Nympha che e gesti a dolci versi canti,

Che dopo morte anchor gli homini honori,

E fai coloro eterni che tu vanti:

Ove sei gionta? a dir gli antichi amori

Et a narrar battaglie de giganti,

Mercè del mondo, che al tuo tempo è tale,

Che più di fama o di virtù non cale.

(II, XXII, 2).

Del resto importa rilevare che l'atteggiamento del Boiardo in cospetto del mondo della cavalleria non è già qualche cosa di peculiare a lui. In embrione, esso si può cogliere negli stessi rimatori popolari, ai quali, per esempio, non sono estranei nient'affatto i richiami scherzevoli all'autorità del famoso arcivescovo; portato all'estremo, per via d'una speciale conformazione dell'ingegno e dell'animo, ci dà il Morgante; e che del pari come agli scrittori fosse comune anche al pubblico cui essi si rivolgevano, può mostrare l'intonazione del contrasto tra Isabella d'Este e Galeazzo Visconti, a proposito del quale la parola “umoristico„ mi è già dovuta uscir di bocca. Si tratta dunque di qualcosa, che è dell'ambiente italiano d'allora. Da questo qualcosa, se si va bene al fondo, il nostro romanzo cavalleresco ripete in generale quel suo temperamento capriccioso, che rende naturali, nonchè ammissibili per esso, tutte quante le capestrerie di pensiero e di forma.

Esaltatore dei sentimenti cavallereschi, il Boiardo può ridere nondimeno dei personaggi in cui egli stesso li incarnò; grande araldo dell'amore, lo troveremo, o non lo troveremo noi, in atto di adorazione devota, al piede della creatura da cui questa passione si diffonde? Cosa sono le sue donne quando egli ha la libertà di foggiarle a piacimento?