marzo 1500.