Salutala in mio nome, e dàlle avviso

Ch'io son da gli anni e da Fortuna oppresso.

E così sempre quando parlò di sè e de' casi suoi, o quando in argomento degno si volse da gentiluomo, con un cotal suo garbo di libera devozione, ai principi onde era beneficato, alle dame che ammirava e che amava. Meglio ancora nei cori dell'Aminta; dove la sua naturale mestizia, che direi volentieri di epicureo, se non fosse voce abusata in senso non buono, si compiacque di tutta la dolcezza ch'è nel rimpianto; nel rimpianto ai tempi favolosi dell'età dell'oro, quando l'Amore non aveva da contrastare con l'Onore, e tra le erbe fiorite, senza sospetti nè rimorsi,

Sedean pastori e ninfe

Meschiando a le parole

Vezzi e sussurri, ed ai sussurri i baci

Strettamente tenaci.

Amiamo, concludeva catullianamente il voluttuoso poeta della corte estense, che a mano a mano doveva macerarsi e distruggersi, combattendo sè stesso con gli scrupoli religiosi, combattendo l'arte sua con gli scrupoli critici:

Amiam, chè non ha tregua

Con gli anni umana vita, e si dilegua.