È per questo che i prezzi delle cose nella prima metà del 1500 ebbero un aumento relativamente limitato; ma quando nel 1545 per mezzo del peruviano Diego Hualca vennero scoperte le famose miniere del Potosi, la ripercussione sui prezzi fu notevole. La scoperta di quelle miniere che divennero subito le più ricche del mondo e la invenzione di nuovi e meno costosi sistemi per estrarre l'argento, riversarono all'Europa una enorme quantità di metallo bianco; la produzione annua, che pagava la Gabella al re di Spagna, era di 200000 chilogrammi e si calcola che altrettanto metallo uscisse di contrabbando. Non posso trattenermi sui particolari di tale argomento molto interessante, ma ricordo soltanto il movimento dei prezzi del grano che si possono ritenere equivalenti a quelli del pane.
Un ettolitro di grano costava nel 1500 cinque lire d'argento; nel 1520 aumentava a 10 lire, il doppio; nel 1550 era arrivato circa a 35 lire, cioè sei volte di più. Ma ecco subito la influenza del Potosi; nel 1560 un ettolitro di grano vai già 60 lire, nel 1570 ne vale 75 e nel 1590 80 lire. In poco più di ottant'anni il pane costava quindi sedici volte di più. Immaginiamo se i vecchi parlando ai nepoti avevano argomento di ripetere a sazietà: a' nostri tempi, e se dovevano scrollare il capo di fronte a così colossali perturbazioni!
Considerate, ve ne prego, quale enorme sconvolgimento doveva produrre un simile aumento dei prezzi; coloro che potevano facilmente rivalersene sugli altri, evitavano bene o male le conseguenze di un disordine così grave; ma coloro che, o avevano una somma fissa di denaro, o riscuotevano una rendita od uno stipendio, quale scossa non debbono aver subita se in trenta, quaranta o cinquant'anni, il denaro che riscuotevano non serviva che ad acquistare il terzo, il quarto, il quinto, il decimo delle cose che prima si acquistavano!
Ai giorni nostri non possiamo figurarci uno spostamento così grande ed intenso di valori; e già oggi che speculiamo sulle minime differenze e che abbiamo costituite le industrie più importanti non sui grandi guadagni, ma sui piccoli e molteplici, oggi, di fronte ai ribassi di prezzo che notiamo per molte merci, stiamo discutendo, senza esser riusciti ancora a risolvere definitivamente la questione, se sia il prezzo della moneta che aumenta o quello dei prodotti che scema. Nessuna meraviglia quindi se i più strani propositi uscissero dalle discussioni di quel tempo, e se dalla cattedra e dal pulpito il rialzo dei prezzi desse argomento di discorsi in favore delle depauperate fortune. Se non che questa grande perturbazione che più violentemente si fece sentire dopo la metà del secolo XVI era già stata preceduta da quella specie di adulterazione legale delle monete a cui prima ho accennato e che, creando prezzi diversi delle cose secondo che erano pagate in moneta buona, mediocre o cattiva, lasciava meno discernere il fenomeno generale dell'aumento dei prezzi. E questa doppia causa di disordine nelle ordinarie contrattazioni: la molteplicità delle monete con diverso valore intrinseco, ed il continuo deprezzamento del metallo di cui le monete erano più o meno riccamente composte, dà argomento alle più importanti discussioni scientifiche che ci abbia lasciato il 1500.
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Il tempo corre veloce e certamente la vostra benevola pazienza ormai è esaurita e non posso soffermarmi sui cultori dei vari rami della scienza economica. Ricordo solo alcuni nomi: Gaspero Scaruffi, Bernardo Davanzati, Tomaso Beninsegni, G. B. Lupo Geminiano, Lodovico Carbone, il Padre Serafino Razzi, il teologo bresciano Lelio Zecchi, Filippo Sassetti fiorentino, Giovanni Dall'Olmo veneziano, e Giovanni Botero e Paolo Paruta. E in capo a tutti per tempo, per acutezza di osservazioni, per larghezza di idee vorrei mi fosse permesso di tratteggiare Machiavelli economista che, nel principio del XVI secolo, aveva nelle varie sue opere, come bene osserva il Knies, sparsi concetti importantissimi sopra le principali questioni economiche, che anche oggidì tengono perplessi gli studiosi.
Ma se il tempo non mi permette di intrattenermi su tali soggetti, che pur darebbero modo di mostrare come in Italia allora si studiassero problemi che le altre nazioni soltanto alcuni secoli più tardi osarono affrontare, mi sia concesso di chiudere questa conferenza portando un esempio dell'ordinamento civile ed amministrativo a cui erano arrivate alcune città italiane. Trattasi a dir vero di un argomento di statistica, ma questo studio era sino agli ultimi tempi così legato alla economia, che presumo di non uscir dal tema.
Riteniamo come una grande conquista dell'età moderna la istituzione dei registri di Stato civile che tengono conto ordinatamente delle nascite, dei matrimoni e delle morti; e pare ai più che questo moderno istituto sia un perfezionamento della analoga istituzione ecclesiastica ordinata sulla metà del XVI secolo dal Concilio di Trento ed applicata più o meno lentamente dal clero sulla fine del secolo stesso e nella prima metà di quello seguente.
Ora mi piace ricordare che a Mantova esisteva già un registro di Stato civile, almeno per i morti, sino dal XV secolo. Ho trovato io stesso un decreto del 1504 che nomina il Superiore delle bollette, come si chiamava il Capo di quell'ufficio e si dice nel decreto stesso “che sino dall'antico ad ora fu ed è sempre pubblica istituzione di curare di descrivere e di fare descrivere per mezzo di notaio in un apposito libro il nome, il cognome ed il giorno di ciascun morto in detta nostra città, e senza della sua licenza nessun cadavere possa essere seppellito, e se alcuna questione possa sorgere intorno alla morte di alcuno, è consuetudine che detto libro prodotto in giudizio faccia fede sino a prova contraria per qualunque giudice„.
Il più antico registro che è conservato nell'Archivio Gonzaga di Mantova risale al 1498 e non è il primo; quindi più di mezzo secolo avanti che il Concilio di Trento ordinasse i registri parrocchiali e molti secoli prima che si istituissero i registri di Stato civile, essi esistevano a Mantova; erano bollati in ciascuna pagina, le annotazioni e correzioni si facevano per ministero di notaro, nell'ultima pagina si stendeva il verbale di chiusura del registro.